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Rimini fuori stagione

Rimini fuori stagione

Pubblichiamo oggi il primo dei cinque articoli che Pasquale Barbella – pubblicitario di fama internazionale – ha dedicato alla città di Rimini, raccontandola fuori dall’immaginario comune che la vede come una grande macchina turistica ma allo stesso tempo, cogliendo quelle qualità che la rendono così famosa e in fondo cara a tutti noi.

Buona Lettura.

 

di Pasquale Barbella

Rimini schiera lungo le sue spiagge e nel resto della città 1002 alberghi, che con l’aggiunta di residence, bed & breakfast, pensioni, ostelli, locande, case e appartamenti per vacanze, villaggi turistici, campeggi, luoghi di ospitalità religiosa e alloggi per studenti creano un sistema di circa 1300 strutture di accoglienza. Se cammini lungo viale Regina Elena e chiedi dove puoi trovare un tabaccaio, non ti dicono «tre isolati più avanti» ma «tre alberghi più avanti». Con 15 km di spiaggia, l’imponente assortimento di ristoranti, trattorie, pizzerie, bistrot, bar e gelaterie, le discoteche, i parchi giochi, i negozi e un inesauribile calendario di fiere e congressi, mostre, concerti e spettacoli d’ogni genere, Rimini ha le carte in regola per giustificare in pieno la sua fama di capitale delle vacanze. Si mangia bene (e troppo) dappertutto a prezzi più che digeribili. La gente è cordiale e simpatica. Non c’è da meravigliarsi se d’estate la città viene presa d’assalto da milioni di ospiti italiani e stranieri, di ogni età e condizione sociale. Molti buoni motivi per andarci, ma altrettanti per starne alla larga, se si è o si diventa allergici al carnaio, allo shopping e alle file di ombrelloni. Ma fuori stagione, Rimini è l’ideale anche per gli scorbutici come me. Il suo letargo non è mai così profondo da lasciarti smarrito in un deserto. Rimini fuori stagione è viva senza essere incasinata, e produce effetti positivi sull’equilibrio psichico, sulle proteine dell’umanesimo e sulla macchina fotografica. Storia e cultura prendono il sopravvento su creme solari e pedalò. Cesare, Augusto, Tiberio, Sigismondo Malatesta, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Federico Fellini e Hugo Pratt vegliano su di te. E, se proprio non sai cosa fare dopo esserti abbuffato di pesce fresco in un ristorante del porto, puoi sempre consultare il sito ufficiale del turismo riminese, www.riminiturismo.it: qualcosa da vedere o da fare non si nega a nessuno, in qualsiasi stagione.

Porta Montanara. Costruita nel I secolo a.C., era uno dei quattro ingressi dell’antica Ariminum insieme alle porte Romana, Gallica e Marina. In origine era composta da due archi in grossi blocchi di arenaria, dai quali transitavano separatamente carri e pedoni: il fornice di destra, distrutto dai bombardamenti nel 1943, fu rialzato e utilizzato per secoli come accesso alla città per le strade provenienti dall’entroterra, mentre quello di sinistra fu chiuso già nei primi secoli dell’impero e in seguito inglobato nel complesso delle “case rosse” dei Malatesta.

 

Tempietto di Sant’Antonio da Padova. Eretto nel 1518 e ricostruito dopo le distruzioni subite nel terremoto del 1672.

 

Piccole oasi nel centro storico.

 

Tempio Malatestiano. È il duomo di Rimini e una delle più alte espressioni dell’architettura italiana del Rinascimento. Fu costruita nella seconda metà del XIII secolo dall’ordine dei Francescani e divenne il luogo di sepoltura dei signori di Rimini. Nel 1450, per volere di Sigismondo Pandolfo Malatesta, l’antica chiesa fu trasformata in un monumento celebrativo che lo avrebbe reso immortale. L’incompiuta facciata in pietra d’Istria, capolavoro dell’architettura di Leon Battista Alberti, suggerisce l’idea prospettica di un arco di trionfo romano, sull’esempio dell’Arco d’Augusto e di quello di Costantino a Roma. Lungo i fianchi si allineano sette arcate a tutto sesto sostenute da pilastri, che accolgono le arche di poeti e intellettuali della corte malatestiana. L’interno, a un’unica grande navata affiancata da cappelle, è arricchito da opere d’arte di Agostino di Duccio, Giotto e Piero della Francesca e custodisce le tombe monumentali di Sigismondo e Isotta degli Atti.

 

Palazzo Massani, ora sede della Prefettura. L’edificio risale nella sua attuale struttura alla fine dell’800, quando il nobiluomo Guglielmo Massani ne assunse la proprietà e lo fece ridisegnare in stile neoclassico. Gravemente danneggiato dai bombardamenti, fu oggetto di una ricostruzione affrettata e lacunosa. Oggi appare completamente restaurato a cura di Paolo Beltrambini con un’area museale all’interno, dove si ammirano i resti di un’antica domus romana

«Servizio a tavola gratuito».

 

Un caffè in corso Quattro Novembre, a due passi dal Tempio Malatestiano. Fellini è onnipresente. Anche nell’odonomastica: via 8½, via Amarcord, via Il Bidone… Tutti i titoli della sua filmografia, nessuno escluso.

 

Porticato in piazza Tre Martiri, così denominata in memoria di tre giovani partigiani (Mario Cappelli, Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani) qui giustiziati il 16 agosto 1944. 

 

Un cippo cinquecentesco ricorda il discorso che Giulio Cesare avrebbe rivolto alle legioni dopo il passaggio del Rubicone: in sua memoria la piazza, che già ne portò il nome, ospita una statua bronzea, copia di un originale romano.

 

Corso d’Augusto. Attraversa il centro storico scorrendo dal Ponte di Tiberio all’Arco d’Augusto e connette piazza Cavour e piazza Tre Martiri.

 

A passeggio in piazza Tre Martiri.

 

Vetrine.

 

Torre dell’Orologio. Fu costruita nel 1547 sul luogo delle antiche beccherie e riedificata nel 1759 su progetto di Giovan Francesco Buonamici. Nel 1875 un’altra scossa determinò il crollo della cella campanaria, la cui ricostruzione, avvenuta solo nel 1933, restituì alla torre l’aspetto originario. La torre ha un orologio risalente al 1562, sotto il quale è posto un calendario perpetuo del 1750, decorato da formelle in terracotta raffiguranti i segni zodiacali, i mesi e le fasi lunari. 

 

Castel Sismondo prende il nome dal suo ideatore e costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), signore di Rimini e Fano. La struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo centrale del castello, originariamente difeso da un ulteriore giro di mura e da un fossato.

© Fotografie di Pasquale Barbella.

1 – Continua.

FONTE:http://interpab.blogspot.it/2016/10/rimini-fuori-stagione-1.html?view=timeslide

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