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Le nostre lacrime: la password del futuro

Le nostre lacrime: la password del futuro

 

di Davide Ansovini.

Inutile negarlo, che siate adolescenti alle prese con i primi amori, stelle del cinema dalle serate trasgressive o impiegati di un colosso commerciale, tutti abbiamo dei segreti che nell’era della cibernetica vengono accuratamente nascosti dietro una password nei nostri dispositivi mobile. Dalle più banali date di compleanno, nome dei figli o film preferito ai sofisticati rilevatori di impronte digitali, che Apple e Samsung hanno ben pensato di mettere nei loro ultimi modelli di smartphone, le cronache più recenti hanno dimostrato che nessuna password è realmente sicura.

lacrime 2Fior fior di film spionistici ci hanno insegnato che anche la voce o l’iride alla fine possono essere rubate (a volte in maniera anche piuttosto brutale, vedi staccamento di bulbi oculari), ma pare che in futuro tutto questo sarà impossibile anche per la più abile Lisbeth Salander (hacker professionista della saga Millennium n.d.r.): da una ricerca dell’oftalmologo australiano Stephen Mason uscita sul Financial Times sembrerebbe proprio che le nostre lacrime siano la soluzione definitiva. Secondo il ricercatore la superficie della cornea, ancor meglio dell’iride, è unica per ognuno di noi e bagnandosi con le lacrime cambia continuamente. “Ogni set di dati catturati da un qualsiasi occhio ha piccole variazioni” afferma Mason, per questo anche avendo accesso all’ultimo rilevamento la “combinazione” sarebbe errata, non ripetendosi mai allo stesso modo.

Ad averlo scoperto prima magari le foto osé di molti attori sarebbero rimaste a disposizione esclusiva dei loro partner (nella speranza che poi non siano loro stessi a renderle pubbliche) e anche la Sony avrebbe avuto meno gatte da pelare tenendo private conversazioni piuttosto indiscrete sulle trattative di certi suoi progetti. Ad onor del vero sarebbe comodo anche per cassette di sicurezza dai grossi patrimoni e magari anche per noi miseri mortali che quotidianamente ci dimentichiamo delle password da cui siamo invasi tra social network e posta elettronica.

Auspicare ad un futuro senza segreti scabrosi sarebbe chiedere troppo, non resta a questo punto che sperare in una rapida concretizzazione di certe futuristiche tecnologie.

 

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