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La strada che porta a Luxor

La strada che porta a Luxor

di Sara Milani

 

Per chi sceglie Marsa Alam come luogo ideale dove tuffarsi nelle sue acque cristalline custodi di una barriera corallina che solo l’Australia possiede, non può non dedicare almeno un giorno alla grande opportunità di raggiungere Luxor.
Un pullman di vecchia generazione che s’intona con “l’antichità” millenaria di questo meraviglioso paese vi aspetterà all’alba per condurvi in un luogo magico attraverso un ponte, il deserto roccioso orientale; a tratti inospitale e quasi insormontabile.
Il paesaggio per molte ore del viaggio è un susseguirsi di altipiani rocciosi attraversati da uadi inariditi.
Sono luoghi densi di silenzio, mete ideali per i beduini, gli asceti, i religiosi, gli avventurosi, i temerari.
Qui un tempo i faraoni estraevano dal sottosuolo enormi ricchezze come merce di scambio per contrattazioni commerciali ed i romani, successivamente, da questo territorio ne estraevano il porfido da imbarcare verso Roma. Era la materia prima per la realizzazione dei busti imperiali.
Partire nelle prime ore del mattino muniti di tanta acqua è fondamentale perché le temperature sopratutto nelle ore centrali sono assuefanti e lungo il tragitto sarà possibile sostare soltanto una volta in un area di ristoro rudimentale dove riposarsi e contrattare per l’acquisto di qualsiasi bene.
Come ha ben descritto Jean Cocteau: in Egitto niente si decide e nulla si paga senza assumere atteggiamenti misteriosi e senza che il più ingenuo mercato prenda l’aspetto di losco traffico. Il più piccolo acquisto richiede una sceneggiatura fatta di occhiate e di conciliaboli.
Con gli occhi colmi di giallo ocra , colore del territorio, ripartirà il pullman lasciando dietro di se solo polvere; a distanze di km pattuglie della polizia controlleranno la sicurezza del percorso ricordandovi, così, che l’Egitto da sempre ha dovuto cercare di difendere il suo territorio e non ultimo per importanza “il turismo”, motore dell’economia.

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Dopo 4 ore circa di percorso arriverete a Edfu ed il paesaggio da roccioso diventerà rigoglioso di vegetazione perché siamo sul Nilo.
In territorio egiziano ha andamento rettilineo da sud a nord; giunti a Edfu il fiume a nord va verso Luxor mentre a sud verso Aswan.
Sacro per gli abitanti del luogo; si sviluppa attorno ad esso una ricca fascia di terra coltivata a palme da dattero, canna da zucchero e banane.
I vostri occhi si poseranno nei primi agglomerati urbani che solo la sua presenza ha reso possibili. Una carellata d’immagini rimarranno indelebili nella vostra memoria: case fatte di mattoni crudi, uomini con le tuniche seduti in “bar locali” a bere il tè e fumare narghilè su sedie improvvisate davanti a tavolini arrugginiti, riti intramontabili che nemmeno la modernità ha portato via, macellerie all’aperto con in mostra la mercanzia incuranti delle norme sanitarie. Il barbiere lo riconoscerete solo perché potrete guardarci dentro; un’unica sedia, davanti uno specchio, le pareti colorate di quell’azzurro che tanto abbiamo visto dipinto negli occhi delle antiche egiziane.
I negozi non hanno vetrine, sono spazi aperti al mondo dove tutti entrano, tutti contrattano, tutti sembrano persi a raccontarsi qualcosa.
Lungo la strada contadini vestiti di bianco trasportano il loro raccolto su carretti trainati da asini.
Nel tragitto, disseminato qua e là, qualche reperto archeologico portato dall’occidente; il marchio coca cola e note marche di case automobilistiche stonano con l’ambiente circostante.
Il rumore di un clacson vi riporterà alla realtà ricordandovi che siete arrivati a Luxor, l’antica Tebe, città che vive prevalentemente di turismo.
Anche qui il Nilo è il padrone della storia; sulla sua sponda orientale a celebrare il sorgere del sole ogni mattina furono costruiti i templi in onore del dio locale Amon-Ra, sulla sponda occidentale, invece, si estendeva la terra dei defunti dove il sole scendeva la sera.
L’atmosfera vittoriana di alcuni hotel in città, quando solo la grande borghesia poteva permettersi viaggi di questo tipo si alterna alla grande ricchezza che la civiltà egiziana ci ha lasciato.
Il lungo viale delle sfingi che arriva fino al pilone principale del tempio di Luxor un tempo si estendeva fino a Karnak, 3 km a nord.
Karnak, costruita in varie fasi per oltre 1500 anni non era solo un luogo di culto ma anche la residenza dei faraoni, centro amministrativo e sede riservata solo ai sacerdoti ed ai membri reali.
All’apparenza semplici, monocromatici e lineari, i templi, sono imponenti, testimonianza di un passato glorioso al quale è impossibile rimanere indifferenti.
La luce più’ tenue del tardo pomeriggio si riflette sui mattoni dei templi donando un’atmosfera che nessun film o libro sia ancora riuscito ad immortalare come solo l’occhio umano sa fare.
Dall’altra parte del Nilo, sulla sponda occidentale, attraversato a bordo di una feluca egiziana intravederete i Colossi di Memnone. Seduti in una radura polverosa, unici superstiti di ciò che rimane di uno dei più’ grandi templi egizi, famosi nell’antichità perché il più settentrionale dei due all’alba emetteva un suono.
Lungo questo tragitto potrete prendere la bicicletta se avete gambe buone o affidarvi ad un taxi e non ultimo al pullman di vecchia generazione. Vi condurranno alla Valle dei re e delle Regine, il tempio di Hatshepsut costruiti in una zona arida e arsa dal sole.
Sarete assaliti dal caldo soffocante, dal brulicare di gente del posto che vuole vendervi qualsiasi cosa, sarete rincorsi per l’acquisto di una cartolina, per la scoperta di un tragitto non noto ai turisti, sarete colpiti dal profondo sguardo che solo un popolo arabo sa donarvi o perché no anche inquietarvi, vi troverete controvoglia a contrattare una pashmina perchè la polvere ed il vento sono insopportabili. Resisterete, andrete avanti perchè avrete difronte una delle più’ grandi meraviglie che la storia ci ha lasciato e per la quale ancora essa lavora. Le tombe dei grandi faraoni e di personaggi importanti non sono ancora tutte state scoperte, gli archeologi vivono queste ricerche come una missione alla quale tutti dovremmo essere grati, non ultima la grande scoperta di due possibili stanze segrete nella tomba di Tutankhamon. Tutti sperano sia la tanto ricercata tomba di Nefertiti anche se il Ministro delle antichità egiziane Damati non esclude altre possibilità. I risultati per procedere all’apertura degli spazi saranno resi noti proprio in questi giorni e avrete cosi’ la possibilità di assistere alla grande scoperta del secolo o nel peggiore dei casi a capire cosa significa lasciare il proprio cuore in Egitto.
Al prossimo Archeoviaggio.

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BIBLIOGRAFIA:

HUMPHREYS A., Le Guide Traveler di National Geographic. Egitto, trad.it. Valeria Cortese e C.T.M. Vercelli, White Stars, 2002 (ed.orig. National Geographic Traveler. Egypt, National Geographic Society, 2001).

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