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Subito la legge sugli ecoreati. Ma senza cambiare #neancheunavirgola

Subito la legge sugli ecoreati. Ma senza cambiare #neancheunavirgola

ecoreati

di Giuseppe Mugnano.

 

Un numero, qualsiasi numero, presuppone due peculiarità: certezza e grandezza. La  prima, che possiamo anche definire precisione, fa sì che solo un altro numero possa controvertere il suo verdetto. La seconda, semplicemente, ne indica la portata. E’ con questi che da anni Legambiente si batte per far approvare in Parlamento la legge sui cosiddetti ‘Ecoreati’, i reati legati all’inquinamento dell’ambiente. “Era il 1994 quando Legambiente – spiega Stefano Ciofani, Vicepresidente nazionale dell’associazione, a margine della conferenza ‘Ecoreati nel codice penale: #ChiInquinapaghi’ tenutasi il 21 marzo a Bologna – presentò il suo primo rapporto sulle ecomafie in Parlamento, in cui si descriveva nel dettaglio il ciclo del cemento e dei rifiuti”. Abuso edilizio e inquinamento ambientale, espressioni fin troppo familiari nel nostro Paese, vessato instancabilmente da decenni a causa delle attività illecite delle organizzazioni criminali. “Nel 2002 ci fu il primo arresto legato ad un reato ambientale, all’interno dell’operazione ‘Greenland’: sebbene il 40% dei reati si registri tra Sicilia, Campania, Puglia e Calabria – sottolinea Ciofani – l’arresto avvenne in provincia di Perugia”. Ciò testimonia della capillarità del fenomeno, diventato metastasi in poco tempo: sono infatti millecinquecento i traffici illegali ambientali stimati a partire da quella data. Eppure lo Stato non si è mosso, almeno fino al 2013, quando il governo Letta nella figura dell’allora Ministro dell’ambiente Andrea Orlando, ha cominciato a smuovere le acque. Furono presentati quindi tre disegnati di legge, da parte del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà. “Un grande gioco di squadra – racconta Alessandro Bratti, parlamentare Pd e Presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti – ha permesso di presentare una proposta di legge valida, mirata a semplificare la legge e favorire un controllo più efficace”. Semplificare, perché una legge tuttora esiste. Si tratta però di “130mila norme – interviene Giuseppe Giove, comandante regionale del corpo forestale dello Stato Emilia Romagna – che tuttavia presentano ancora delle lacune che impediscono un regolare iter giudiziario”. Si riferisce ai tempi di prescrizione, di 4 anni, e alla gravità del reato. Esistono infatti “due tipi di reati –  spiega l’Avvocato David Zandolfini, presidente nazionale del Centro di azione giuridica di Legambiente – contravvenzionali e delittuosi. Gli ‘ecoreati’ appartengono al primo di questi e quindi prevedono esclusivamente pene pecuniarie”. Ma ora la situazione si sta lentamente evolvendo. Il testo unico, approvato dalla Camera il 26 febbraio 2014, prevedeva l’inserimento di quattro nuovi reati (inquinamento, disastro ambientale, mancata bonifica e trasporto di materiale radioattivo), nonché la conversione dei reati ambientali in delittuosi, con condanne fino ai vent’anni di reclusione. Dopo 10 mesi di stasi, risoltasi grazie alla sentenza del processo Eternit e di altre due condanne in cause ambientali, il testo è stato approvato anche dal Senato, ma con due modifiche. Si torna pertanto alla Camera, per la terza lettura (cominciata lo scorso 19 febbraio) per cui Legambiente ha lanciato un appello in stile social: “Cari deputati, approvate la legge sugli ecoreati senza cambiare #neancheunavirgola”. Se così non fosse, il rischio è di affossare definitivamente il provvedimento. A chiederlo non sono soltanto le associazioni ambientaliste, ma “ le tante vittime silenti – esorta Salvatore Micillo, parlamentare M5S nonché co-firmatario della proposta di legge – che ogni giorno muoiono di cancro”. Per lui, che proviene da Giugliano, uno degli epicentri della ‘Terra dei fuochi’, è anche una battaglia personale. “La loro intenzione è di bruciare perfino le ecoballe: si tratterebbe di un genocidio annunciato!”. Perciò è forte  il suo invito allo Stato ad intervenire, ma soprattutto alla comunità a “ribellarsi per difendere la propria esistenza”.

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