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“For the use of hyperimages” una mostra anche sulla ricostruzione de L’Aquila

“For the use of hyperimages” una mostra anche sulla ricostruzione de L’Aquila
 
     “For the use of hyperimages” è il titolo della mostra di  Sergio Camplone e Saverio Cantoni, due lavori indipendenti ma raccolti in un’unica sezione, all’interno della rassegna d’arte fotografica del 33° Fotofestival di Montecchio, un’esposizione di tre mostre fotografiche e due film/documentari che affrontano temi legati all’attualità. La manifestazione, organizzata dal circolo Cinefotoclub Montecchio con il patrocinio del Comune di Montecchio, è caratterizzata da una diversificazione nei mezzi di presentazione, di espressione e di visione, ed è visitabile fino al 10 gennaio 2016.

Quello che segue è il post pubblicato da http://www.themammothreflex.com/around/2016/01/04/paesaggio-campione-cantoni-mostra-montecchio/

 

01 mappa “Onorevole Signor Sindaco e Signori della giunta. In un momento, in cui sotto l’ansia dubbiosa della paura, l’anima della Citta  nostra si agitava per la ricerca di un asilo che la difendesse piu  sicuramente dalle conseguenze terribili del terremoto, e nella mente di ciascuno si alternavano i progetti piu  strani e piu  illogici, d’abbandono definitivo della nostra terra alla creazione di case di legno, che solo un eccesivo panico poteva giustificare (...) La nostra Citta , dopo il terribile terremoto del 1703, che la colpi  tanto duramente, risorse per valore e tenacia della sua gente (...) Non casupole di legno, né modeste abitazioni essa contrapposte al terremoto che continuamente abbatteva, ma palazzi sontuosi e monumen- ti, case ottimamente costruite, anzi ammaestrate dai passati cataclismi, oriento  i propri fabbricati in tale posizione che dall’investimento dell’onda sismica avessero a soffrire nel minor grado. (...) Pensare al decentramento e fare offesa ad ogni principio di logica e di progresso”. Relazione e proposte della commissione per il terremoto. L’Aquila, novembre 1915.
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“Onorevole Signor Sindaco e Signori della giunta. In un momento, in cui sotto l’ansia dubbiosa della paura, l’anima della
Citta  nostra si agitava per la ricerca di un asilo che la difendesse piu  sicuramente dalle conseguenze terribili del
terremoto, e nella mente di ciascuno si alternavano i progetti piu  strani e piu  illogici, d’abbandono definitivo della nostra
terra alla creazione di case di legno, che solo un eccesivo panico poteva giustificare (…) La nostra Citta , dopo il terribile
terremoto del 1703, che la colpi  tanto duramente, risorse per valore e tenacia della sua gente (…) Non casupole di
legno, né modeste abitazioni essa contrapposte al terremoto che continuamente abbatteva, ma palazzi sontuosi e
monumen- ti, case ottimamente costruite, anzi ammaestrate dai passati cataclismi, oriento  i propri fabbricati in tale
posizione che dall’investimento dell’onda sismica avessero a soffrire nel minor grado. (…) Pensare al decentramento e
fare offesa ad ogni principio di logica e di progresso”.
Relazione e proposte della commissione per il terremoto. L’Aquila, novembre 1915.

 

For the use of hyperimages” è il comune denominatore di due progetti fotografici: Anagrafe del Danno e Notes for critical management, sviluppati rispettivamente da Sergio Camplone e Saverio Cantoni con la consulenza curatoriale di Maria Bremer nel progetto espositivo dell’architetto Matteo Ballabeni.

Entrambi gli autori esaminano lo spettro dei paesaggi antropizzati cercando di decifrare l’interazione tra pianeta e uomo. L’interazione tra i due autori si concretizza in un laboratorio artistico in cui Camplone e Cantoni condividono la costruzione di un metodo per la ricerca visuale.

Con il progetto Anagrafe del Danno, Camplone interpreta il sisma che nel 2009 scosse L’Aquila e la regione Abruzzo. Ne ricostruisce i prodromi e ne verifica gli effetti al contempo naturali e umani, geologici e (dis)amministrativi. Il sisma del 6 aprile 2009 è stato preceduto da circostanze e fatti ambigui. La mostra li evidenzia mettendoli in relazione con luoghi e personaggi caratterizzanti l’evento. Studi, video, film, documenti, libri, blog tematici sono veramente un oceano in cui è facile perdersi: risulta difficile percepire quale e quanta informazione sia giunta correttamente a destinazione.

 

A Campo imperatore vi e  l’albergo, dove Benito Mussolini fu tenuto prigioniero dal 28 agosto al 12 settembre 1943. Il blitz, coordinato dal capitano tedesco Otto Skorzeny, sarebbe poi passato alla storia come Operazione Quercia. Luogo tuttora raggiungibile solo tramite la funivia che parte da Fonte Cerreto e, solo d’estate, con l’auto lungo la Statale 17bis che, se bloccata a valle, rende inviolabile l’altopiano. Un luogo facilmente difendibile e difficile da raggiungere. Questa caratteristica unica deve aver fatto balenare l’idea (poi tra- montata) alla delegazione Americana per il G8, di istallare il quartier generale di Barack Obama a 2.000 metri di quota sul Gran Sasso, nell’ex prigione del duce.
A Campo imperatore vi e  l’albergo, dove Benito Mussolini fu tenuto prigioniero dal 28 agosto al 12 settembre 1943. Il
blitz, coordinato dal capitano tedesco Otto Skorzeny, sarebbe poi passato alla storia come Operazione Quercia. Luogo
tuttora raggiungibile solo tramite la funivia che parte da Fonte Cerreto e, solo d’estate, con l’auto lungo la Statale 17bis
che, se bloccata a valle, rende inviolabile l’altopiano. Un luogo facilmente difendibile e difficile da raggiungere. Questa
caratteristica unica deve aver fatto balenare l’idea (poi tra- montata) alla delegazione Americana per il G8, di istallare il
quartier generale di Barack Obama a 2.000 metri di quota sul Gran Sasso, nell’ex prigione del duce.

 

Ecco perché quella che si definisce “memoria collettiva” non è il risultato di un ricordo, bensì di un patto, per cui ci si accorda su quale versione accettare e condividere. Camplone si concentra sui segni premonitori dell’evento disastroso, a partire metaforicamente da “Mammuth” (Elephas Meridionalis), la foto numero zero: l’animale databile più di un milione di anni fa, viveva nella conca aquilana, che all’epoca si presentava come un grande lago chiuso. Questo grosso animale preistorico è simbolo di ciò che avvolge l’intero centro storico dell’Aquila, dei 1.200 decreti, regolamenti e ordinanze prodotti dallo Stato, dagli enti locali e dalla protezione civile, simbolo degli infiniti iter giudiziari anche a cinque anni dal sisma.

 

Mammuthus meridionalis : specie estinta molto diffusa nella penisola italiana all’inizio del Quaternario. L’animale, databile circa un milione di anni fa, viveva nella conca Aquilana, che all’epoca si presentava come un grande lago chiuso. Prima dell’imporsi del concetto di evoluzione della geologia moderna le popolazioni che abitavano le aree interessate dal ritrovamento di fossili di meridionalis, tendevano a dare spiegazioni fantasiose sulla loro origine, come conferma John Murray nella sua Guida del Centro Italia del 1843. “Gli abitanti, che ignorano la storia naturale, sostengono che per questa via sia passato Annibale e dunque ritengono che quelle ossa siano i resti degli elefanti cartaginesi”.
Mammuthus meridionalis : specie estinta molto diffusa nella penisola italiana all’inizio del Quaternario. L’animale,
databile circa un milione di anni fa, viveva nella conca Aquilana, che all’epoca si presentava come un grande lago
chiuso.
Prima dell’imporsi del concetto di evoluzione della geologia moderna le popolazioni che abitavano le aree interessate
dal ritrovamento di fossili di meridionalis, tendevano a dare spiegazioni fantasiose sulla loro origine, come conferma
John Murray nella sua Guida del Centro Italia del 1843. “Gli abitanti, che ignorano la storia naturale, sostengono che per
questa via sia passato Annibale e dunque ritengono che quelle ossa siano i resti degli elefanti cartaginesi”.

 

La ricerca visiva di Cantoni Notes for critical management, sullo stesso sisma, coglie dettagli che dispiegano un potenziale narrativo spesso lasciato parzialmente irrisolto, portando in primo piano narrazioni parallele a quelle ufficiali. Il materiale che propone è un canovaccio aperto di spunti ai quali il visitatore può attingere per ricostruire sintesi personali, una narrazione discontinua costruita su diversi layer mediali e di pensiero.

 

 http://giusipitari.blogspot.it/2011/02/proposta-per-la-citta.html 27 Febbraio 2011, Proposta per la citta : «Non credo sia capitato solo a me, anzi l’ho condiviso con una mare di persone: quando si arriva a L’Aquila, di sera (per esempio dalla A24 dopo l’ultima galleria), si viene percorsi da un brivido profondo, perché lo sguardo va subito li , su quella zona buia, il nostro centro storico, la nostra citta . A chi non e aquilano, invece, L’Aquila appare una distesa di luci e quel buco nero non viene neanche percepito. Propongo, quindi, che il centro della citta  sia sempre individuabile, in attesa che le luci che c’erano, tornino ad accendersi. Lo si puo  fare attraverso l’accensione serale-notturna, di un faro, un fascio di luce ben visibile da piazzare in un punto alto della citta . Lo si potrebbe erigere a simbolo della ricostruzione e, magari, proporre un concorso di idee per una illuminazione ecosostenibile. Parlando con molti concittadini, ho trovato non solo condivisione, ma anche la disponibilita  a concorrere, tramite sottoscrizione, alla realizzazione di questa semplice e significativa opera. La sottopongo al Sindaco, Massimo Cialente e al Commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi, confidando in una loro pronta risposta. Giusi Pitari» Temporary construction lights L’Aquila, Italy 2014
http://giusipitari.blogspot.it/2011/02/proposta-per-la-citta.html 27 Febbraio 2011, Proposta per la citta : «Non credo sia
capitato solo a me, anzi l’ho condiviso con una mare di persone: quando si arriva a L’Aquila, di sera (per esempio dalla
A24 dopo l’ultima galleria), si viene percorsi da un brivido profondo, perché lo sguardo va subito li , su quella zona buia,
il nostro centro storico, la nostra citta . A chi non e aquilano, invece, L’Aquila appare una distesa di luci e quel buco nero
non viene neanche percepito. Propongo, quindi, che il centro della citta  sia sempre individuabile, in attesa che le luci
che c’erano, tornino ad accendersi. Lo si puo  fare attraverso l’accensione serale-notturna, di un faro, un fascio di luce
ben visibile da piazzare in un punto alto della citta . Lo si potrebbe erigere a simbolo della ricostruzione e, magari,
proporre un concorso di idee per una illuminazione ecosostenibile. Parlando con molti concittadini, ho trovato non solo
condivisione, ma anche la disponibilita  a concorrere, tramite sottoscrizione, alla realizzazione di questa semplice e
significativa opera. La sottopongo al Sindaco, Massimo Cialente e al Commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi,
confidando in una loro pronta risposta. Giusi Pitari»
Temporary construction lights
L’Aquila, Italy 2014

 

Notes for critical management si avvale di contributi di Marc Augè, Gabriele Basilico e Philipp Ursprung sul significato proprio dell’esperienza delle rovine e delle ricadute che hanno sul soggetto riportato all’esperienza primitiva di una natura incontrollabile.

 

La ricostruzione dell’aggregato noto come “Consorzio 201” e rimasta bloccata per anni a causa di una vicenda giudiziaria irrisolta dall’approvazione del Piano Regolatore Generale del 1975 in cui il Comune concesse a 17 cooperative vari lotti per l'edilizia economica e popolare (Peep). L’area, denominata Pettino, porta il nome del monte cui si appoggia; toponomastica condivisa con la faglia che corre alla base dello stesso monte, esattamente sotto il nucleo abitato. Nonostante la paleosismologia abbia dimostrato relazioni dirette tra questa faglia ed il terremoto del 1703 (effetti di IX grado nel capoluogo), e i geologi abbiano segnalato il pericolo l’edificazione e continuata. Un accordo del 2013 prevede che il Comune si assuma l’onere del 70% dei risarcimenti agli eredi, mentre la parte restante rimane a carico dei residenti risolve il blocco dei lavori, la storia del “Consorzio 201” riparte con la riedificazione programmata su un’area ad altissimo rischio sismico. Entrance of a building belonging to Consorzio 201 complex L’Aquila, Italy 2014
La ricostruzione dell’aggregato noto come “Consorzio 201” e rimasta bloccata per anni a causa di una vicenda
giudiziaria irrisolta dall’approvazione del Piano Regolatore Generale del 1975 in cui il Comune concesse a 17
cooperative vari lotti per l’edilizia economica e popolare (Peep). L’area, denominata Pettino, porta il nome del monte cui
si appoggia; toponomastica condivisa con la faglia che corre alla base dello stesso monte, esattamente sotto il nucleo
abitato. Nonostante la paleosismologia abbia dimostrato relazioni dirette tra questa faglia ed il terremoto del 1703
(effetti di IX grado nel capoluogo), e i geologi abbiano segnalato il pericolo l’edificazione e continuata. Un accordo del
2013 prevede che il Comune si assuma l’onere del 70% dei risarcimenti agli eredi, mentre la parte restante rimane a
carico dei residenti risolve il blocco dei lavori, la storia del “Consorzio 201” riparte con la riedificazione programmata su
un’area ad altissimo rischio sismico.
Entrance of a building belonging to Consorzio 201 complex
L’Aquila, Italy 2014

 

La collezione di appunti visivi si arricchisce di macroscopiche voragini lasciate dalla tettonica a testimonianza della tragedia come di piccole manifestazioni esteriori apparentemente insignificanti ma che diventano continue occasioni di verifica di un sistema sociale posto a dura prova dagli eventi. Le immagini fotografiche saranno integrate da documenti, interviste e materiale audiovisivo che preciserà il punto di vista degli autori con obiettivi narrativi e documentaristici.

 

Il Progetto C.A.S.E. – approvato con seduta n°46 del 23 aprile 2009 dal Consiglio dei Ministri – dispone la «progettazione e realizzazione, nei comuni terremotati, di moduli abitativi destinati ad una utilizzazione durevole e rispondenti a caratteristiche di innovazione tecnologica, risparmio energetico e protezione dalle azioni sismiche, nonché delle opere di urbanizzazione e dei servizi connessi, al fine di garantire adeguata sistemazione alle persone le cui abitazioni sono state distrutte o dichiarate non agibili.» Il 29 settembre 2009 l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha consegnato le prime abitazioni realizzate nell’ambito del Progetto C.A.S.E. Il nucleo di Bazzano è stato “colonizzato” in diretta televisiva. Bazzano, Italy 2014
Il Progetto C.A.S.E. – approvato con seduta n°46 del 23 aprile 2009 dal Consiglio dei Ministri – dispone la
«progettazione e realizzazione, nei comuni terremotati, di moduli abitativi destinati ad una utilizzazione durevole e
rispondenti a caratteristiche di innovazione tecnologica, risparmio energetico e protezione dalle azioni sismiche, nonché
delle opere di urbanizzazione e dei servizi connessi, al fine di garantire adeguata sistemazione alle persone le cui
abitazioni sono state distrutte o dichiarate non agibili.»
Il 29 settembre 2009 l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha consegnato le
prime abitazioni realizzate nell’ambito del Progetto C.A.S.E. Il nucleo di Bazzano è stato
“colonizzato” in diretta televisiva.
Bazzano, Italy 2014

 

Sergio Camplone. L’attenzione di Camplone è rivolta maggiormente all’identità di luoghi soggetti a progressivi mutamenti e trasformazioni, con l’uso di differenti forme narrative. È interessato a mettere in relazione le inevitabili forme di alterazione del territorio da parte dell’uomo con la sua capacità di mutare il paesaggio, di farsi esso stesso paesaggio. Nato a Pescara nel 1969, ha studiato fotografia al c.f.p. Riccardo Bauer di Milano diplomandosi nel 2000. Gli ultimi progetti conclusi sono: “Anagrafe del danno”, il progetto “Breviario di un paesaggio incompleto”, sui territori del Vajont a 50 anni dalla frana. Ha lavorato al progetto europeo “Bridges of history and tradition”, un lavoro sulla mappatura dei ponti del sud Italia. Con la facoltà di architettura di Matera segue il progetto Re-Cycle sui contesti spaziali e sociali di borghi e quartieri nati nel dopoguerra.

Saverio Cantoni. La ricerca di Cantoni si concentra sui controversi paesaggi artificiali, più in generale sulle pratiche artistiche che esplorano la vasta quantità di regole sovrapposte nella società umana. Le sue opere sono state esposte al Museo MAXXI di Roma e alla 14ma Biennale di Venezia in sale di istituzioni nazionali ed estere. Oggi vive a Berlino, dove si occupa di ricerca sui linguaggi visivi. È laureato con lode in Architettura con una tesi in Estetica e Nuovi Media. Ha partecipato a mostre sia in qualità di artista che di curatore. Ha collaborato con Armin Linke ed è stato membro del team di “The Anthropocene Project” ospitato alla Haus der Kulturen den Welt di Berlino. Ha collaborato con Attilio Maranzano scrivendo saggi sulla fotografia, ha guidato un progetto con Jan Fabre, Cristina Iglesias, Carsten Höller e Paola Pivi. Attualmente collabora con Tomas Saraceno.

 

For The Use of Hyperimages 

Dove: Castello di Montecchio Emilia, Piazza Repubblica, Montecchio (Reggio Emilia)

Quando: fino al 10 gennaio

Orari: feriali / working days: 9:00-13:00 (tranne mar e ven) e 15:00-18:00 (tranne mer)

sabato / saturday: 15:30-18:00

domenica / sunday: 10:00-12:00 e 15:00-19:00

Ingresso: visite ordinarie € 2,00

 

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