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Ricordi del tempo della vendemmia

Ricordi del tempo della vendemmia

vendemmia

 

di Malù Pagani

L’abbondante acqua della trascorsa estate e il caldo sole autunnale hanno dato l’opportunità alla vite di nutrire i grappoli a dismisura. Infatti nel mio territorio (terreni della collina del parmense) la vite ha formato grappoli abnormi e acini pasciuti .Il vino sarà abbondante però la qualità lascerà a desiderare! Ma non voglio raccontare della vendemmia e della vinificazione moderna. Basta aprire il nostro gentile google che ci sforna modi, dati, percentuali e tante “diavolerie” moderne dal piccolo apparecchio per controllare la maturazione dell’uva alla deraspatrice meccanica ecc . Cerco di mettere insieme invece , i ricordi lontani del mio tempo della vendemmia. La realtà che ho vissuta era quella comune di allora, era quella dei mezzadri, degli affittuari, dei piccoli e grandi proprietari . Si cominciava per tempo . Si bendava il grosso tino e le botti con larghi sacchi di iuta bagnata, bisognava averne cura e ogni giorno praticare  il rito di spruzzare acqua sopra di essi . I sacchi avevano il compito di fornire umidità alle doghe di legno, legno che gonfiandosi avrebbe messo in sicurezza le fasce di ferro della struttura. Si facevano scendere dal fienile, dove erano state riposte, le pesanti cassette di legno . Erano di abete massiccio, rettangolari e molto più capienti di quelle per i pomodori. Potevano contenere 30 kg. di uva . Bisognava lavarle e metterle al sole, poi venivano caricate sul carro e portate lungo i filari . Si cominciava la vendemmia . I grappoli tagliati con le cesoie venivano adagiati accuratamente in capaci cesti di giunco col grosso manico quindi l’incaricato vuotava i cesti nelle cassette e dava i contenitori vuoti . E così via.  

  La prima uva a essere raccolta era logicamente la bianca , maturava prima e vespe, uccelli e bambini ne erano ghiotti. Spesso i filari portavano varie qualità d’uva (moscato,malvasia,più tardi sauvignon) e quella così detta da tavola, questa non veniva raccolta per essere vinificata  ma rappresentava la frutta per grandi e piccini che se la mangiavano col pane direttamente dalla pianta . Si chiamava uva ”picciona”perché aveva acini grossi come le uova di piccione. Un’altra qualità invece aveva acini che terminavano a punta (forse l’attuale pizzutella), essa era destinata a essere conservata sotto zucchero, vino e alcol . Anche la “tarmarina” dagli acini piccoli e  senza vinaccioli veniva conservata facendone marmellata .

Le cassette stivate sotto la barchessa dovevano attendere qualche giorno prima di essere vinificate. Spesso accadeva che la porta della stalla fosse vicina alla pila così il letame che transitava nei pressi  contaminava col suo odore acre tutto il raccolto . Veniva infine la volta dell’uva rossa (lambrusco, barbera, basmino, crova e ancellotta), stesso metodo di raccolta. Una particolarità erano i  piccoli grappoli che venivano lasciati appesi qua e là:  per il viandante o per gli uccelli? Non saprei . So però che la vite, dopo tanta fatica, si apprestava al suo lungo sonno ristoratore . Cominciava infatti la vinificazione.

In uno stanzone tutto fare si piazzava la” navicella ”in legno su due solidi cavalletti bassi e qui veniva scaricata l’uva . Uomini,donne e bambini dopo un sommario lavaggio di piedi e gambe vi si immergevano per pigiarla. Grande allegria  ! Anche per gli anziani che se ne stavano in un canto divertiti ma pronti a dar consigli utili. Il mosto colava nelle tinozze che una volta piene erano vuotate nel grosso tino. Alla fine della pigiatura, che veniva effettuata solo di sera, un bicchiere di vino rosso per gli adulti senza discriminazione di sesso e fresca acqua del pozzo per i bambini. Mi ricordo il bicchiere: piccolo, a cilindro stretto, di un vetro incredibilmente spesso. La fermentazione del mosto durava almeno dieci giorni, il cappello formato da bucce e acini schiacciati veniva a galla,cresceva e si solidificava. Alla fine veniva tagliato e messo nel torchio, mentre il mosto uscito limpido dal foro in fondo al tino finiva nelle basse tinozze, e vuotato dentro le botti, stava a fermentare ancora per vari mesi.  Ma  qui comincia un’altra storia, quella della vinificazione.

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