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Parco Nazionale del Pollino: 192 mila ettari di natura incontaminata

Parco Nazionale del Pollino: 192 mila ettari di natura incontaminata

pollino 1

di Chiara Fazio

 

Tra la Calabria e la Basilicata, lontano dal traffico e dai rumori dei centri urbani, dalle nevrosi compulsive che attanagliano le migliaia di persone in corsa da una parte all’altra delle città come schegge impazzite, esiste ancora un luogo dove è possibile respirare a pieni polmoni l’aria pura della montagna, godere dello spettacolo impareggiabile della natura, apprezzare il silenzio. È il Parco Nazionale del Pollino, patrimonio dell’Unesco dal 2015 che, con la sua superficie di 192.565 ettari, rappresenta l’area protetta più estesa d’Italia, e che abbraccia le due regioni nel territorio compreso tra le province di Cosenza, Potenza e Matera per un totale di 56 comuni. Le propaggini dei suoi monti, innevati per gran parte dell’anno – la cui vetta più alta è la Serra Dolcedorme con i suoi 2267 metri di altezza – si estendono ad est verso il mar Jonio e ad ovest verso il mar Tirreno, in un sensazionale connubio di acqua e terra osservabile a qualsiasi latitudine.

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Il Parco dell’Appennino calabro-lucano è anche un’inestimabile riserva floristica e faunistica: simboleggiato dal pino loricato, specie arborea rarissima in Italia e rintracciabile soltanto in alcune zone montuose greche e balcaniche, esso ospita al suo interno una ricca vegetazione a macchia mediterranea (leccio, lentisco, ginepro, mirto e corbezzolo in prossimità delle coste, gariga sui fondi rocciosi, oltre a molteplici varietà di querce, aceri e castagni), e diversi esemplari di mammiferi quali lupo, gatto selvatico, lontra, cinghiale, driomio, lepre, capriolo (autoctono di Orsomarso), e di volatili tra cui aquila reale, gufo reale, picchio e molti altri. Da segnalare, inoltre, è la presenza di specie altrove estinte o minacciate, come la coturnice, che giova nel Parco della cessazione della caccia, la testuggine palustre, il lanario e il capovaccaio, e la recente reintroduzione del cervo e del grifone.

 

È il luogo ideale per gli amanti del trekking, del free climbing, della mountain bike, dello sci di fondo e dell’escursionismo in genere, oltre che per coloro i quali desiderano praticare rafting, torrentismo e canyoning: in particolare, vi sono quattro itinerari orientati in corrispondenza della Valle del Fiume Lao, delle Gole del Raganello, della Valle del Fiume Argentino e della Riserva naturale Rubbio. E tra un’escursione e l’assaggio di qualche prodotto tipico, spesso offerto direttamente agli avventori dalla gente del luogo (il rinomato pane di Cerchiara di Calabria, il miele, le marmellate, i liquori, il moscato di Saracena divenuto presidio Slow Food dal 2002), è possibile approfittare di una visita ai tanti siti di interesse storico-artistico disseminati nei dintorni del Parco: la Grotta del Romito di Papasidero, nelle cui vicinanze è stata rinvenuta l’incisione su pietra di un bovide risalente al Paleolitico, i ruderi del Convento di Colloreto nei pressi di Morano Calabro, i santuari della Madonna del Pettoruto di San Sosti, della Madonna delle Armi di Cerchiara di Calabria e della Madonna del Pollino di San Severino Lucano, il Castello Aragonese di Castrovillari risalente al 1490 e i caratteristici paesi della comunità italo-arbërëshe (Acquaformosa, Civita, Frascineto, Lungro, Plataci e San Basile in provincia di Cosenza, e due nella provincia di Potenza, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese), nei quali sopravvivono ancora tradizioni antichissime, insieme ai costumi di un tempo e al rito religioso greco-bizantino.

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Il Parco Nazionale del Pollino è davvero un luogo di incontrastata bellezza. Una bellezza che sconvolge, ancor più perché declinata in una forma alla quale i nostri occhi (purtroppo) non sono più da tempo abituati: quella della natura nella sua manifestazione più vera, autentica, potente.

 

Ulteriori informazioni sono reperibili al sito: www.parcopollino.gov.it

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