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L’italia che si intossica: condanne milionarie dall’ Europa

L’italia che si intossica: condanne milionarie dall’ Europa

di Andrea Francesca Franzini.

    200 discariche non conformi, 14 contenenti rifiuti pericolosi e 18 regioni colpevoli hanno reso impossibile per l’Italia evitare la condanna per l’abusività, la mancata chiusura, bonifica e risanamento dei siti, il pericolo arrecato all’uomo e all’ambiente. Lo scorso 2 dicembre, multe milionarie si sono abbattute sul Paese per volere della Corte di Giustizia: cifre che si sono ingigantite nel corso del tempo e che ora appaiono pretese irraggiungibili, ma il susseguirsi e la perseveranza degli errori italiani non è noto ai più. Doppia sentenza, procedimento precontenzioso, direttiva non recepita, misure di attuazione sono espressioni poco conosciute, che però raccontano tutto quello che l’Italia non ha fatto.

L’inadempimento italiano risale a più di un decennio fa e le pene, 40 milioni di euro di somma forfettaria, aggiuntasi alla pena semestrale di 42.800.000 euro, sono solo l’ultimo capitolo di una storia iniziata giuridicamente nel 2007.

Sicuramente multe onerose, che il senso comune potrebbe erroneamente tradurre come ingiuste: la maggioranza dei cittadini però non sa che la Corte di Giustizia europea non condanna. I suoi provvedimenti sono dichiarativi come suggerisce il testo: “La Corte dichiara e statuisce […]”. è l’art. 260, norma del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, a stabilire che il Paese è tenuto ad adeguarsi alle sentenze della Corte.

La possibilità di sanzionare gli Stati membri deriva dalla cosiddetta doppia sentenza, ovvero quando uno Stato membro, non solo non attua la direttiva europea, ma ignora anche la prima sentenza della Corte e l’art. 260 che impone di rispettarla. Accertate queste condizioni, la Commissione Europea, responsabile dell’individuazione dei comportamenti inadempienti, può muoversi con una seconda causa ed in questa sede, alla Corte è riconosciuta la possibilità di attribuire sanzioni pecuniarie.

L’Italia è un triste esempio delle estreme conseguenze: ignorata la direttiva del 2005 sullo smaltimento dei rifiuti e la sentenza del 2007 che imponeva l’adeguamento dei siti, la Commissione Europea ha atteso che l’Italia provvedesse a regolarizzare le discariche abusive per 7 anni. Verificato che ben 198 di esse non erano ancora conformi alle norme e 14 di queste contenevano rifiuti pericolosi, nel 2013 la Commissione ha dato avvio alla seconda causa perché l’Italia “adottasse le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente”.

discaricheillegali     [foto ecoblog.it]

Inoltre, “l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti”, vietato dall’art. 4 della direttiva 75/442, ha dimostrato che il non aver agito non nuoce solo all’Italia, ma anche alla comunità europea. Il provvedimento infatti, che si è riproposto similmente anche contro la Repubblica Ellenica, perché chiudesse le discariche illegali e risanasse i siti, recita che l’accumulo dei rifiuti, oltre a diventare pericoloso per la salute, costituisce un pericolo per l’ambiente.

Con la speranza che le sanzioni non ricadano sulle tasse dei cittadini, è importante, anche se amara, la consapevolezza che un intervento tanto  incisivo dell’Unione Europea dimostra che della condotta discutibile dell’Italia, non sono stufi solo gli italiani.

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