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La nandina, cespuglio sempre verde tutto fare

La nandina, cespuglio sempre verde tutto fare

di Malù Pagani

    L’altro giorno ero in un giardino per una piccola potatura di mantenimento .C’era il sole ,finalmente dopo tanta pioggia ed era caldo,il momento giusto per intervenire qua e la con tagli leggeri e ben diretti. Mi seguiva Giorgio,il mio braccio destro,attento e preciso. Ma non era un giardino qualunque, era il giardino della mia infanzia e adolescenza. Là, al confine est ci sorrideva felice una lunga siepe di nandine. Alte e radiose nella lucentezza dei numerosi racemi delle bacche rosse e del fogliame di un verde intenso. Uno spettacolo! Mai viste nandine così, neanche nei giardini inglesi.

nandina

 

  Affascinata, cominciai ad analizzare tutto,volevo capire la ragione di tanta bellezza. La posizione dell’impianto era ottimo. Un po’ di sole nelle prime ore del mattino, un po’ di sole in tarda mattinata e un po’ di sole nel pomeriggio, ma  filtrato dai lunghi rami delle conifere che già  alte e pelate alla base se ne stavano a guardarle orgogliose. La rugiada notturna era tutta loro . Il piccolo fianco esposto a nord era protetto dalle correnti di tramontana da un gruppo di bambù compiacente. La concimazione consisteva nel caricare la base delle piante col miscuglio formato dalle conifere (aghi e loro fiori sbriciolati). L’acqua solo quella del cielo. Un mistero. Poi, piano piano mi venne alla mente il giardino prima versione. Proprio qui ad est, dove ora ci sono le conifere e le nandine c’era un grande avvallamento incolto, quindi affollato di erbe fiori cespugli emozionanti, un sentiero lo collegava al resto del giardino. Per noi bambini aveva un’ attrazione speciale, ci si andava a giocare, lo chiamavamo la“buca”.

  Venne la guerra e noi sfollammo in campagna per qualche anno. Il nostro appartamento venne requisito dai tedeschi. Al nostro rientro trovammo là nella “buca”un grosso bunker di cemento, il fascino del luogo era sparito e noi avevamo in mente altre cose ormai, così la ignoravamo. Poi,un bel giorno, cominciarono ad entrar camion di rottami, erano calcinacci, mattoni e coppi rotti, pezzi di vecchie travi di legna, mattonelle, sanitari in frantumi ecc. e così continuarono fino a colmare la”buca”. Al disopra di tutto ciò un bel manto di terra di scavo . Era cominciata l’era della ricostruzione e un luogo vicino dove portar tutto ciò era prezioso. Così in poco tempo e con poca spesa, credo, scomparve per sempre un pezzo della nostra  storia. Dopo qualche tempo in questo spazio vuoto di vegetazione vennero messe a dimora un bel numero di conifere miste: abeti bianchi, cedri atlantica e deodara, costeriana ecc.(cominciava allora la moda dei sempre verdi,in specie delle conifere). Logicamente non vissero tutte: erano troppo fitte e lentamente si dimezzò il numero,ma quelle che rimasero diventarono altissime .Poi, quando adulta, cominciai ad interessarmi dei lavori in giardino, tra i vari interventi decisi di mettere a dimora la suddetta fila di nandine . Volevo un fondale sempre verde con bacche invernali e fiori primaverili, così optai per le nandine, racemi di fiori bianchi in primavera e bacche rosse in inverno.

   Ma mai avrei immaginato tale rigoglio! Raccontai la storia a Giorgio e insieme decidemmo che il mistero del grande rigoglio si risolveva solo dando il merito a questo substrato insolito. Comunque la nandina è sicuramente una pianta piena di vita e robusta, non teme il gelo ma odia il sole, guai se sente quello dell’ovest,l e foglie diventano rossastre e in fretta si spoglia e muore.

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