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Parma sott’acqua.

Parma sott’acqua.

 

alluvione parma 1

 

di Darika Fuochi, FIlippo Madoi, Luca Mautone.

“Parma sott’acqua”: il convegno giusto al momento giusto. S’è tenuto nei giorni scorsi presso il Centro Congressi del Campus, organizzato da eu.watercenter, centro d’acqua d’ateneo partecipato da enti e istituzioni, esattamente il giorno dopo il consiglio comunale monotematico dedicato all’alluvione. “Conoscere per fare” è stato il sottotitolo di una mattina intensamente partecipata da esponenti e tecnici di tutti gli enti coinvolti dall’avvenimento alluvionale del 13 ottobre. “ L’obiettivo di quest’appuntamento che chiama a raccolta tutti i principali attori idrici – ha detto Renzo Valloni, direttore di eu.watercenter – è creare consapevolezza sugli aspetti tecnico-­scientifici, stimolando relazioni tra le parti coinvolte nella gestione del rischio idrico, in modo da essere preparati per eventuali e probabili avvenimenti futuri”. In questa luce però hanno brillato le poche ma importanti assenze dei rappresentanti della Protezione Civile e della Provincia. Così come è da annotare la presenza dell’assessore all’ambiente del Comune di Parma Gabriele Folli che, dopo un breve discorso introduttivo di ringraziamento ai tecnici presenti, ha salutato e se n’è andato.

Ciò premesso ecco una sintesi dsegli interventi e del successivo dibattito. Ha aperto Marco Bellicchi, membro dell’Ordine Professionale Ingegneri della Provincia di Parma, che nel suo intervento ‘Parma sott’acqua:…non è la prima volta!’ ha ricordato le varie alluvioni succedutesi nella città di Parma dall’età preromana ad oggi. A partire da quando si ha memoria del primo intervento relativo al torrente Parma, ovvero il ponte romano, ancora oggi visibile, che dimostra come sia cambiato il corso d’acqua, sia come posizione che come capienza, dalla sua costruzione, circa nel 50 a.C. Passando agli eventi alluvionali ha sottolineaato come si abbiano scarse informazioni relativamente agli anni precedenti il 1000, mentre il primo di cui abbiamo certezza risale al 1286, che portò alla distruzione del Ponte dei Salari, allora ubicato tra gli attuali ponti di Mezzo e Caprazucca, e che costrinse gli abitanti dell’oltretorrente a muoversi in barca.

Altre alluvioni degne di nota sono state quelle del 1385 e del 1414, nelle quali l’impeto del fiume fu capace di abbattere parte della cinta muraria a difesa della città. Interessanti da citare sono le alluvioni del 1511, che portò in città anche blocchi di ghiaccio e del 21 settembre 1868, documentato fotograficamente, che sommerse con due metri d’acqua l’intero oltretorrente e causò 17 vittime.

Direttive europee 

E’ intervenuto poi Andrea Colombo dell’Autorità di bacino del fiume Po segnalando , nell’ottica della gestione dei rischi, la rilevanza della direttiva europea 2000/60 sull’acqua e ancor di più la direttiva 2007/60 in materia di rischi alluvionali, e in particolare i tre fattori (prevenzione, protezione, preparazione e ritorno alla normalità) correlati ai tre livelli per la gestione dei rischi: livello distrettuale, che riguarda i rischi molto elevati e coinvolge più regioni, livello regionale che riguarda rischi di entità media, livello locale che può riguardare anche la singola casa sparsa e ha a che fare con i rischi bassi.

Le due direttive, in ottica di territorio, vanno viste insieme, ha ricordato Lorenzo Frattini, responsabile di Legambiente per la Regione Emilia­Romagna. Lo stesso Frattini ha sostenuto l’importanza di fermare la progressiva urbanizzazione e rendere il tutto più eco­sostenibile: le nostre città sono caratterizzate da una forte urbanizzazione e da una pianificazione territoriale ‘sbagliata’; già il rapporto del 2004 indicava come ‘a rischio’ le zone del quartiere Montanara e Navetta, che sono state inondate lo scorso 13 ottobre.

Il suolo, inoltre, non assorbe le precipitazioni, a differenza di un buon suolo che potrebbe incamerare fino a 400mm di precipitazioni per ettaro e invece ne assorbe poco più della metà..

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La cassa di espansione

Sebbene sia stato appurato che la cassa di espansione sul torrente Baganza avrebbe sicuramente cambiato la portata e il profilo dell’evento, quella sul Parma ha permesso di contenere i danni in città già dalle prime ore dell’alluvione.

Come confermato dal professor Paolo Mignosa dell’Università degli studi di Parma e dal dottor Gianluca Zanichelli dell’AIPO, Agenzia Interregionale del Fiume Po, la cassa di espansione di Parma ha tre ‘luci’ della larghezza di 170 cm ciascuna, che permettono a piena apertura il passaggio di 300 m³/s di acqua.

Le tre paratoie sono state disposte secondo la configurazione di progetto fin dalle prime ore del pomeriggio del 13 ottobre, nonostante le previsioni meteo non giustificassero tale scelta, data la sottovalutazione dell’evento dalle letture dei radar.

E’ stato ricordato che la cassa di espansione deve essere gestita in modo strategico: l’apertura totale da subito delle paratoie rischierebbe ad esempio di compromettere la funzionalità stessa della cassa nel caso seguisse una seconda ondata : perchè se con la prima ondata si riempie la cassa di espansione, nel caso ne seguisse una seconda la cassa diventerebbe inutilizzabile.

Ma quali – è stato chiesto- potevano essere i modi per evitare gli ingenti danni prodotti dall’alluvione? Se la cassa di espansione sul Parma ha fatto il suo dovere, la presenza di una cassa di espansione sul torrente Baganza avrebbe sicuramente favorito il deflusso dell’acqua con una portata di 600 m³/s totali (Parma e Baganza) e una soddisfacente laminazione delle golene nel tratto Parma-Colorno

Le golene vanno sfruttate, parzializzando l’alveo e chiudendole per renderle più efficienti e controllabili. In condizione di piena, però, l’acqua che transita direttamente in golena supera il 50% dell’ondata rispetto a quella che transita nell’alveo.

Inoltre il professor Mignosa ha suggerito alcuni accorgimenti che in futuro potrebbero limitare i danni: portare a 50 metri, dagli attuali 32, la larghezza del ponte ferroviario Parma-Brescia, che oggi rappresenta un vero e proprio ‘collo di bottiglia’ in quel tratto dell’alveo del Parma, in modo da rendere compatibile la portata, a patto che il Po non superi un certo limite di altezza.

La tanto invocata cassa di espansione sul Baganza dovrebbe essere realizzata sulla sponda destra in un’unica linea, parte in elevazione e parte in scavo, sfruttando la zona di cava già presente, e dovrebbe raggiungere un volume utile di 4.6 M m³. I costi di realizzazione si aggirano attorno a € 35 milioni, più alcune migliaia di euro annui per la manutenzione, come confermato dall’addetto stampa dell’AIPO, Sandro Campanini.

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Gli eventi del 13 ottobre

Sono Francesca Aureli dell’Università di Parma e Claudio Malaguti della Centrale Operativa 118 dell’Emilia Ovest ad analizzare nel dettaglio i fatti accaduti nella giornata del 13 ottobre 2014. Il racconto, supportato da grafici, foto e video e incalzante.

La quantità di di pioggia raggiunge i 100 cm alle 10.30 del mattino, nella stazione pluviometrica di Marra, alle 11.40 a Lagdei e alle 14.00 a Calestano. Le precipitazioni sono copiose e soprattutto, viaggiano velocemente. La distanza di 22 km Marzolara- Sala Baganza viene percorsa in 70 minuti, con una portata di 5,2 metri al secondo. Dalle 15 del pomeriggio vengono aperte le chiuse della cassa sul Parma, e alle 16.15 arrivano alla sede del 118 di Parma – che da qualche giorno si era preso in carico anche la provincia di Reggio, come farà con quella di Piacenza dal 10 dicembre, creando il maxi-gruppo di coordinazione dell’Emilia Ovest – le comunicazioni sulle esondazioni a Calestano e Marzolara.

Alle 16.30 vengono registrate le prime esondazioni a Parma in Via Reggio e cinque minuti dopo si decide di mandare un mezzo di coordinamento presso le Piccole Figlie, individuato subito come punto estremamente fragile e nevralgico.

Alle 16.37 viene pre-allertato il Maggiore di Parma per un eventuale maxi-afflusso di persone, da questo momento fino all’interruzione delle comunicazioni alle 16.47, alla Centrale Operativa arrivano 7-8 chiamate al minuto. Non solo di carattere sanitario, ma anche per richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco. Ci si accorge che i problemi e le emergenze crescono e che l’evento è più grande di quanto si poteva immaginare. L’acqua arriva e inonda la centralina Telecom, facendo saltare le comunicazioni. La viabilità su piazzale Barbieri viene bloccata, così come il transito sulla Tangenziale Sud verso le 17.

Il resto è tristemente passato alla cronaca cittadina, lasciando il ricordo di una piena e di un evento alluvionale come non si registravano da quasi un secolo.

Il confronto proseguirà: ma un’autocritica che è una non s’è sentita

La giornata si è conclusa, ovviamente, con i ringraziamenti a tutte le istituzioni che hanno partecipato, e da parte di tutti s’è convenuto sulla necessità di continuare a discutere di un tema importante come quello delle alluvioni coinvolgendo le diverse realtà impegnate sul territorio.

Tutti i soggetti istituzionali e non che hanno competenze sui fiumi devono contribuire al dialogo continuo e alla proposta di nuove idee per evitare che eventi di questo tipo – nonostante siano storicizzati nel nostro territorio – si ripresentino sempre più distruttivi.

Un’esigenza questa che scaturisce anche dall’evidenza di scarsa collaborazione tra i vari enti preposti alla verifica e al controllo dell’acqua, acuita, forse, dal sovrappopolamento di autorità preposte allo stesso scopo.

Dai discorsi tenuti, infatti, è emersa una certa autoreferenzialità del proprio lavoro, confermata dall’opinione che ognuno dei rappresentanti degli enti partecipanti ha espresso di aver individuato e gestito l’evento alluvionale correttamente. La domanda che sorge spontanea , allora, e per concludere, è di chi sia stata la responsabilità del mancato/tardato avviso/allarme alla popolazione.

Senza voler avanzare critiche sterili e già ampiamente fatte sul famigerato fax scambiato fra Prefettura e Comune di Parma e mai letto, bisognerebbe chiedersi e stabilire chi effettivamente abbia svolto bene il proprio lavoro e se, forse, il problema non sia proprio nella difficoltà di comunicazione, fra gli enti stesssi ( che sono troppi) con competenze acque. In ogni caso, alla domanda diretta, non è stata data risposta.

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