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“A food revolution is happening beneath your feet”: salute e rispetto dell’ambiente si incontrano a Londra

Underground

 

di Francesca Rizzo

Zone di tradizione contadina trasformate da malavitosi e imprenditori senza scrupoli in discariche abusive, aree in cui la diossina, più che una sostanza altamente inquinante, sembra diventata un concime: la terra dei fuochi in Campania è solo l’esempio più tristemente noto, ma non l’unico.

Se frutta e verdura contaminata sono il risultato della coltivazione in territori lontani dalla grande industrializzazione, verrebbe da pensare con orrore a ciò che viene prodotto nelle grandi aree metropolitane, aree nelle quali il tasso di inquinamento presente nell’aria desta notevoli preoccupazioni per la salute dei cittadini.

Eppure è proprio da una delle città più inquinate al mondo che giunge una sorprendente novità: si chiama “Growing underground”, ed è stata ideata da Steven Dring e Richard Ballard. Il progetto prevede la creazione di una fattoria sotterranea a Londra, sfruttando i tunnel usati durante la Seconda guerra mondiale come rifugi antiaerei. Non è un sogno futuristico campato in aria, come potrebbe sembrare, visto che è già operativo in via sperimentale da due anni e ha già prodotto i suoi (reali) frutti. Stando alle informazioni fornite dai suoi creatori, le tecnologie utilizzate permettono di creare le condizioni ideali per la crescita dei vegetali nel pieno rispetto dell’ambiente; le luci LED innalzano la temperatura del sottosuolo (16°) a 20°, creando il clima ottimale, e la coltivazione idroponica consente il risparmio del 70% del quantitativo di acqua normalmente necessario; in più l’uso di appositi filtri consente di usare l’acqua piovana, convogliata nel sottosuolo tramite un sistema di pompe.  La protezione fornita dai tunnel, inoltre, vanifica i rischi derivanti dalle calamità naturali e non rende necessario l’uso di pesticidi. A ciò si aggiunge la possibilità, per i londinesi, di avere frutta e verdura a chilometro zero, disponibili dopo poche ore dalla raccolta e con una ridotta emissione di sostanze inquinanti derivante dal trasporto.

Dalla rucola al coriandolo, dal basilico thai al mizuna giapponese, sono dodici le specie finora coltivate con successo, in attesa che i fondi necessari (circa £300000) permettano di tramutare in realtà dei sogni ancor più ambiziosi: estendere la coltivazione fino a coprire l’intera superficie dei tunnel, circa 2,5 ettari. “L’agricoltura urbana sarà l’agricoltura del futuro”, assicura Dring.

Se le premesse sono queste, non resta che augurare ai due imprenditori, all’ambiente e a tutti noi che il progetto londinese sia solo il precursore di numerose iniziative del genere, guidate dallo slogan di “Growing underground”: “Feeding the future with zero effect on the environment”.

 

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