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Nel fondo del mare per 31 giorni

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di Lisa Valentini

“Nove esploratori americani scendono nel Pacifico per studiare la vita sottomarina”.  Se il romanzo di “Ventimila leghe sotto i mari” è il vostro preferito, allora di certo apprezzerete anche l’avventura di questi nove esploratori francesi, che a tutti gli effetti si possono chiamare “acquanauti”. Ecco il perché. Il gruppo, guidato dal “filmmaker” e “oceanographic explorer” Fabien Cousteau, si è immerso nel Pacifico per 31 giorni a 20 metri di profondità per studiare l’habitat marino e il suo sviluppo. L’impresa prende il nome di “Mission 31”.I nove vivono, ormai da ve nticinque giorni, immersi a tutti gli effetti nell’acqua.

Abitano una casetta chiamata “Aquarius” del peso di 81 tonnellate, che è, di fatto, un laboratorio sottomarino, dove ci sono letti, piccole cucine e ovviamente la connessione internet, grazie alla quale gli acquanauti possono inviare in superficie continui aggiornamenti sul loro lavoro.
L’occhio degli studiosi si è concentrato soprattutto sullo stato di salute del mare, sul livello d’inacidimento dell’oceano e sul rischio che l’inquinamento, in particolare quello da plastica, produce per le acque e i suoi abitanti. Durante il mese di permanenza sott’acqua tuttavia c’è stato anche il tempo per Cousteau e compagni di esaminare la flora e la fauna circostante e sviluppare nuovi studi sui rapporti tra predatori e prede del Pacifico.
Gli acquanauti, infine, indossano dispositivi per monitorare gli effetti psicologici e fisiologici della vita sottomarina, ad alta pressione e senza luce solare.

Come è nata l’idea

L’idea di partire per questa singolare spedizione è nata dal 47enne americano di origini francese, Fabien Cousteau, che di quest’impresa aveva già avuto esperienza diretta da bambino. Il nonno, Jacques Cousteau, infatti, aveva compiuto la stessa impresa nel Mar Rosso e l’aveva chiamata Missione 30. Affascinato dalle sue gesta Cousteau Jr. ha voluto riproporre la stessa impresa ad un gruppo di amici che hanno accettato di buon grado. L’obiettivo questa volta però è immergersi nel Florida Keys National Marine Sanctuary. Giorno di immersione proprio il 50esimo anniversario dell’impresa nella penisola arabica. Quale modo migliore per onorare la memoria del nonno.

 Un’Aquarius 2.0 sotto il mare

Complice anche la stessa volontà degli organizzatori, il progetto che ormai è a tre giorni dal suo compimento ha avuto una risonanza incredibile e ha concentrato l’attenzione di numerosi media internazionali quali Cbs, Nbs e Cnn.

La volontà di Cousteau e soci è quella di far sapere a più persone possibili non solo i dettagli della loro impresa ma anche i risultati del loro studio, al fine di sensibilizzare al tema dell’inquinamento delle acque.

Per raccontare l’incredibile esperienza di Mission 31, Fabien ha creato un sito internet personalizzato all’interno del quale ha inserito tutte le informazioni relative al progetto: vi ha postato video, commenti e fotografie, creando persino un logo personalizzato per identificare la missione.

Collegate a questo portale ci sono, in video streaming, tutte le riprese in diretta fatte dalle telecamere poste all’interno e all’esterno dell’Aquarius. In questo modo si ha la possibilità di seguire gli esploratori nelle loro ricerche e nella loro vita dentro la “casetta sottomarina” e interagire con loro.

 

 

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