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Salvaguardia Venezia: Mose o non Mose ? Interrogativo che continua a non avere risposta

Salvaguardia Venezia: Mose o non Mose ? Interrogativo che continua a non avere risposta

 

di Silvia Moranduzzo. 

L’odissea Mose non finisce mai. Si comincia nel 1975 con l’appalto del Ministero dei Lavori Pubblici che si conclude con un nulla di fatto e si arriva al 2014, tra un’inchiesta giudiziaria e l’altra oltre a innumerevoli problemi, quando ci si accorge che la conca di navigazione alla bocca di porto di Malamocco, a Venezia, non lascia passare navi più lunghe di 280 metri. Sembra che il motivo debba essere ricercato nell’eccessiva vicinanza della scogliera di protezione dall’ingresso, che non permette alle navi più grandi di entrare in sicurezza.

 

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Il Presidente del Porto aveva segnalato il problema qualche mese fa al Ministero delle Infrastrutture e al magistrato delle Acque, tuttavia il Consorzio Venezia Nuova, che detiene la gestione dell’opera, si è difeso sostenendo di aver semplicemente seguito il progetto. A quanto sembra i disegni devono essere sbagliati e, per rimediare, si dovrà spendere una cifra stimata tra i dieci e i quindici milioni di euro. L’Autorità portuale intende realizzare un “mooring dolphin”, ovvero una sorta di muro di gomma in continuazione con una delle sponde della conca per far appoggiare le navi prima di spingerle all’interno della laguna: in questo modo la conca potrà essere realmente operativa.

Da tenere presente è la somma spesa fino ad ora per la costruzione del Mose: 5,267 miliardi di euro con un residuo di 226 milioni di euro per completare l’opera entro il 2016.

La struttura del Mose comprende 4 barriere e 78 paratoie, delle dighe mobili in grado di separare la laguna dal mare e di difendere così Venezia sia da eventi eccezionali e distruttivi, sia dal normale fenomeno dell’acqua alta che colpisce la città regolarmente. Le barriere si trovano alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, ovvero i tre varchi del cordone litoraneo attraverso i quali la marea si propaga dal mar Adriatico alla laguna. Quando la marea è normale, le paratoie rimangono sul fondale, ma si alzano in caso di necessità.

Venezia: Mose, oggi test movimentazione paratoie a Lido

I DANNI AMBIENTALI – Oltre al costo molto elevato, ci sono state delle critiche anche in materia ambientale. Secondo il WWF e altre associazioni e organizzazioni ambientaliste, il Mose non rispetta le disposizioni comunitarie e nazionali in materia di salvaguardia della biodiversità. L’associazione Italia Nostra per la salvaguardia e la conservazione dell’ambiente, da anni combatte contro la costruzione di Venezia: “Il nostro no è facilmente spiegabile: se l’aumentata frequenza delle acque alte dipende dallo squilibrio idrogeologico della Laguna bisogna rimuovere tale squilibrio e non pensare a un’opera faraoinca che lo aggravi. Il Mose potrebbe agire sugli effetti tuttavia non risanerebbe la Laguna di Venezia, problema di ‘prevalente interesse nazionale’ (come recita la legge speciale 171/1973). Nessuno, quando piove, apre l’ombrello in casa invece di pensare a riparare il tetto!“.

 

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Per riequilibrare la Laguna si dovrebbe ridurre la quantità d’acqua che entra dalle bocche di porto rialzandone i fondali,

scavando oltre 3 milioni di metri cubi di sedimenti. Per fissare il sistema del Mose al fondale sarà necessario infliggere o collocare: 12.055 pali di cemento lunghi dai 10 ai 19 metri fino ad una profondità di meno 42,5 metri, 5.960 palancole metalliche lunghe dai 10 ai 28 metri, 157 cassoni di calcestruzzo armato, 560 mila metri quadri di

pietrame e 79 paratoie di acciaio. Una struttura non indifferente, secondo Italia Nostra, senza contare che il paesaggio, a quanto sostiene l’associazione, verrebbe totalmente sconvolto perché davanti all’isola del Bacan andrebbe costruita un’isola artificiale di 135 mila metri quadri per alloggiarvi edifici, serbatoi e officine necessari al funzionamento delle paratie, alti da 4 a 10 metri e una ciminiera alta 20 metri per sfiatare il metano presente nel sottosuolo.

L’ALTERNATIVA – Il progetto non è solo dannoso per l’ambiente, è anche sbagliato: secondo una ricerca dello studio francese Principia, in condizioni climatiche avverse e di mare grosso le paratie del Mose comincerebbero a oscillare e avrebbero un comportamento instabile, con il rischio che la diga lasci passare la marea che invece dovrebbe arginare. L’ingegnere Enzo Di Tella ha proposto un progetto alternativo: delle paratoie a gravità ancorate al fondo delle bocche di porto che verrebbero fatte emergere in caso di alta marea con l’inserimento di aria compressa, e che si dispongono una a fianco all’altra formando una diga. A differenza del Mose, queste paratie sfruttano le spinte statiche e dinamiche della marea e dell’acqua per alzarsi e per opporsi alla marea: questo fa sì che per fare alzare le paratie sia necessaria una quantità di aria compressa molto minore a quella che serve per il Mose e quindi si potrebbero costruire impianti più piccoli, fondamenta meno invasive e con un costo inferiore.

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