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Raffineria di Falconara Marittima (AN), rischi per la salute della popolazione?

Raffineria di Falconara Marittima (AN), rischi per la salute della popolazione?

di Sara Santini

 

La Raffineria del Gruppo API di Ancona, è un impianto petrolchimico. Si trova a Falconara Marittima, in provincia di Ancona, dove sorge dal 1950.

Si sviluppa su una superficie di 700 000 m², e attualmente ha raggiunto una capacità di lavorazione di 3 900 000 tonn/anno (pari a 85 000 barili/g), con una capacità di stoccaggio di oltre 1 500 000 metri cubi, secondo quanto risulta dal sito internet della stessa società.

La società ha dato lavoro per oltre mezzo secolo agli abitanti della zona, ma non solo, diventando il simbolo della cittadina marchigiana. Non ha però mai smesso di essere al centro di denunce per quanto riguarda i rischi sanitari per chi vive a ridosso degli impianti. E se la stessa società sostiene di essere una delle più moderne e avanzate tecnologicamente in Italia con una certificazione per la tutela ambientale ISO 14001, per la sicurezza OHSAS 18001, per la qualità ISO 9002, non sono mancate negli anni statistiche che hanno rilevato la pericolosità per l’ambiente della raffineria.

Diversi sono i comitati nati a tutela della salute degli abitanti della zona che periodicamente denunciano anomalie, forti rumori provenienti dalla raffineria o esalazioni, nella preoccupazione che si tratti di situazioni pericolose. E così hanno avuto origine il “Comitato del quartiere Fiumesino”, il “Comitato del quartiere Villanova”, e infine il “Comitato 25 agosto” che prende il nome dalla data di un incidente nella raffineria avvenuto nel 1999, in cui morirono due operai.

Nel 2009, il caso Api di Falconara è finito nel dossier di Legambiente “Mal’Aria industriale. Il libro bianco sull’inquinamento atmosferico dalle attività produttive in Italia”. Risulta infatti “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” ai sensi del D.Lgs 112/98 e della Legge regionale n. 305/2000. Secondo quanto riporta il dossier, il sito è responsabile dell’inquinamento atmosferico, oltre che delle emissioni di sostanze nocive (quali arsenico, cromo, piombo, ossido di zolfo, ossido di sodio ecc.), in misura estremamente maggiore rispetto, ad esempio, ai mezzi di trasporto. Citando il dossier:

Il sito, a causa della pesante contaminazione dei suoli e delle acque di falda con idrocarburi e metalli pesanti, è stato inserito nel programma nazionale delle bonifiche con l’Art. 14 della Legge 31 luglio 2002, n. 179. L’impianto è particolarmente a rischio sia per la sua attività industriale che per la sua ubicazione. Infatti a ridosso dell’impianto troviamo quartieri residenziali (Villanova e Fiumesino) la tratta ferroviaria Adriatica che fisicamente attraversa lo stesso, la strada statale SS16, oltre al Fiume Esino e al Mare Adriatico che vi confina e con l’aeroporto di Ancona-Falconara che si trova nell’immediata vicinanza”.

Nell’occasione la raffineria, rispose che la qualità dell’aria a Falconara era molto migliorata negli anni grazie agli ingenti investimenti per ambiente e sicurezza.

L’anno successivo l’area di Falconara è stata posta tra i 44 siti italiani più a rischio contaminazione, nell’ambito di uno studio, che faceva parte del programma strategico “Ambiente e Salute” finanziato dal Ministero della Salute, con dati statistici che presentavano eccessi riguardanti in particolare i casi di tumori al polmone.

Nel 2011, in seguito alla richiesta dei residenti, attraverso una Petizione popolare sottoscritta da 3.500 persone, è stata fatta richiesta alla Regione Marche di avviare un’indagine epidemiologica. L’analisi è stata condotta dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano in base ai decessi causati dai tumori nel sangue (leucemia, linfoma non Hodgkin e mieloma) nel periodo 1994-2003,  tra i residenti dei comuni di Falconara Marittima, Chiaravalle e Montemarciano che circondano il sito dell’API. È emerso che, in base ai dati raccolti, nell’area è esistito un problema di esposizione alla Raffineria associato ad eccesso di rischio di morte per leucemia e linfoma non Hodgkin, patologie relativamente rare, con un rischio particolarmente evidente per i soggetti che avevano domiciliato per più tempo entro i 4 km dalla sorgente inquinante. I risultati dell’Indagine Epidemiologica sulle leucemie a Falconara Marittima, sono poi stati consegnati da cittadini ed associazioni alla Procura della Repubblica di Ancona. La richiesta era quella di accertare l’eventuale esistenza di responsabilità penali in relazione ai rischi sanitari passati e presenti  a cui è stata ed è esposta la popolazione. 

La stessa indagine però non è stata consegnata tempestivamente al Ministero della Salute da parte della Regione Marche, secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante il “Question Time” alla Camera del 5 novembre 2014.

Nello stesso periodo il deputato falconarese, Emanuele Lodolini, ha predisposto una specifica interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della salute, per richiedere l’istituzione dei registri di mortalità, tumore e altre patologie quali provvedimenti urgenti.

Il Ministero era a parziale conoscenza della situazione di Falconara Marittima in base a quanto emerso dal Progetto Sentieri, condotto dall’Istituto Superiore della Sanità e finanziato dal Ministero della Salute, da cui risultano alcuni eccessi, presenti nell’area comunale, di tumori pleurici maligni, o mesoteliomi (dato statisticamente significativo), i tumori emolinfopoietici (dato anch’esso statisticamente significativo quando considerato in particolari periodi temporali), i tumori della vescica (non significativi tuttavia nelle analisi citate), i tumori della laringe (non significativi), i melanomi”.

 Tra il 29 febbraio e il 16 marzo 2016, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha avviato un Circuito di Interconfronto con diciassette Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali e provinciali, sulle misure degli inquinanti gassosi.

Si attendono ancora i risultati, ma i comitati cittadini e le associazioni continuano a monitorare il funzionamento della raffineria, a documentare e denunciare le eventuali ambiguità e a sollecitare i controlli. Le ultime segnalazioni, nel corso dell’estate 2016, sono arrivate da parte dell’Associazione Ondaverde Onlus che ha chiesto alla Prefettura di Ancona e al Sindaco di Falconara Marittima spiegazioni riguardo a una presunta fuoriuscita di gas propano liquido dall’impianto per il carico delle autocisterne nella raffineria. Altre segnalazioni sono giunte a fine agosto; i cittadini lamentavano esalazioni nauseabonde in città.

La Foto in evidenza è a puro scopo dimostrativo di pubblico dominio : https://pixabay.com/it/industria-industriale-tessuto-406905/

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