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Alla scoperta dei piccoli migratori del Parco del Taro

Alla scoperta dei piccoli migratori del Parco del Taro

parco del taro 1

 

di Silvio Voltazza. 

 

     Nei giorni scorsi presso l’oasi Le Chiesuole a Madregolo di Collecchio (PR), si è svolto “Migratori in movimento”, evento che si svolge due volte l’anno, in primavera e in autunno. Durante quest’uscita è possibile avvicinarsi al mondo sonoro e variopinto degli uccelli e capire quali tecniche vengono utilizzate per riconoscere le specie, misurarle e ricostruire le affascinanti rotte delle migrazioni, guidati dal guardiaparco.

L’oasi, che si trova all’interno del Parco Fluviale del Taro è fondamentalmente composta da grandi laghi di cava circondati da una rigogliosa vegetazione, che offre sosta e riparo a numerose specie di uccelli, fra cui i piccoli migratori, come rondini, topini e balestrucci, ma è possibile vedere anche cormorani, germani reali, oche selvatiche e altre specie di passaggio. Ed è proprio nel periodo primaverile che i piccoli migratori tornano in Europa a riprodursi e l’oasi Le Chiesuole sono una delle stazioni di inanellamento per il censimento di queste specie di uccelli.

Nel Parco l’attività di inanellamento degli uccelli è iniziata negli anni ’80 e continua tutt’ora: dal 2011 è stata attivata la stazione delle Chiesuole, e sono state installate strutture per la fruizione pubblica, come una torre di osservazione ed un capanno per il birdwatching, ed è inoltre utilizzata anche per laboratori didattici. La cattura degli uccelli, che avviene ogni dieci giorni, avviene mediante l’uso di reti molto fini dette reti-foschia (dall’inglese mist – net), progettate appositamente per non arrecare danno all’animale, e che possono facilmente essere montate e smontate in breve tempo. Catturando gli uccelli per poi inanellarli si possono raccogliere molti dati diversi, come la determinazione del sesso e dell’età, la quantità di grasso accumulato dell’esemplare, lo stato della muta e molti altri. Tutti questi parametri vengono poi accumulati e finiscono nelle banche dati, e rendono possibile lo studio dell’andamento delle popolazioni e il tasso di crescita delle diverse specie.

parco del taro 3

Il ruolo di coordinamento di quest’attività è svolto dall’I.S.P.R.A. (ex Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), che abilita i ricercatori, organizza i dati provenienti dalle varie stazioni di inanellamento e promuove corsi per aggiornare le tecniche di rilievo biometrico.

L’attività di inanellamento – afferma il guardiaparco Renato Carini – ha lo scopo principale di acquisire conoscenze a scopo conservativo: conoscere le dinamiche di popolazione della specie è un modo per capire dove possono esserci dei problemi, e quindi dove intervenire. Poi si implementa la banca dati, si svolgono attività educative e divulgative, dove le persone possono conoscere l’area protetta ed entrare in contatto con degli esseri che normalmente è molto difficile incontrare, come il luì piccolo, ma anche molte altre specie di piccoli volatili, dal peso di una decina di grammi, che negli ambienti urbanizzati è quasi impossibile scorgere. Oltre all’inanellamento il Parco svolge altre attività, come la gestione del territorio, della sentieristica, delle strutture come i centri visite, quelli di recupero fauna, e così via. Le aree come Le Chiesuole sono aree naturalistiche dove si svolge l’attività di conservazione, ma anche di fruizione, con apertura al pubblico quando le condizioni lo permettono. Molte persone ignorano il fatto che a pochi chilometri da una grande città come Parma esista un posto come quest’oasi: sono posti belli, dove è possibile restare in silenzio, ascoltare la natura, vedere gli animali e il segno del loro passaggio. Un po’ di natura fa sempre bene!”.

L’attività di inanellatore potrebbe forse sembrare noiosa e ripetitiva, ma permette a volte di scoprire storie eccezionali. Una berta minore del Galles è stata inanellata già adulta nel 1957, per poi essere ricatturata nel 2002: aveva quindi più di 45 anni; una sterna comune ha viaggiato dalla Svezia alla Nuova Zelanda nell’autunno 2003, percorrendo circa 20.000 chilometri. Per quanto riguarda il Parco del Taro, tra i riscontri più interessanti vi è la ricattura di una rondine inanellata in Nigeria e due luì piccoli con anello sloveno; inoltre un lucherino inanellato a Ozzano Taro è stato ricatturato in Germania, mentre una sterna nata nel parco è stata ricatturata in Germania.

In totale nella stazione delle Chiesuole le catture, dal 2011 ad oggi, sono state circa 1500, per un totale di oltre cinquanta specie, dalle più comuni come capinera e cinciarella, a quelle più rare come pettazzurro e bigarella.

Per chi fosse interessato a questa e alle altre numerose iniziative del Parco è possibile consultare il sito http://www.parchidelducato.it/.

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