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La Vela, tra passione e lavoro

 barca a vela

 

 

di Marco Rossi

 

 

L’uomo, fin dalle origini della civiltà, ha creato mezzi per spostarsi, sia via terra che via mare. Dalle prime rudimentali imbarcazioni ricavate da tronchi d’albero si è passati  alle imbarcazioni a vela, fondamentali per gli spostamenti su lunghe distanze. Oggi le barche a vela hanno perso il loro ruolo di mezzo privilegiato per il trasporto di merci e persone, dopo la propulsione meccanica, tuttavia questo non ne ha decretato la fine: chi pratica la vela lo fa per sport e per passione. Per approfondire quest’argomento, abbiamo intervistato un istruttore di vela, Maria Celeste Leuzzi, che lavora presso lo Yacht Club con sede a Genova. Da più di dieci anni, Maria Celeste insegna ad andare in barca a bambini da 6 fino a 14 anni, introducendoli così alla navigazione marina e a questo bellissimo sport. Grazie alle nuove Action Camera(http://www.actioncamera.photos) è possibile riprendere il percorso e le emozioni della barca a vela

 

Come ti sei approcciata alla vela?

Credo di essere stata appassionata delle imbarcazioni sin da quando ero molto piccola, soprattutto quelle a motore, dato che dove sono nata e vissuta non era, all’epoca, diffusa la cultura della vela. Mia madre, per soddisfare la mia passione e desiderio di navigare, qualche volta mi faceva fare alcune escursioni in mare per visitare le grotte che caratterizzano la costa adriatica basso-salentina. La mia passione è rimasta sempre latente, data la non possibilità di praticare questo sport. Fino a quando un giorno, guardando la tv su un canale rai, in un programma per ragazzi che era in voga in quegli anni , ho visto degli ufficiali della Marina Militare che davano mostra di come fosse andare per mare. In studio avevano anche portato un Optimist, una piccola deriva che serve per imparare ad andare a vela da bambini: credo di essere rimasta ipnotizzata da quell’immagine e il mio fare zapping si fermò su quel programma che aveva catturato la mia attenzione e la mia curiosità.  Parlavano della possibilità di partecipare ad un progetto chiamato “2K” in ambito ad una Tall Ships che si sarebbe tenuta di lì a poco nel Mediterraneo e che sarebbe partita da Genova. Per farla breve, mi sono imbarcata e da lì è iniziato il tutto.

 

Come sei arrivata a insegnare allo Yacht Club?

Mi trovavo su una goletta di proprietà di un armatore dello yacht, con dei ragazzi che praticavano la vela già da tempo. Tramite loro ho iniziato a fare attività, tanta attività, tanta navigazione in lungo e in largo per l’Italia e l’Europa,  fino a decidere che mi sarebbe piaciuto unire la mia passione per i bambini e il mio grande amore della vela, così ho iniziato a fare praticantato fino a fare i vari test e corsi federali per poter praticare questa “professione”.

 

Come si articola una giornata in mare coi bambini?

I corsi si svolgono sia nel periodo invernale che estivo. Per i corsi invernali le lezioni si svolgono nel weekend. I bambini, o anche i ragazzi, arrivano, armano le loro barche e si esce in mare facendo allenamenti di circa 2 ore. In estate i corsi si svolgono sull’arco temporale di una settimana. I bambini al mattino arrivano e iniziano le attività con un’ora di ginnastica per riscaldare i muscoli, poi fanno una breve lezione teorica, volta soprattutto a spiegare gli esercizi che si fanno in acqua; poi si preparano e armano le barche e così si esce in mare a fare attività, a volte con un piccolo intervallo per fare un bagno. Dopo l’attività del mattino si rientra per il pranzo e poi nel pomeriggio si esce nuovamente per navigare a vela, ma si fanno anche altre attività legate agli sport d’acqua, come coastal rowing, una forma di canottaggio da svolgere in mare, o wind surf. Subito dopo i bambini rientrano e disarmano le loro barche, si rimettono in sesto e vanno a  casa.

 

A seconda della stagione, come influiscono le condizioni meteorologiche sul tuo lavoro?

Sicuramente le condizioni meteo condizionano tantissimo le attività in mare: in inverno le attività in acqua tendono ad essere molto brevi dato il freddo, considerando che la temperatura percepita in mare è molto più bassa rispetto a quella che si percepisce a terra. Sicuramente le condizioni più frequenti in inverno che si susseguono sono la tramontana, molto fredda ma con il grande vantaggio che il mare a Genova è praticamente piatto, ma il vento è più “cattivo” perché si alternano delle gran raffiche molto più forti: il vento non è costante e veleggiare è molto più faticoso perché bisogna cercare di anticipare le raffiche per prendere meglio il vento ed evitare di “scuffiare”, che vuol dire rovesciarsi, e fare fatica a rigirare la barca per non contare l’essere in acqua. Lo scirocco porta un vento più costante, ma purtroppo alza delle onde particolarmente alte che non è semplice da prendere con una deriva. In primavera ed in estate è tutto diverso, perché fa caldo, il mare molto spesso è piatto, ma Genova ha una grande pecca: dalla fine di maggio fino a fine agosto sembra che il vento vada in ferie, per cui è difficile che ci sia tanto vento, se succede è perché ci sono delle perturbazioni in arrivo o vicino alla Liguria.

 

Sei coinvolta anche oltre l’insegnamento?

Sicuramente, dato che  mi ha spinto a fare questo mestiere la mia grande passione per la vela e il mare. Anche se il tempo a disposizione è veramente poco, tendo ad andare in barca il più possibile, soprattutto l’estate quando nel mese di agosto sono in ferie o durante l’inverno, partecipando ad alcune regate in zona, più accessibili a livello di tempo.

 

Il tuo lavoro è ancora una passione?

Assolutamente sì, anche se spesso fare l’istruttore non si riduce solamente all’insegnamento della vela, ma c’è un contorno molto spesso complesso e impegnativo che rende il tutto un po’ più noioso, ma  assolutamente sì.

 

 

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