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Una grande passione per il vino biodinamico: intervista a Gianni Castellini

Una grande passione per il vino biodinamico: intervista a Gianni Castellini

gianni Castellini viticoltore

di Martina  Pasini.

Il ritratto di Giovanni Castellini, detto Gianni, è stato realizzato da Alessandra Abate ed è appeso fuori dalla sua cantina, a Esenta di Lonato, in provincia di Brescia: fa parte del progetto di tesi per il diploma di secondo livello presso L’Accademia di Belle Arti Santagiulia di Brescia. La tesi, inserita in un progetto di street art, è tesa a rappresentare aspetti particolari del paese di Esenta attraverso le storie di alcuni suoi abitanti.

Di cosa ti occupi?

Sono un viticoltore, mi occupo della coltivazione della vite seguendo le regole dell’agricoltura biodinamica, il cui scopo è quello di coltivare la terra rispettandola.

Che sistema di coltura utilizzi per la coltivazione delle tue viti?

Il Guyot, un tralcio unico rinnovato tutti gli anni: si toglie tutta la vegetazione vecchia e viene tenuto solo un tralcio nuovo e da questo gettano le gemme che daranno vita alla produzione dell’annata.

Che tipo di viti coltivi?

Per quanto riguarda le uve rosse coltivo Cabernet, Marzemino e Groppello, che è il vitigno autoctono. Il Riesling e l’incrocio Manzoni, che è la vite adatta per l’appassimento, per quanto riguarda invece le uve bianche.

 

Che tipo di tecnica utilizzi per la coltivazione delle tue viti?

Ho deciso di coltivare le mie viti secondo le regole del biologico e, nel particolare, secondo quelle della biodinamica. A livello legale sono due certificazioni diverse, per ora ho deciso di certificare il mio vino come biologico, pur utilizzando la biodinamica, principalmente per un motivo di tipo commerciale. Il biologico, come tutti sanno, consiste nel non utilizzare nessun tipo di prodotto chimico in campo, perciò il vigneto è inerbito, che significa sostanzialmente che non è pulito dall’erba. Quando i vigneti sono “puliti” è perché gli è stato dato un veleno per far morire l’erba.

I prodotti che vengono utilizzati nel biologico sono tutti autorizzati: ad esempio la cicalina, insetto vettore che trasmette la flavescenza dorata, una malattia che ha sterminato il 30% dei vigneti in Europa, nel biologico si combatte utilizzando il piretro, un veleno vegetale “da contatto”.

In cosa consiste un veleno “da contatto”?

Il veleno “da contatto” si contrappone a quello sistemico, cioè chimico. Mentre il veleno sistemico, una volta somministrato, vanta una lunga durata di efficacia sulla pianta, quello a contatto, utilizzato nel biologico, deve essere somministrato solo nei periodi in cui la pianta può essere attaccata da un insetto dannoso. Questo tipo di veleno vegetale inoltre è fotolabile, quindi la somministrazione deve essere effettuata di notte, per ottimizzarne l’efficacia.

Che tipo di benefici gode la pianta nell’utilizzo di un veleno vegetale rispetto all’utilizzo di uno sistemico?

Non rimangono residui chimici sul prodotto finale, in questo caso il vino, che seppur in piccole percentuali sono dannosi per la salute.

In cosa consiste esattamente l’agricoltura biodinamica?

Il metodo biodinamico è stato creato da Rudolf Stainer su richiesta di agricoltori tedeschi che già nel 1924 si rendevano conto che la frutta, pur essendo grossa e bella, non aveva più il sapore di qualche anno prima: in Germania era già iniziato l’utilizzo di concimi chimici che incidevano sulla qualità della frutta e quindi si cercava un sistema di agricoltura alternativa. Stainer, che era un personaggio a 360 gradi, un illuminato in tutte le arti e in tutte le scienze, un percettivo che riusciva a comprendere le cose com’erano, ha creato questo metodo che in apparenza non è sempre facilmente comprensibile perchè composto da procedure che possono sembrare “poco scientifiche”.

Come ha raggiunto questo tipo di conoscenza Stainer?

Attraverso la percezione. Stainer era un percettivo, ha indagato tutti i campi del sapere, dove si metteva era in grado di vedere il reale: la magia è vedere la realtà per come è.

uva biodinamica

La biodinamica è una scienza, una pseudo-scienza o che altro?

E’ una scienza perchè il riscontro oggettivo c’è, è reale: utilizzando questo tipo di agricoltura aumenta la fertilità del suolo, la sanità della pianta e la qualità del prodotto. Ad esempio il 2014 è stata un’annata disastrosa per i vigneti a causa delle continue piogge. Io ho avuto una maturazione discreta utilizzando l’ultimo mese, a distanza di una settimana tra un trattamento e l’altro, il corno silice. Il corno silice è uno strumento utilizzato per preparare la silice, per far sì che assuma quelle proprietà di nutrimento scoperte da Stainer che sono alla base della biodinamica. Scopo del trattamento è apportare luce alla pianta: più o meno tre giorni di luce in più.

Il corno utilizzato in questo trattamento è un corno di mucca che abbia partorito almeno una volta: viene riempito con della silice, che è una sabbia finissima macerata il più possibile, polverizzata. Il corno, con al suo interno la silice, viene sotterrato in primavera e disotterrato in autunno. Una volta dissotterrata, la silice viene estratta dal corno e conservata in un luogo dove possa ricevere molta luce: io la appendo ai rami di un albero, in un vasetto. A questo punto viene diluita in acqua calda: due grammi di silice viene sciolta in 20 litri d’acqua e copre su per giù un ettaro di vigneto.

Prima di essere spruzzato sulle foglie delle viti con una pompa a spalla in rame, il diluito di silice e acqua deve essere dinamizzato: la dinamizzazione consiste in un rimescolamento che fa assumere al diluito delle particolari energie. Il composto viene versato in un paiolo di rame non stagnato, perchè lo stagno può essere tossico. A questo punto il diluito viene mescolato nel paiolo: si può utilizzare un bastone di legno, uno scopino, oppure il braccio, come faccio io. Il composto deve essere mescolato molto velocemente fino a creare un vortice, in modo che si veda il fondo del paiolo. Una volta creato il vortice in una direzione, occorre romperlo: creare il caos, come diceva Stainer, e successivamente ricreare un altro vortice nella direzione opposta. Questa operazione di creare e ricreare ordine e caos deve essere effettuata per almeno un’ora, all’aria aperta, non sotto tettoie o all’interno di un edificio: il vortice è un richiamo di energie cosmiche.

In annate regolari, effettuo in media un trattamento di corno silice e dai due ai quattro trattamenti di corno letame all’anno.

In cosa consiste il trattamento del corno letame?

Questo trattamento ha come obbiettivo l’aumento della fertilità del suolo. Occorre inserire del letame fresco in un corno di mucca che abbia partorito almeno una volta. Per capire se la vacca abbia già figliato bisogna osservare il corno: contando gli anelli disegnati sulla superficie del corno, si può facilmente vedere quante volte una mucca abbia partorito.

Il corno con all’interno il letame viene interrato in autunno e disotterrato in primavera. Successivamente viene diluito e sottoposto a dinamizzazione e infine spruzzato sulla terra dove i vigneti sono coltivati. Il prodotto finale è un concentrato di microorganismi: non esiste prodotto come quello ottenuto dal corno letame che ne abbia un così alto contenuto, inoltre il processo di dinamizzazione ne amplifica ulteriormente il numero di almeno venti volte.

Un altro metodo biodinamico finalizzato ad aumentare la fertilità del suolo è il compostaggio del letame effettuato secondo un preciso procedimento: vengono creati cumuli di letame che possono arrivare a una lunghezza di sei metri e a una larghezza di due metri e mezzo. Al loro interno vengono inseriti preparati vegetali in questo ordine: achillea, camomilla, ortica, quercia, tarassaco ed esternamente il cumulo viene spruzzato con valeriana, e poi ricoperto di paglia. Quando il letame si è trasformato in humus viene sparso sul terreno.

Come mai il corno di mucca?

La mucca è sempre stata considerata fin dalla storia antica, fin dagli egizi, un animale simbolo di fertilità. Sono conoscenze che ormai sono state perse nel corso dei secoli, che la gente ordinaria ignora.

Da cosa è stata dettata la scelta di un’agricoltura biodinamica?

L’azienda è nata nel 2002, è stata una seconda scelta di vita, prima facevo tutt’altro: ho fatto per ventitré anni il carrozziere, esposto quotidianamente a polveri tossiche e vernici chimiche.

Ho voluto smettere con un lavoro intossicante e iniziare a lavorare la terra senza utilizzare nessun tipo di veleno: vi assicuro che è possibile. Chi avvelena la terra avvelena se stesso: in qualsiasi modo la terra venga contaminata, le sostanze tossiche tornano indietro, attraverso l’aria, l’acqua.

Dietro la scelta della biodinamica c’è una volontà di cambiamento: prima di cambiare il mondo bisogna cambiare noi stessi e le nostre abitudini.

L’agricoltura biodinamica costa di più di quella tradizionale? Lo Stato riserva particolari sovvenzioni a chi decide di adottarla?

Gli incentivi statali ci sono ma sono effimeri, di sicuro non costituiscono la motivazione per cui si inizia ad adottare il biologico. L’agricoltura biodinamica è più economica di quella tradizionale: richiede una fatica fisica maggiore, una maggior quantità di lavoro, sopratutto all’inizio, perchè le procedure e i trattamenti richiedono tempo e particolari attenzioni. Ma una volta che la terra ha acquisito un alto livello di fertilità attraverso le tecniche che spiegavo prima, il lavoro diminuisce e il rendimento aumenta, insieme alla qualità del prodotto. Sono eliminati tutti quei costi relativi ai prodotti chimici e inoltre, in annate particolarmente inclementi, i trattamenti biodinamici permettono di ottenere una discreta produzione che, con l’aggressività perpetrata alla terra dal prodotto chimico, non sarebbe raggiungibile.

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