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Nelle isole Far Oer: fieri ogni anno di ammazzare 95 balene

Nelle isole Far Oer: fieri ogni anno di ammazzare 95 balene

 

grindadrap 1

di Silvia Ruffaldi

 

Grindadrap (whale hunting in faroese): questo è il nome  della strage che ogni anno si svolge in Danimarca nelle isole Far Oer, arcipelago di circa 18 isolette nell’Oceano Atlantico.

Infatti in questo angolo di mondo sperduto si svolge una mattanza: circa 950 balene vengono uccise  per mantenere in vita un’antica tradizione. Tutto con il tacito consenso del governo danese e tutto nel cuore dell’Europa.

Un tempo la Grindadrap veniva svolta per procurarsi il cibo, ma ora è semplicemente un massacro senza senso, e molti cetacei, una volta uccisi, vengono rigettati in mare.

Il rito si svolge più o meno in questo modo: un gruppo di barche specializzate avvista un branco di globicefali (cetacei simili ai delfini che tra l’altro sono specie protetta dall’Unione Europea) e forma un semicerchio per portargli  a riva e ucciderli attraverso la spina dorsale recidendone le arterie principali. Perché gli animali rimangano “intrappolati” è necessario che la caccia avvenga in un fiordo, dove il fondale marino è in pendenza.

Dall’85 strumenti quali arpioni, lance e armi da fuoco sono stati vietati grazie alle proteste delle associazioni animaliste. Le balene devono essere uccise solo utilizzando uno specifico coltello, il grindaknìvur.

 

 

Nonostante in passato la Grindadrap fosse giustificata dal bisogno di carne, indispensabile per l’alimentazione degli abitanti dell’isola dove il clima rigido non permette  lo sviluppo dell’agricoltura, oggi è assodato che la carne di balena, se mangiata in ingenti quantità, può danneggiare il nostro organismo per via del mercurio presente al suo interno.

Inoltre i supermercati della zona sono pieni di alimenti di ogni genere, compreso il pesce ottenuto da moderni allevamenti, ma di carne di balena non vi è traccia. Per non parlare del fatto che le balene sono assolutamente indispensabili per la sopravvivenza del fitoplàncton, gruppo di organismi acquatici vegetali che vivono grazie al concime ottenuto dalle feci di questi animali.

Insomma: ha ancora senso la Grindadrap ?!

 

La Danimarca, ufficialmente si è detta contraria alla crudele tradizione, ma in realtà durante il rito sono impiegate delle navi della marina danese per controllare che “tutto si svolga in maniera regolare”.

La verità è che le isole Far Oer rivendicano da molto tempo la loro indipendenza dalla Danimarca, e quest’ultima si vede costretta ad accettare la loro volontà per non concedergli l’autodeterminazione.

 

Ma a ribellarsi contro il massacro della Grindadrap qualcuno c’è, e sono i volontari di Sea Shepherd ( www.SeaShepherd.it) , associazione internazionale che si batte per la salvaguardia degli oceani del mondo e della sua biodiversità.  I principi dell’organizzazione si basano sul fatto che l’oceano va preservato perché la nostra esistenza dipende anche da esso.

I ragazzi di Sea Shepherd si muovono sulla loro Brigitte Bardot, un regalo della famosa attrice, cercando di fermare i bracconieri, ma una nuova legge, la Faroese Pilot Whaling Act 19 maggio 2015,  è stata emanata dal governo danese per mettere in difficoltà il loro lavoro: chiunque veda un branco di balene deve avvertire subito la polizia, chiunque fermi la caccia rischia due anni di galera e chiunque venga anche solo sospettato di infrangere la legge può essere arrestato.

Questa estate sono stati fermati molti volontari tra cui un’italiana, Marianna Baldo, 44 anni di Vicenza. La volontaria, laureata in Scienze Naturali e di professione fotografa, partecipa da tempo a campagne per la salvaguardia degli animali marini ed era già stata in Antartide per fermare le baleniere giapponesi che cacciavano lì.

grindadrap 2

Nella puntata delle Iene del 16 novembre 2015 ( www.video.mediaset.it) Mauro Casciari è andato nell’arcipelago per mettere in luce la questione e incontrare i volontari di Sea Shepherd: risultato?! I cittadini delle Far Oer si trovano tutti d’accordo sul fatto che la Grindadrap è una tradizione e in quanto tale deve essere perseguita, senza che nessuno dica loro cosa fare.

E quindi a noi non rimane che chiederci: se gli abitanti faroesi sono così fieri di questa loro tradizione, come mai nelle guide turistiche non se ne fa menzione?

 

 

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