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Architettura in funzione di società e ambiente

Architettura in funzione di società e ambiente

di Mariarosa Belsito

Purtroppo la regione Lazio è da tempo al centro dell’attenzione mediatica per diversi motivi.
Scosse di terremoto recenti e passate stanno scuotendo il cuore del “bel paese” dalle sue fondamenta.
Non mi riferisco solo all’ultimo tragico evento naturale che ha letteralmente raso al suolo piccoli borghi, ricchi di arte e storia, tra il Lazio e le Marche, ma anche al disfacimento morale che lentamente e inesorabilmente sta logorando l’immagine dell’Italia nel mondo.
Cosa resta della capitale dell’arte, della storia e della moda ? Roma è ancora un luogo ammirato e invidiato?
Probabilmente se lo chiedessimo direttamente ai suoi cittadini la risposta sarebbe un secco e deciso no.
Degli antichi fasti non è rimasto più nulla, solo metropolitane pericolose, servizi pubblici assenti, spazzatura straripante e tanti,tanti ratti…
Nel corso della sua storia recente si è verificato un black-out, qualcosa è andato storto e si è perso il senso del decoro e della bellezza.
E così mentre i media ci raccontano della sua fine rovinosa, un’altra area del vecchio continente mostra orgogliosa i frutti del suo silenzioso e continuo lavoro, mi riferisco alla Spagna.
Il suo è un percorso già iniziato negli anni Novanta, probabilmente sotto la guida di amministrazioni cittadine illuminate, che ha investito tutto il paese, da nord a sud.
Tante sono le città che hanno puntato  sulla bellezza, sull’architettura e sulla cultura e così facendo hanno messo in moto non solo la loro economia ma quella di tutta la nazione, nel rispetto dell’ambiente, valorizzando e razionalizzando tutti i quartieri cittadini.

Tra queste, Barcellona, città, dove gli anni Novanta sono stati un momento decisivo. Anno di svolta; il 1992, quando in occasione delle Olimpiadi, nella città sono stati realizzati interventi di ristrutturazione e rinnovamento, che ne hanno aumentato il suo fascino.
Grazie alla leadership illuminata del sindaco Pasqual Maragall, membro di spicco del partito socialista catalano, venne avviata un’imponente serie di opere pubbliche, che contribuì a rivitalizzare alcune zone come Montjuic e il fino ad allora trascurato lungomare.
Sull’onda del notevole successo ottenuto con la riqualificazione effettuata per le Olimpiadi, l’amministrazione di Barcellona ha proseguito nell’opera di recupero dei quartieri popolari.
Nel quartiere El Raval – anche se  ha ancora oggi alcune zone piuttosto malfamate – abbiamo assistito all’apertura dello straordinario MACBA (Museu d’Art Contemporani de Barcelona), progettato da Richard Meier nel 1995, alla creazione della Filmoteca de Catalunya, inaugurata nel 2012.
Il trasferimento della  Filmoteca de Catalunya nel quartiere di Sarrià a quello di Raval fa parte del Revival del Raval,un progetto in atto volto a fare del quartiere uno dei centri culturali più influenti della Spagna.
Nell’ambito di questa iniziativa, i membri rappresentativi del MACBA, del Gran Teatre del Liceu, del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, della Biblioteca de Catalunya, di Arts Santa Mònica, del Virreina Centre de la Imatge, dell’Institut d’Estudis Catalans e della  Filmoteca de Catalunya si riuniscono ogni tre mesi al fine di tessere una rete culturale avente come nucleo di riferimento El Raval.
L’idea prevede che questi otto enti uniscano le risorse per allestire mostre accessorie, organizzare eventi culturali e lavorare insieme in progetti creativi.
Altro esempio è dato dal quartiere industriale di Poble Nou,che è stato reiventato come 22@ (=vint-i-dos arroba), un’area di 200 ettari trasformata in un modernissimo centro di tecologia e design.
Nel frattempo, aziende particolarmente innovative e architetture futuristiche (come il nuovissimo Museu del Disseny) continuano a riplasmare il paesaggio urbano di questa città in continua evoluzione.
La Catalogna, in generale, lancia nuove tendenze anche in altri ambiti, che vengono prontamente seguite dalle altre regioni del paese.
In particolare, il programma di Bike Sharing Bicing avviato nel 2007, è diventato un modello per tutte le iniziative che riguardano i trasporti sostenibili e la città continua a investire nell’energia verde (in modo particolare nell’energia solare e nei veicoli elettrici e ibridi).

El Gat

Bilbao, prima sotto il giogo dell’industria pesante (nel 1850 fu costruito il primo altoforno e da allora l’economia della città si concentrò soprattutto nella siderurgia e nell’industria navale), poi ridotta a un desolato paesaggio di aree dismesse (proprio questa mancanza di diversificazione provocò gravi conseguenze per Bilbao, quando ci fu la crisi industriale del 1975. Circa il 30% della popolazione attiva era disoccupata e gli impianti chiusi e abbandonati davano un’immagine di forte degrado non solo economico, ma anche urbanistico e ambientale, che sembrava impossibile sanare), oggi, grazie alla tenacia degli amministratori locali e ad alcuni investimenti privati, ha profondamente cambiato la sua immagine.
Simbolo di questa rinascita è l’avvenieristico edificio dalla copertura in titanio del Museo Guggenheim.
Il Museo Guggenheim di Bilbao, inaugurato nel 1997, ha traghettato l’architettura moderna e la città, nel XXI secolo.
Come tutti i grandi architetti, il canadese Frank Gehry ha progettato il Guggenheim tenendo sempre in considerazione il contesto storico e geografico.
Il sito dove ora sorge il museo era un’area industriale dismessa, parte del vecchio quartiere dei magazzini, che stavano andando in rovina lungo le sponde del fiume  Nerviòn.
Le industrie che un tempo avevano fatto la ricchezza della città (le costruzioni navali e la pesca) si conciliavano alla perfezione con gli interessi personali di  Gehry, che in opere precedenti aveva già fatto uso di materiali industriali.
Il museo fa parte di un piano di rivalutazione urbanistica della città, iniziato nel 1989, che comprende un palazzo dei congressi, un aeroporto internazionale, una nuova metropolitana e un piano di sistemazione delle rive del fiume.
Il museo occupa complessivamente 24.000 mq, di cui 10.600 mq. sono spazi espositivi e risulta composto da una serie di volumi interconnessi in modo spettacolare.
L’impatto con l’ambiente circostante risulta di sicuro forte, ma contemporamente non a tal punto da creare un effetto ottico disturbante, anzi l’imponente struttura si sposa al contesto con grazia e lineare eleganza, anche per via del materiale di cui è rivestita.
Ha offerto una spinta alla palingenesi di Bilbao, per la verità già in corso, ha dato impulso a nuovi progetti e collocato stabilmente la città basca alla ribalta nel panorama artistico e nel turismo.
La ristrutturazione ha riguardato il territorio  (infrastrutture), l’economia (settore terziario, polo informatico) e industriale (riconversione).
La bonifica è stato il primo obiettivo, finanziata soprattutto dal pubblico; l’area industriale non è stata eliminata ma razionalizzata e spostata; il fiume Nerviòn è stato reinventato come una vera e propria infrastruttura, localizzando in prossimità delle sue sponde delle nuove attività, prevalentemente a carattere ludico, commerciale, culturale e residenziale.
Tra i principali interventi realizzati: l’ampliamento del porto; la nuova metropolitana costruita con materiali innovativi e che utilizza solo energia verde per muoversi; un nuovo aeroporto; ristrutturazione stradale con materiali moderni ( ad esempio i pavimenti della via Lutxana in grado di assorbire il diossido di carbonio); la costruzione di un eccellente sistema tramviario, il cosiddetto Euskotran, un tram ecologico, pulito e all’avanguardia; la costruzione di nuovi ponti di attraversamento in grado di restituire la comunicazione tra i fronti urbani che si affacciano sulle rive del fiume.
In generale, il progetto di riqualificazione urbana di Bilbao ha prodotto nel corso degli anni, un netto miglioramento della qualità della vita; l’aumento esponenziale dei posti di lavoro; nuove attività economiche e culturali, in grado di calamitare visitatori da ogni parte del mondo; ha rafforzato l’identità regionale; ha comportato per i suoi cittadini benessere ed un ambiente più sano in cui condurre la propria vita.

A Madrid, la stazione ferroviaria di Atocha è uno dei tanti esempi di area cittadina sapientemente riqualificata, purtroppo è divenuta molto nota ed è apparsa sulle pagine dei giornali di tutto il mondo quando nel 2004 è stata tragicamente luogo di un attentato terroristico di matrice islamica che ha causato la morte di 192 civili inermi.
Al di là di questo doloroso e (assurdo) accadimento, questo spazio cittadino merita di essere visitato, come tutti gli altri beni artistici e storici di cui è ricca Madrid.
Sicuramente dopo una visita al vicino museo Centro de Arte Reina Sofia è un’ottima idea prendere di nuovo ossigeno nell’oasi Atocha.
Sì, proprio così, si tratta di un giardino tropicale inondato di luce, dove ora trovano spazio più di 300 specie di piante, oltre ad alcune tartarughe; in aggiunta sono stati aperti negozi, caffè e uffici informazioni dei treni Renfe.
I lavori sono iniziati nel 1992, quando l’ala nord-ovest dell’Antigua Estaciòn de Atocha fu oggetto di una stupefacente opera di ristrutturazione. Il progetto porta la firma dell’architetto Rafael Moneo.
Con la realizzazione di questa notevole opera edilizia l’architetto mirava a creare uno spazio in stile completamente contemporaneo all’interno dell’imponente struttura in vetro e ferro battuto risalente al XIX secolo, che tuttavia mantenesse il fascino tipico delle grandiose stazioni ferroviarie europee del passato.
Il giardino, che ha preso il posto dei vecchi treni occupa la bellezza di circa 4.000 mq. Una vera sorpresa per i viaggiatori!.
A questa area è stata dunque affidata una nuova funzione, quella di rigenerare chiunque si trovi a passare di qui.

Sempre pronta alle innovazioni, Valencia ha deviato il corso del fiume Turia, soggetto a esondazioni, verso la periferia della città e ha trasformato il vecchio alveo del fiume in una meravigliosa striscia verde di parchi che attraversa la città e dove sono stati eretti gli straordinari edifici futuristici della Ciudad de las Artes y las Ciencias, che si estende su una superficie di 35.000 mq. .
L’intero complesso è stato progettato dal celebre architetto locale Santiago Calatrava.
Il Jardì del Turia è un parco di 110 ettari ed è stato realizzato nel 1986. Questa area verde ospita oggi numerosi parchi,  fra cui il Parc Gulliver, campi sportivi, il giardino botanico e la già menzionata  Ciudad de las Artes y las Ciencias.
Quello che oggi rappresenta uno degli orgogli più forti per i valenciani, un tempo stava per convertirsi in un progetto autostradale, infatti il Ministero dei Lavori Pubblici spagnolo pianificò di trasformare il vecchio letto del fiume in una lunghissima autostrada, che sarebbe stata il prolungamento della già esistente Madrid-Valencia arrivando così fino al mare.
Nei due anni successivi alla presentazione del progetto si alimentò un’infuocata campagna di protesta cittadina, a tal punto da fermare quanto pianificato dal Governo. Di fronte alle rimostranze popolari questa prima idea fu subito bocciata. Il progetto cambiò direzione e si decise di trasformare il letto del fiume in un giardino.
Tutt’ora quest’ultimo rappresenta una grande attrazione non solo per i turisti, ma anche per gli abitanti della città.
Infatti è possibile viverlo utilizzando le strutture sportive all’ interno costruite (calcio, rughby, tennis, softball, baseball e piscine), passeggiando e correndo in mezzo a palme, pini e svariati alberi che fanno dell’antico fiume come un polmone verde per la città, con vantaggi anche per l’inquinamento acustico.
La trasformazione dell’antico alveo del Turia ha portato negli anni a una progressiva riqualificazione dei quartieri prospicienti il fiume, a iniziare dal Barrio El Carmèn,che rappresenta un po’ il cuore pulsante della vita della città.
Si è così innestato nel tessuto urbano uno spazio inedito di socialità e condivisione, che ha modificato l’immagine stessa di Valencia.

Siviglia ha vissuto il suo siglo de oro nel 1492 grazie alla scoperta delle Americhe, evento che le permise, nel 1503, di ottenere il monopolio del commercio spagnolo per il Nuovo Mondo. Siviglia divenne una delle più grandi, ricche e cosmopolite città del mondo.
Questo florido periodo non era destinato a durare in eterno ed in seguito ad alterne vicende, tra cui quella del 1717, quando la casa de la contrataciòn (=casa della contrattazione, istituto governativo per il commercio con le Americhe) fu trasferita a Cadice, da quel momento la città non  riuscì a conservare il suo status.
La storia di questo centro urbano è molto più antica, basti pensare che è stato fondato dai Romani, dunque il suo patrimonio artistico è immenso e questa comunità avrebbe potuto facilmente adagiarsi sugli allori, ma ciò non è accaduto.
Infatti il nuovo secolo d’oro di Siviglia è stato inaugurato più di due decenni fa, con l’EXPO ’92, svoltasi per celebrare il quinto centenario della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo.
Come luogo per l’esposizione fu scelta l’area dell’ Isla de la Cartuja, un’isola sul Rìo Guadalaquivir, che per l’evento fu collegata al cuore della città nell’ambito di un gigantesco progetto di riqualificazione.
Gli imponenti padiglioni internazionali e le infrastrutture realizzate apposta per l’occasione, tra cui i suggestivi ponti Alamillo e Barqueta per collegare l’isola alla terraferma, riflettono la vocazione modernista dell’ EXPO ’92.
Fortemente decisa a percorrere questa strada, Siviglia è entrata nel XXI sec. accompagnata dall’intraprendenza del sindaco Alfredo Sànchez Monteseirìn (1999-2011), che ha affrontato con serio impegno i problemi relativi al cambiamento climatico e il rinnovamento urbanistico.
Nel giro di appena cinque anni,  Monteseirìn ha avviato la costruzione di una metropolitana, di un sistema tramviario in superficie, di un servizio comunale di noleggio biciclette e di un innovativo progetto di car-sharing con veicoli elettrici.
Il sindaco è stato, anche, un grande sostenitore della nuova icona architettonica di Siviglia, dalle forme audaci, il Metropol Parasol.
Quello che  colpisce di questa imponente struttura non sono le dimensioni, ma il valore in più che ha aggiunto al quartiere dove è sorta, Plaza de la Encarnaciòn, antica sede del mercato cittadino e successivamente occupata da un brutto parcheggio.
E se noi italiani ci preoccupiamo sempre molto dei reperti archeologici che possono venire alla luce da uno scavo, i sivigliani hanno abilmente collocato i resti romani, rinvenuti durante i lavori per le fondamenta, nella costruzione stessa,oggi, visibili presso il Museo Antiquarium, mentre al secondo piano si può passeggiare su una surreale passerella panoramica, che offre un’incantevole vista della città.
La struttura accoglie anche un’area adibita a mercato, un ristorante e uno spazio per concerti.
Questa enorme struttura in legno è stata realizzata dall’architetto tedesco Jurgen Mayer H.ed è stata inaugurata nel 2011. La realizzazione del progetto ha richiesto sei anni.

Spagna, dunque, come modello di riqualificazione urbana al quale il nostro Paese potrebbe ispirarsi.  Sarebbe bello poter pensare che le nostre città possano ritornare alle antiche glorie ed essere gestite nel rispetto dell’ambiente ma, allo stesso tempo,  funzionali per tutti i propri abitanti.

 

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