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Microchirurgia neonatale: un palloncino per respirare

Microchirurgia neonatale: un palloncino per respirare

di Marta Costantini.

 

  Un palloncino inserito nella trachea del feto. Un immagine che potrebbe rievocare un film di  fantascienza anni ’70 ma questo palloncino è tutt’altro che fantascienza. Il nome tecnico dell’intervento è F.E.T.O (Fetal Endoscopic Tracheal Occlusion) e consente di curare una particolare malformazione dell’embrione: l’ernia diaframmatica.

L’Italia può vantare uno dei quattro centri Europei specializzati nella diagnosi e nella cura in fase prenatale di questa rara malformazione: oltre l’ Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli di Milano, l’intervento di F.E.T.O. viene eseguito all’University Hospital “Gasthuisberg” di Leuven (Belgio), al King’s College Hospital di Londra, (UK) e al Vall d’Hebron Hospital di Bercellona,(Spagna).feto

Il Dottor Nicola Persico è uno dei pochissimi medici in Italia ad essere specializzato nella microchirurgia fetale ed è l’unico in grado di curare l’ernia diaframmatica attraverso l’intervento F.E.T.O. Classe 1976, abruzzese di nascita e londinese di adozione, il Dottor Persico dopo essersi laureato in Ginecologia ed ostetricia all’università di Bologna con il massimo dei voti si è specializzato alla Harris Birthright Research Centre for Fetal Medicine – King’s College Hospital di Londra sotto la supervisione del Prof. Kypros H. Nicolaides. Dopo i quattro anni trascorsi a Londra durante i quali si è specializzato in Fetal Medicine., Nicola è tornato in Italia (grazie ad un progetto della Fondazione Giorgio Pardi) e dal 2011, è dirigente medico di I livello presso la Fondazione I.R.C.C.S. Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, U.O.C. Ostetricia e Ginecologia I.

Cos’è l’ernia diaframmatica e come è possibile   diagnosticarla?

L’ernia diaframmatica è una malformazione congenita caratterizzata da un difetto nello sviluppo del diaframma, la membrana muscolare che divide la cavità addominale da quella toracica. Il fatto che la membrana non si formi normalmente comporta la risalita, all’interno del torace, di organi addominali: stomaco, intestino e fegato. Questo determina la compressione dei polmoni del feto limitandone il normale sviluppo sia durante la gravidanza che dopo la nascita, causando, dunque, insufficienza polmonare e, nei casi più gravi, la morte. In Italia sono circa 200 all’anno i feti che presentano questa malformazione ed è possibile diagnosticarla attraverso l’ecografia. La tecnica F.E.T.O. è un’opzione che viene scelta nei casi più gravi che fortunatamente sono la minoranza.

In cosa consiste l’operazione e qual è la casistica di riuscita?

L’intervento consiste nel posizionare un palloncino all’interno della trachea del feto determinandone l’occlusione. Durante la vita fetale i polmoni producono un liquido che si riversa all’interno della cavità amniotica per mezzo della trachea. L’occlusione della trachea determina l’intrappolamento di questo liquido all’interno dei polmoni. Ciò favorisce l’espansione, la crescita e lo sviluppo dei polmoni stessi e contrasta la pressione esercitata dagli organi erniati nel torace. L’intervento viene eseguito in anestesia locale quindi la madre può rimanere cosciente, in modo che i tempi successivi di ripresa siano più veloci. La tecnica F.E.T.O. consiste nell’inserimento all’interno dell’utero e dunque attraverso l’addome materno, di uno strumento dalla punta sottile alla quale è collegato il fetoscopio, una microtelecamera, che permette di visualizzare il cavo orale del feto e farsi strada al suo interno per arrivare alla trachea. Nella trachea il palloncino viene gonfiato con del liquido e poi lasciato in sede per determinare l’occlusione tracheale. Il palloncino viene in genere inserito intorno alla 28° settimana di gravidanza e rimosso a circa 34° settimane. Nei casi gravi intervenire con l’occlusione della trachea fetale può aumentare le possibilità di sopravvivenza del feto dopo la nascita dallo 0-20% al 50-60%.

Tutto l’iter vissuto dalle mamme non si conclude con l’operazione ma continua dopo la nascita del bambino sia nel caso in cui il feto risponda adeguatamente all’operazione sia nel caso in cui si presentino delle complicanze. Proprio per questo la tecnica F.E.T.O. necessita di un team , neonatologi, pediatri e anestesisti (un team che la Mangiagalli di Milano può vantare), che accompagnino il chirurgo fetale durante la diagnosi, la degenza e l’intervento , ma soprattutto che siano in grado di intervenire dopo la nascita.

E questo accade in Italia.

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