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SETUFOSSIUNVIAGGIO: CONSERVAZIONE DI POMPEI ED ERCOLANO

SETUFOSSIUNVIAGGIO: CONSERVAZIONE DI POMPEI ED ERCOLANO
di Sara Milani

Pompei; la più’ grande testimonianza che l’antichità ci ha lasciato. Ercolano più piccola, ma ricca di dettagli che neanche il tempo ha cancellato.

Entrambe le città subirono l’ira del Vesuvio, il vulcano che il 24 agosto del 79 d.c si svegliò da un lungo sonno e le travolse cancellandone ogni segno di vita così tanto che per molto tempo se ne perse la memoria. Difatti Pompei rimase per molto tempo sepolta da uno strato di cenere e lapilli mentre Ercolano da una colata di fango e lava.

Solamente nel 1748 grazie all’ordine di re Carlo III di Borbone iniziarono ufficialmente gli scavi dell’area archeologica di Pompei grazie ad un ritrovamento casuale del teatro.

Dai primi scavi ci si rese immediatamente conto di quanto importante fosse il patrimonio che veniva alla luce ma il lavoro più razionale e continuativo, suddividendo la cittadina in regi ed isolati, senza la ricerca spasmodica degli edifici più importanti ma cercando di far emergere ogni reperto,fu diretto nel 1860 da Giuseppe Fiorelli. Pompei, 66 ettari di testimonianza dei quali 45 già scavati.

A Giuseppe Fiorelli dobbiamo l’utilizzo della colata di gesso liquido nei vuoti lasciati nel banco di cenere ricavandone così gli strazianti corpi dei morti ma anche elementi che ci hanno permesso di ricostruire la vita privata degli antichi abitanti.

Delle due, Ercolano, i cui scavi erano iniziati intorno alla metà nel 1700, addirittura pochi ani prima , implicavano difficoltà più complesse nel gestire i lavori tanto che a Pompei, al contrario, erano molto più semplici e permisero a quest’ultima di emergere sempre di più.

Molti si approcciano a Pompei, complici alcuni avvenimenti accaduti negli ultimi anni , con questa domanda: è così malandata Pompei?, la risposta occorre darsela partendo con un po’ di nozioni in più sull’archeologia ed andandoci ora, nel 2016 o negli anni a venire (rimaniamo ottimisti), perchè se è vero che il brutto fa sempre più notizia del bello oppure il male ci fa stare più incollati ad uno schermo televisivo, figuriamoci ad un tablet, pc, laptop o smartphone è anche vero che la sorpresa positiva ci lascia sicuramente un impatto migliore sul nostro vivere quotidiano.

Questo sito: http://open.pompeiisites.org/# ancora in elaborazione fa della trasparenza il suo ambizioso progetto perché la Direzione generale del Grande Progetto Pompei  ha deciso di intraprendere la strada degli open data. Qualsiasi informazione precisa d’intervento, economica, di organizzazione è possibile consultarla online e verificare personalmente ciò che si cerca.

Pompei; esterni.

Entrare a Pompei ora è vedere che finalmente qualcosa sta funzionando, le antiche strade romane sono perfettamente pulite, la maggior parte delle domus alternate a fasi di restauro sembrano donarci integro un passato che si può’ rivivere ed immaginare. Trascorsa un’ora buona di visita, necessaria per renderci conto che siamo immersi nella storia, si ha la sensazione che nell’antica città i suoi abitanti se ne siano andati per un attimo lasciando le porte aperte delle loro domus nelle quali si vedono gli affreschi dei vari stili pompeiani. L’atrio; l’ambiente sul quale si aprono le stanze principali e nel quale si accedeva dalla strada con un corridoio ci regala decorazioni sulle pareti, l’impluvio; bacino quadrangolare per la raccolta dell’acqua piovana, il Tablino; l’ambiente principale della casa, l’ufficio del padrone di casa dove si ricevevano i clienti, un tempo camera da letto del proprietario, il Peristilio; cortile circondato da porticati, il Triclinio; la sala da pranzo della casa romana. In alcune domus è perfettamente visibile il Larario; edicola nella quale stavano le statue dei Larii, divinità protettrici della casa, gli antenati.

Con occhio attendo s’intravedono ancora le scritte incise sui muri lasciate dai suoi abitanti, legate ad argomenti sessuali, particolarmente visibili nei lupanari (case chiuse) o delle vere e proprie iscrizioni commerciali e politiche; sono prove che raccontano storie, storie di gente comune, la cui vita è stata interrotta bruscamente. Lo testimoniano le posizioni dei corpi recuperati grazie al metodo di Fiorelli; chi abbracciato alla madre, chi rannicchiato, chi con le braccia sopra la testa per difendersi, chi sembra dormire dolcemente, chi con appresso i propri averi.

Segnaletiche precise ci aiutano a capire l’importanza dell’ennesimo regalo che l’Italia fa al mondo.

Stavolta funziona, Pompei, ai miei occhi, mi stupisce. Se è vero che molti l’hanno sempre difesa sostenendo che comunque come una città è difficile parlare di conservazione perché è soggetta, essendo all’aria aperta, a numerose sfide, ci si accorge che c’è una cura, un lavoro costante.

Anche se neofiti, ci si accorge degli archeologi, dei restauratori, gli operai specializzati che si aggirano silenziosamente a sistemare il sito. Ci si accorge che gli interventi sono a regola d’arte.

Qui non è un’inaugurazione a portare tanta cura ma un lavoro costante.

Dopo cinque ore di visita mi fermo ad osservare una delle tante fontane pubbliche antiche e m’imbatto in un operaio del sito. Sollevata, perché partita prima di visitare il sito con delle basse aspettative gli dico: <<I lavori procedono velocemente, complimenti >>, lui mi sorride sarcasticamente quasi volesse dirmi molto di più, e mi dice: << Ora, alternano aperture a chiusure. Ripassate tra cinque anni, allora tutto sarà aperto>>.

Molte zone sono ancora soggette a recupero, occorre più tempo?. Il personale è ancora troppo poco?. Prima del Grande Progetto Pompei, vero e proprio ultimatum della Comunità Europea al nostro paese, cosa si è fatto?.

Pompei: particolari delle domus.

La risposta la trovo ad Ercolano. La piccola “perla” custode di domus romane integre per piani e con ancora visibili i legni bruciati dalla copertura della lava, mi sembra più incolta, più trascurata.

Qui non vedo lo stesso brulicare di lavori che Pompei mi ha positivamente lasciato, qui trovo pochi custodi, segnaletiche davanti a case sbarrate e chiuse, non posso intravedere molto.

Attorno ai pavimenti in mosaico di alcune case cresce l’erba, le terme del foro sono chiuse, un cartello ci indica che il motivo è a causa di mancanza di personale. Cosi’, io e voi non riusciamo a visitare ciò che erano i bagni pubblici dell’antica città divise in settore maschile e femminile e la pavimentazione antica a mosaico raffigurante elementi marini.

Non riusciamo a vedere, per lo stesso motivo, neppure la casa dei Cervi e la casa dell’Atrio a mosaico. Chiuse.

Da un’altra porta chiusa in legno riesco ad intravedere la casa del mobilio carbonizzato dove si conserva ancora al suo posto il mobilio in legno; un letto triclinare e una piccola mensa.

Nel sito di http://open.pompeiisites.org/ è documentato :

L’art. 1, comma 4, della L. 112/2013 dispone la costituzione di una struttura ad hoc per il rilancio economico-sociale e la riqualificazione ambientale e urbanistica dei comuni interessati dal piano di gestione del sito Unesco «Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata», nonché per potenziare l’attrattività turistica dell’intera area.

Tale struttura, dotata di autonomia amministrativa e contabile, è denominata Unità “Grande Pompei” (UGP); assicura lo svolgimento in collaborazione delle attività di interesse comune delle amministrazioni pubbliche coinvolte e la convergenza in un’unica sede decisionale di tutte le decisioni amministrative necessarie alla realizzazione dei piani, dei progetti e degli interventi strumentali al conseguimento degli obiettivi di rilancio economico-sociale e di riqualificazione suddetti. [Continua] .

Ad Ercolano sembra mancare ancora un’intervento preciso. Si può fare ancora molto di più.

Cosa può farci azzardare questa affermazione quasi presuntuosa?, c’è lo dimostra proprio Pompei con il suo nuovo ordine.

Se da tempo, Ercolano è considerata da molti un tesoro ben custodito oggi la differenza riservata alle città è ben visibile. Il degrado è ancora ovunque. L’impressione è che sia stata data poca importanza, la stessa che i turisti danno nel fotografare i morti dell’eruzione adagiati nei granai.

Mi sposto, non riesco, mi sembra di rubare qualcosa. Avrei preferito testi specifici, interattivi o non, avrei voluto vedere le case aperte, avrei voluto capire perché quel mosaico antichissimo e cosi’ sporco da non riuscire più a vedere i motivi geometrici, avrei voluto vedere personale.

É del 01/05/2016, la conferma già preannunciata dal premier di un piano di finanziamenti confermati dal Cipe per la cultura e la ricerca: 1 miliardo per la Cultura ed il Turismo e 2,5 per la Ricerca con tanto di dichiarazione su un’Italia che va avanti. In questa Italia che va avanti sarà contemplata anche Ercolano .

Speriamo che non vengano dimenticati tutti quei siti che per noncuranza, o non necessari a strategie politiche non vedono la luce dei riflettori e che solo un’attenta osservazione in loco ed amore per l’arte possono portare alla luce.

 

 

Ercolano

 

 

BIBLIOGRAFIA:

Maiuri S., Evoè Pompei, in “FMR”, a. X, n.48, gennaio-febbraio1987, pp. 90-106,

SITOGRAFIA:

http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?idSezione=354

http://open.pompeiisites.org/#

http://www.pompeionline.net/

(http://www.huffingtonpost.it/2014/03/11/sueddeutsche-zeitung-bastona-italia-pompei-vergogna-nazionale_n_4941350.html)

FOTOGRAFIE:

Milani. S.

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