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Lunezia: l’idea di una nuova regione che ritorna. Intervista con Rodolfo Marchini presidente dell’associazione culturale Regione Lunezia

Lunezia: l’idea di una nuova regione che ritorna. Intervista con Rodolfo Marchini presidente dell’associazione culturale Regione Lunezia

 

lunezia 1

 

di  Filippo Madoi

E’in periodi di crisi economica che riemergono e si alimentano proposte di rivisitazione territoriale, spesso mosse da tensioni indipendentiste e autonomiste. Gli esempi sono innumerevoli: dai Paesi Baschi alla Catalogna, dal recente referendum sull’indipendenza della Scozia al processo dei secessionisti veneti che portarono “tanko” in Piazza San Marco a Venezia. Nel caso della Macro-regione di Lunezia si tratta invece di un progetto territoriale che ebbe un certo successo nel secondo dopoguerra e che ora sta ritrovando nuova spinta. Anche per effetto dell’abolizione delle Province e del più complessivo piano di riforma dello Stato e delle sue articolazioni locali.

Lunezia non è però un progetto secessionista, ma l’idea di una regione che dovrebbe comprendere le province di Parma, La Spezia, Massa-Carrara, Piacenza, Reggio Emilia e Mantova, con l’aggiunta di parte della provincia di Lucca e Cremona. La storia di questo territorio va ricercata all’interno dell’Assemblea Costituente del 1946, su proposta del Senatore Giuseppe Micheli, che, nel suddividere la neonata Repubblica in regioni, ipotizzava l’odierna Emilia Romagna divisa in Emilia-Appenninica e in Emilia e Romagna. Nonostante la proposta non sia mai stata presa seriamente in considerazione, oggi si è ritornato a parlare della possibilità della istituzione della regione, con la nascita dell’Associazione Culturale Regione Lunezia. Abbiamo intervistato il presidente, il professor Rodolfo Marchini, per conoscere meglio il progetto e le prospettive future, legate all’effettiva costituzione e alle infrastrutture relative.

Lasciando da parte le questioni relative ad una proto-regione precedenti alla nascita della Repubblica Italiana, e limitandoci alla proposta avanzata nell’ambito dell’Assemblea Costituente del 1946: Cosa ha impedito la nascita della Regione Lunezia( Emilia Appenninica) ? Marchiuni pres Lunezia

Dalla lettura degli Atti Parlamentari si evince chiaramente che fu decisiva la contrarietà dell’onorevole Nilde Iotti, giovane parlamentare del Partito Comunista Italiano, eletta a Reggio Emilia e compagna dell’onorevole Palmiro Togliatti, allora “plenipotenziario” dello stesso PCI, un Partito a quel tempo determinante nelle scelte costituzionali della nascente Repubblica Italiana. Non ci si può, peraltro, nascondere che i sostenitori della Regione Emilia Appenninica distinta dalla Emilia Romagna, con l’onorevole Giuseppe Micheli in testa, erano prevalentemente della Democrazia Cristiana, Partito che alla fine degli anni quaranta godeva di un grandissimo consenso tra la popolazione dell’Appennino ligure-tosco-emiliano. Dal punto di vista del Partito Comunista, una Regione Emilia Appenninica o Lunense avrebbe potuto spostare gli equilibri politici dell’Emilia occidentale a danno di questo partito e a vantaggio della Democrazia Cristiana. Da questo scontro politico e dalla forte contrarietà di Nilde Iotti venne la decisione da parte della Commissione Costituente dei 75 di lasciare sospesa la questione dell’Emilia Appenninica o Lunense.

Qual è lo scopo dell’Associazione Lunezia? Creare una specie di associazione che avvicini le province interessate o dar vita ad una vera e propria regione?

Lo scopo dell’Associazione Culturale Regione Lunezia è quello che si legge nello Statuto, cioè di dar vita ad una vera e propria Regione. Bisogna però tener conto che oggi sull’Istituzione Regione c’è un intenso dibattito politico, il cui esito nessuno è in grado di indicare con una buona approssimazione. Dunque non si tratta di fare la ventunesima Regione. Oggi alcuni propongono le Macroregioni, altre propendono per le aree vaste, altri ancora vorrebbero delle suddivisioni dipartimentali. Noi sosteniamo che in qualsiasi delle ipotesi considerate si dovrebbe puntare ad istituzioni regionali fortemente identitarie. E questa dell’identità è una caratteristica ben riconoscibile nel territorio di “Lunezia”. A tal fine, cioè per puntualizzare questa moderna identità territoriale, costituiremo un Laboratorio ad hoc tra forze economiche, culturali e sociali, per il quale abbiamo già vaste adesioni.

Ponendo, sul piano ipotetico, che la regione venga effettivamente creata, emergerebbero problemi di natura economica: stando ai più recenti sondaggi, Parma e Massa-Carrara risultano come due tra le province più indebitate d’Italia. Inoltre, Parma, in quanto provincia più popolosa, sarebbe ipoteticamente capoluogo di regione. Come si potrebbe ovviare a tale problema?

I problemi relativi ai debiti finanziari delle Province di Parma e Massa Carrara sono importanti, ma ininfluenti sul nostro progetto perché risalgono a scelta amministrative contingenti. Per noi conta molto di più la potenzialità economica enorme che deriverebbe dalla saldatura della Padania col Mare Tirreno. Sulla questione di Parma capoluogo, non abbiamo assolutamente nostalgie ducali. Noi preferiamo vedere nel territorio parmense il crocevia di un’importante infrastrutturazione per la mobilità europea delle persone e delle merci sull’asse Tirreno-Brennero e su quello della Via Emilia, una rete di infrastrutture ancorata ai Porti di La Spezia e Carrara, al Polo logistico di Piacenza, alla Stazione mediopadana di Reggio Emilia, all’Interporto e all’Aeroporto di Parma.

Sembra che le città selezionate per andare a far parte della Regione Lunezia siano quelle che, culturalmente e linguisticamente, sono per lo più “diverse” dalle altre appartenenti alla stessa regione. Prendiamo per esempio Piacenza, che è considerata più come città lombarda che emiliana, o Carrara, che presenta un dialetto estremamente differente da quello toscano, e, anzi, di stampo emiliano. È, allora, questa sorta di condizione di confine che unisce le città facenti parte del progetto?

Gli elementi di contatto tra le città della Lunezia sono quelli indicati prima, ma il fatto che esse siano scarsamente valorizzate dal potere egemonico dei capoluoghi regionali le affratella in una sorta di forte rivendicazione delle loro potenzialità che si potrebbero esprimere molto efficacemente solo attraverso una amministrazione autonoma.

Quali sono le potenzialità della regione? E’ stata fatta leva specialmente sul discorso turistico-alimentare. Può esporci in breve quali sono i punti di forza che emergerebbero?

Certamente la valenza alimentare è un notevole punto di forza del nostro progetto. Esso s’impernia sulle industrie della food valley parmense e della tecnologia della trasformazione alimentare delle città emiliano-padane di Reggio Emilia, Mantova, Cremona, e Piacenza. Ma le produzioni biologiche della Val di Vara e della Lunigiana, insieme alla ricchezza ittica del Mare Tirreno, fanno di “Lunezia” un territorio importantissimo sul piano alimentare. Se poi pensiamo al significato turistico delle Cinque Terre e del Golfo dei Poeti e lo combiniamo con il richiamo di Mantova e delle città d’arte emiliane, del grande Parco Appenninico e di quello del Mincio; se pensiamo al fascino delle Alpi Apuane e delle località del mare ligure-tirreno e ancora al valore termale di Salsomaggiore col vasto sistema di Castelli che punteggiano tutto il territorio della “Lunezia”, allora ci troviamo davanti ad un ventaglio di proposte turistiche veramente invidiabile. Sotto l’aspetto economico-sociale, poi, bisogna considerare l’importanza del sistema universitario emiliano , del sistema fieristico diffuso, dei giacimenti di marmo di Carrara, della natura forestale dell’Appennino, della ricchezza fluviale del Po.

Sul sito http://lunezia.wix.com si parla degli snodi fondamentali presenti all’interno delle città coinvolte. Penso alla Stazione Medio Padana di Reggio Emilia, alla posizione strategica di Parma, tra Milano e Bologna, e al suo aeroporto, al porto di La Spezia. In realtà, però, nonostante i -potenzialmente- importanti punti per la viabilità sopra citati, le città presenti all’interno del progetto sono malamente servite tra di loro. La tratta ferroviaria che serve, ad esempio, Parma e Carrara impiega una media di 3 ore su una distanza di 132 chilometri, o il raccordo Cisa-Brennero, non molto “apprezzato”. Alla base della vostra proposta sta anche, allora, il risolvere questa lontananza fisica che divide città effettivamente vicine?

La questione della mobilità è, in effetti, quella cruciale. La linea ferroviaria Pontremolese è un cantiere aperto da oltre vent’anni e molto lontano dall’essere chiuso. Eppure l’asse Tirreno-Brennero è giudicato come strategico a livello europeo. La verità è che ancora una volta i governi regionali interessati e quello nazionale dimenticano questa vasta area “luneziana”, infatti anche il raccordo Autocisa-Autobrennero, ugualmente importante per completare l’asse europeo Tirreno-Brennero, resta nel libro dei sogni. Perciò l’autonomia amministrativa di questo territorio padano-lunense è proprio necessaria per affrontare definitivamente e risolvere il problema di queste annose opere incompiute e per stabilizzare, poi, un assetto amministrativo di assoluta organicità e completezza.

 lunezia bandiera

Bandiera della regione lunense. Il giallo simboleggia il grano delle pianure, il verde l’Appennino e il blu il mar Tirreno. Il cuore rappresenta la centralità e la denominazione della regione, “Cuore verde d’Europa”.

 

Questa iniziativa si discosta dai vari moti indipendentisti come il secessionismo veneto o padano, anzi, in realtà passa abbastanza “in sordina”. Anche scorrendo motori di ricerca web è difficile trovare informazioni relative alla Lunezia. Qual è dunque il piano di azione per sensibilizzare e, magari, far giungere il messaggio anche agli organi statali?

La nostra azione di sensibilizzare prima la pubblica opinione e poi le forze politiche si è scontrata negli anni con molti ostacoli, soprattutto con la vastità del territorio che richiederebbe una organizzazione molto diffusa e capillare che stiamo cercando pazientemente di creare. Oltre al Laboratorio di cui ho detto prima, stiamo ora mettendo in atto una serie di convegni e di conferenze che dovrebbero dare i loro frutti. Inoltre si sta manifestando l’interesse concreto di alcune agenzie economiche e culturali che potrà favorire senz’altro la diffusione del nostro messaggio.

A che punto è il progetto? Ovvero, ci sono segni tangibili che portano a credere nella possibilità di una effettiva realizzazione?

Il progetto, ovviamente, è in divenire in stretta correlazione al dibattito politico sul riassetto territoriale delle regioni italiane. Il nostro punto d’arrivo è quello di dare autonomia amministrativa e quindi unità identitaria, territoriale ed economica, alla vasta area che va dalla pianura padana al Mar Tirreno. Negli ultimi mesi abbiamo riscontrato segni di interessamento concreto da parte del mondo culturale, economico e politico e quindi la sua realizzazione potrebbe oggi ricevere anche sostegni imprevisti ed essere più vicina di quanto fino a ieri si potesse pensare.

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