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Bombe d’acqua e notizie bomba: Genova (e Parma) nel fango e tanto ghiaccio antartico

angeli del fango

di Giorgio  Triani
Fango e ancora fango: realtà e metafora di un tempo, pessimo non solo metereologicamente.  Piove infatti come sembra non essere mai accaduto, vista la novità delle “bombe d’acqua”. Il problema drammatico, però, è che le parole, le denunce, le proteste, le sacrosante indignazioni e le altrettanto doverose promesse ” di messa in sicurezza del territorio” si ripetono senza che nulla accada. Tant’è che da anni ormai ci troviamo  fare i conti con un passato che ritorna sempre più uguale, ma sempre più distruttivo. Questa, malauguratamente, è la sola novità di un copione che non se ne può più.

Ma deve esserci una sorta di oscura maledizione che s’aggira per il Belpaese e che paralizza anche le più nobili intenzioni e i più  onesti propositi. Perchè diversamente saremmo di fronte a una nazione e a una popolazione intera di sadomasochisti, un pò lazzaroni e cinici, ormai rassegnati al peggio. Che come è noto e si può vedere  non ha limiti.  Essendo quasi incommentabile. Come nel caso del responsabile della Protezione civile che dichiara che siamo un ” paese che va alla guerra con l’Aspirina”  e che il recupero della Concordia è stato possibile “solo perchè ci sono stati i privati che se ne sono  fatti carico”. Cosa questa  peraltro  fondata, come dimostrano le inziative ultrameritorie del Fai  ( che proprio domenica scorsa ha riproposto la sua annuale giornata di salvezza del patrimonio architettonico e paesaggistico nazionale). Ma che deve costringerci come cittadini  a prendere atto che se il pubblico non fa quel che  deve ( dalle casse di espansione sull’Arno a Firenze alla messa in sicurezza di Sarno), nonostante  i soldi ( tanti) siano da tempo immemore  stanziati,  prima o poi – come s’è visto a Genova-   ci ritroveremo a vivere la stessa tragedia.

Cavilli, ricorsi, risse fra enti locali, lentezze burocratiche sono in Italia un costo aggiuntivo e inevitabile  a quelli ai quali  dobbiamo naturalmente sottostare. Che sono sempe più salati e forse nemmeno più sostenibili, anche volendolo, visto che l’ordine di grandezza della spesa necessario per riassestare il territorio comincia a essere fuori dalle nostre possibilità; e ancor più dalle nostre consapevolezze. Che sono anche culturali, nonchè di corretta informazione.

Qui vorrei richiamare brevemente due questioni  che cominciano  a essere molto serie. La prima riguarda il modo e il tono con cui l’informazione ambientalista  ha cavalcato e cavalca il catastrofismo e  un  indiscriminato allarmismo. Che essendo da almeno un ventennio reiterato ha ormai assuefatto le persone, disinnescandone la paura e la volontà di cambiamenti radicali. Insomma è la vecchia storia del ” dagli al lupo” ripetuto troppe volte. Anche a dispetto della realtà.  Come nel caso eclatante del climate change, del quale abbiamo pubblicato l’altro giorno un documento di straordinario interesse. Lo trovate nella sezione ” il giornale dei giornali”  e in esso si dice, dati scientifici alla mano, che il ghiaccio antartico sta aumentando anziché diminuire, come dovrebbe. Ma che soprattutto  il fenomeno è abbastanza inspiegabile. Anzi assolutamente anomalo, secondo la narrazione  ecologista dell’ultimo decennio.

 

ps. in risposta ad alcuni rilievi aggiungo solo che l’alluvione di Parma, con straripamento del torrente Baganza, non aggiunge e toglie nulla alle considerazioni fatte, pensando soprattutto al  disastro di Genova. Anche qui a Parma va ricordato che della necesssità di casse d’espansione sul Baganza per ” mettere in sicurezzza” la città si parla da decenni. Si parla, si parla, si parla, appunto. Dopo di che si dovrà anche prendere atto che non c’è e non è mai esistita sicurezza assoluta rispetto al possibile scatenamento rovinoso di fatti naturali. Insomma noi italiani ci mettiamo molto di nostro nel non fare quel che si dovrebbe per arginarli, ma resta il fatto che l’altr’ieri sul territorio di Parma e provincia è venuta giù l’acqua che dovrebbe venire in tre mesi. Insomma con la cultura della prevenzione si deve praticare anche quella dell’emergenza. Della capacità e prontezza di sapere fare fronte a eventi imprevisti ed eccezionali. Che la cronaca, l’evidenza empirica e la scienza ci dicono che sono e saranno sempre più normali.

 

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Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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