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Le alluvioni che tormentano la Liguria

TRENO DERAGLIATO. LA FRANA SI MUOVE, 'E' OPERA DELL'UOMO'

 

di Marco Rossi

 

L’Italia è un paese soggetto a un gran rischio idrogeologico. Secondo le stime del Corpo forestale dello Stato, l’82 % dei comuni italiani si trova in zone rischiose, che coprono il 10 % della superficie del paese. Tra le cause maggiori, oltre ai cambiamenti climatici, sono da riportare la continua cementificazione, il degrado, gli incedi, il disboscamento, ma soprattutto la scarsa manutenzione quotidiana. Ad aggravare la situazione è sicuramente il fatto che vengano spesi più soldi per riparare i danni causati dalle alluvioni, ovviamente da sanare, che per la prevenzione.

Tra le regioni maggiormente colpite dalle alluvioni vi è la Liguria: terra bellissima ma allo stesso tempo fragile. Dopo la Valle d’Aosta, la Liguria è la regione del Nord Italia a maggior rischio idrogeologico, col 99% dei comuni in pericolo. Dal 2010 non c’è stato un solo anno senza che il maltempo abbia provocato frane, alluvioni e crolli di vario genere, nonché diversi morti. La causa principale che mette a rischio il suolo ligure è sicuramente l’abusivismo edilizio, tema trattato anche da Italo Calvino nel romanzo La speculazione edilizia. Il 90% della popolazione risiede, infatti, sulla fascia costiera, che costituisce solo il 5% del territorio dell’intera regione. L’elevata urbanizzazione di un’area così ristretta non ha certamente aiutato il territorio, nelle cui aree con maggior rischio idrologico sono distribuiti il 98% dei comuni. Oltre agli appalti regolari, sono frequenti i casi di abusivismo, appalti irregolari e altre pratiche illecite legate al cemento, che mettono, secondo Legambiente, la Liguria al nono posto nella classifica di cemento illegale in Italia. Vediamo la progressione degli eventi a partire dall’inizio del decennio.

Il 4 Ottobre 2010, nonostante non abbia avuto molta rilevanza a livello nazionale, una bomba d’acqua si è abbattuta sul Ponente genovese e su Varazze, città in provincia di Savona, poco distante dal capoluogo. La perturbazione è durata solo cinque ore, quanto basta per causare diversi danni e un morto. Nonostante tutto, i danni sono stati contenuti, anche se si è sottolineato come sarebbero potuti essere evitati con una maggiore cura del territorio. L’anno successivo non si è stati così fortunati.

Il 25 Ottobre 2011 la zona delle Cinque Terre è stata colpita da un violento nubifragio, che in poche ore, come l’anno precedente, ha causato devastazione e morti. Il paese maggiormente colpito è stato Vernazza, a causa dell’esondazione del fiume Vernazzola, i cui detriti sono arrivati anche a 4 metri di altezza. Il bilancio è stato tragico: 12 morti e detriti arrivati fino a 9 metri. La situazione è peggiorata. Infatti, il 4 Novembre lo straboccamento del Ferreggiano e di altri fiumi e torrenti hanno riempito d’acqua le strade di diversi quartieri di Genova, causando 6 morti. A completare il quadro tragico sono stati gli sciacalli che hanno approfittato della situazione. Nei giorni precedenti all’alluvione, era stata lanciata l’allerta 2, il massimo valore in caso di piogge forti, il cui significato era però ignoto alla maggior parte dei genovesi. Le polemiche non sono mancate, soprattutto per la pessima gestione da parte dell’allora sindaco Marta Vincenzi. La Vincenzi non ha fatto chiudere le scuole e non ha organizzato adeguatamente la protezione civile durante la giornata, fornendo successivamente falsa testimonianza sul suo agire: attualmente è in corso un processo a suo carico. Inoltre l’argine del fiume Bisagno, nel suo punto più critico, era stato precedentemente abbattuto per la costruzione di una rampa, causando gran parte dei danni. Nei mesi successivi sono stati stanziati, per coprire gli oltre 200 milioni di danni, 56 milioni di euro provenienti da fondi dello Stato, Unione europea e privati che sono stati resi disponibili solo in minima parte.

Durante il novembre 2012, a un anno di distanza dalla tragedia che ha colpito il capoluogo, le piogge hanno battuto nuovamente il territorio ligure, causando frane in tutta la regione. La situazione più tragica è nella Val di Magra, situata nella provincia di La Spezia, resa pericolosa dal fiume Magra, già a rischio dopo l’alluvione del 2011. Nel Febbraio 2013 sarebbero dovuti essere 2,5 milioni di euro i fondi destinatiall’alluvione, ma grazie al presidente della regione Claudio Burlando sono stati 11,5 milioni. Una grande vittoria, anche se solo una parte del denaro è stata utilizzata, non rendendo così facile la ricostruzione.

 

alluvioni in luguria

 

di Marco Rossi

Tra l’ottobre e il Gennaio del 2013 la situazione non è cambiata, anzi è peggiora. Il 22 ottobre crolla il ponte Carasco sul torrente Sturla, nei pressi di Genova: durante il crollo ci sono stati 2 morti. Il 25 Dicembre, a causa di uno smottamento, 50 persone sono costrette ad evacuare le proprie case nei pressi di salita San Cipriano, vicino Genova. Negli stessi giorni, 24 persone nella provincia di Imperia hanno dovuto evacuare le proprie case per rischio di frane. Come se non bastasse, il 17 Gennaio del 2014 è deragliato un treno nel tratto ferroviario compreso tra Andorra e Albenga, impedendo così il passaggio di altri treni, essendoci un unico binario. Oltre al disastro del treno, fortunatamente senza vittime, si sono dovute aggiungere altri danni causati da frane ed allagamenti nel resto della regione. Per le alluvioni di quest’ultimo periodo sono stati stanziati 2,7 milioni di euro.

Nonostante i continui disastri, la regione non è rimasta a guardare. All’inizio di Aprile, il treno deragliato è stato completamente rimosso e la parete messa in sicurezza, garantendo così la circolazione dei treni. Proseguono i lavori per la messa in sicurezza degli argini del fiume Magra, iniziati nell’Ottobre del 2012, rallentati dal maltempo: la fine è prevista per il 2015. Nella zona di Bordighera, in provincia di Imperia, sono stati stanziati 6,7 milioni di euro per la messa in sicurezza del torrente Borghetto, che dovrebbero terminare a dicembre. Inoltre, dopo due anni dalla frana avvenuta alcuni mesi dopo le piogge del 2010, nel Novembre 2013 sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza della zona di Murialdo, vicino Savona, che dovrebbero terminare nel Maggio 2015. Per quanto riguarda l’organizzazione per prevenire altri disastri, dopo l’alluvione del 2011 la Liguria ha lavorato con la Protezione Civile Italiana e le altre regioni per uniformare il sistema di allerta meteo, che dovrebbe utilizzare i tre colori del semaforo per monitorare il livello di pericolo: una volta scattate, saranno i comuni ad occuparsi dell’allerta alla popolazione. In ogni caso, dopo l’alluvione del 2011, era stato potenziato il sistema informatico, utilizzando il web e i mass media.

Nonostante tutti questi progetti, sicuramente utili, servirebbero maggiori interventi per mettere definitivamente in sicurezza la Liguria, per un costo complessivo di 1,5 miliardi euro. La cifra è alta, tuttavia è necessario che si attui almeno una politica che punti sulla prevenzione, attraverso la messa in sicurezza del territorio e la manutenzione quotidiana. Solo così si potrà uscire dall’emergenza continua.

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