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Afforest: la foresta fai da te

Afforest: la foresta fai da te

 

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di Marta Occhipinti.

 

Uomo e ambiente, binomio ad alta tensione. Non è certo una novità che l’intervento incessante, e diremo incurante, dell’uomo sulle aree verdi del pianeta stia provocando gravi cambiamenti climatici, e proprio a questi ultimi sarà dedicato l’atteso summit delle Nazioni Unite Cop21, aperto a Parigi sino all’11 dicembre. Il valore delle foreste rimane davanti alle moderne tecnologie d’importanza vitale per lo sviluppo del pianeta. Sottovalutarlo? Un errore senza ritorno.

Benché l’ultima stima globale delle risorse forestali, pubblicata a settembre 2015 dalla FAO, parli di un rallentamento a livello mondiale del tasso di deforestazione (ben lo 0,08% nel periodo 2010-2015 rispetto allo 0,18% dei primi anni ’90), oggi la perdita di foreste secolari conta circa 129 milioni di ettari di suolo perduti dal 1990, cifra corrispondente a quasi l’intero Sudafrica. La partita sul bilancio ambientale è ancora aperta.

“Ogni anno perdiamo più di 3 milioni di ettari di superficie forestale: dove c’era vita in abbondanza, ora c’è foresta che muore- scrivono i volontari Greenpeace Italia nel comunicato del progetto Natale per la Foresta 2015-. Abbiamo distrutto più dell’80% delle foreste del nostro Pianeta- continuano- per fare spazio a piantagioni industriali, allevamenti intensivi e al commercio del legno illegale”.

Eppure, “non è mai troppo tardi per rimediare ai nostri errori”. Questa, la visione che dal gennaio 2011 guida Afforest, progetto no profit portato avanti da Shubhendu Sharma, indiano, poco più che trentenne, ex ingegnere industriale alla Toyota e oggi CEO di un’azienda che vuole, letteralmente, riforestare la Terra. E tutto con un metodo facile, economico, ma ancora poco diffuso, applicabile anche al giardino di casa.

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Shubhendu Sharma

Dalle macchine agli alberi, il motore è sempre la velocità: “Lo scopo della mia vita è sempre stato creare più prodotti in meno tempo possibile e con minime risorse”, afferma Sharma sul sito del progetto. Poi, l’incontro con Akira Miyawaki, luminare di biologia e botanica alla Yokohama National University , il quale aveva girato il mondo piantando oltre 40 milioni di alberi in 15 paesi diversi. “Volevo migliorare il suo metodo- afferma ancora Sharma- e così feci iniziando proprio dallo studio del suolo terrestre”. Il trucco? Standardizzare come nelle industrie Toyota il processo di imboschimento. Poche e semplici le tappe dell’immaginaria catena di montaggio: si inizia dallo studio del suolo e delle biomasse adatte al clima, dopo aver concimato è sufficiente piantare gli alberi dell’altezza massima di 80 cm a una distanza compresa dai 3 ai 5 mq. Il segreto è proprio l’estrema concentrazione vegetale, che produce autonomamente humus: “La foresta riesce a nutrirsi da sola, mentre la competizione tra i vegetali, per raggiungere più luce, ne accelera la crescita”. E l’uomoDeve limitarsi a occuparsi della foresta regno per i primi due anni, aggiungendo acqua ed eliminando erbe infestanti e altre minacce.

Le foreste piantate, secondo il metodo Afforest, paragonate a una piantagione convenzionale crescono 10 volte più velocemente, sono 30 volte più fitte, e la loro biodiversità è 100 volte superiore. Ad oggi, le foreste Afforest sono piantate in 20 città tra India e Usa per un totale di 67 foreste e 79.230 alberi, tra scuole, fabbriche e case. Ma si spera che vengano presto condivise anche in Europa, attraverso una piattaforma open source attualmente in costruzione che  tenterà di esportare il metodo Afforest in tutto il mondo, sfruttando l’ubiquità 2.0. Basterà un semplice click e seguire le istruzioni degli esperti per aderire alla riforestazione del mondo. Una soluzione green a portata di mano per condividere saperi e tecnologie, e così salvare il pianeta.

Sul sito Afforest è possibile visionare gli ultimi risultati e apprendere con un semplice download la metodologia ad oggi utilizzata.

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