Select Page

La “Maison des Esclaves” e la Porta del Non Ritorno. Isola di Gorée – Dakar, Senegal

La  “Maison des Esclaves” e la Porta del Non Ritorno.  Isola di Gorée – Dakar, Senegal

di Aurora Galli

Prima di arrivare in Senegal non avevo mai sentito parlare di Gorée e, nonostante la sua forte valenza simbolica, pochi in Europa la conoscono. L’isola è nella baia di Dakar, a 3 chilometri dalla terraferma e a circa 20 minuti di navigazione dal porto della capitale. Per un lungo e doloroso periodo della storia dell’umanità l’isola di Gorée, poco più di 36 ettari, è stata uno dei punti focali dell’economia mondiale.

Qui infatti, tra il 1536 ed il 1848, anno di abolizione della schiavitù sui territori francesi, milioni di donne, uomini e bambini africani furono deportati da Gorée verso le Americhe e venduti come schiavi, inizialmente per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero e di cotone di spagnoli, portoghesi e olandesi ad Haiti e nei Caraibi. Milioni di persone in un flusso continuo durato più di 300 anni.

La tratta degli schiavi verso il Nuovo Mondo veniva praticata in tutta l’Africa Occidentale, soprattutto in Gambia, Benin, Ghana e Senegal a partire dal 1444, quando il portoghese Dinis Dias catturò i primi quattro prigionieri e li portò in schiavitù a Lagos. Alla cattura diretta, già nel 1450, si sostituì l’acquisto di schiavi dai mercanti arabi e dai capi tribù della Guinea. Nel 1552 il 10% della popolazione di Lisbona era composta da schiavi etiopi (attraverso la rotta araba), e neri dell’Africa occidentale. In città erano presenti circa 70 mercanti di uomini che ben presto estesero la loro attività anche ai possedimenti d’Oltremare, incrementando considerevolmente l’offerta di forza-lavoro.

In Senegal i principali punti di raccolta e smistamento degli schiavi erano St. Louis, Rufisque, Karabane e, in misura minore, l’Isola di Gorée. Per la sua posizione all’estremo occidente del continente africano l’isola è stata considerata dall’ Unesco l’avamposto delle deportazioni di massa e dal 1978 è Patrimonio dell’Umanità come Luogo della Memoria. Gorée e la sua “Casa degli Schiavi” sono il sito Unesco più visitato di tutta l’Africa Occidentale.

Per la sua posizione, facilmente difendibile, nei secoli l’isola fu contesa tra le superpotenze dell’epoca. Scoperta dai portoghesi nel 1444 fu occupata dalla marina olandese nel 1588 che chiamò il luogo “Goede Reede (buona rada)”, corrotto poi in “Gorée” dai francesi che ne presero possesso nel 1677. I senegalesi invece la chiamano “Bir” che in lingua locale significa “ventre di donna”. Nel 1785 il cavaliere de Boufflers, governatore francese del Senegal, vi spostò la residenza da Saint Louis, più a nord. Dopo un breve periodo di dominazione inglese, l’isola fu resa alla Francia nel 1817.

Gorée fu usata per gli imbarchi fino al 1848, quando, cessato per legge il commercio degli schiavi, perse di interesse strategico. Ora invece è una tappa obbligata per i turisti che arrivano a Dakar.

Molti però la visitano soprattutto per la bellezza dell’isola e delle case in stile coloniale, circondate dalle buganvillee in fiore, e per visitare il mercato dell’arte all’aperto, dove gli artisti locali espongono le loro coloratissime opere.

E’ infatti il luogo preferito di pittori, musicisti e scultori che spesso vi risiedono stabilmente, specialmente nella zona alta dell’isola, chiamata “Le Castel”. I musicisti di Gorée perpetuano la tradizione della musica djembé e della danza tradizionale locale. Gli abitanti sono circa 2.000, in prevalenza di religione musulmana, ma ci sono anche alcuni cattolici.

g

Mercato d’arte all’aperto – Isola di Gorée

v

Case di rue Malavois – Isola di Gorée

La “Maison des Esclaves” di Gorée, pur essendo stata realmente un luogo di transito degli schiavi, è soprattutto il simbolo di tutte le deportazioni dell’Africa occidentale. Costruita nel 1780 la casa era di proprietà della “signare” Anne Pépin, maîtresse del governatore de Boufflers.

“Signares” (nome derivato dal portoghese “senhoras”) venivano chiamate le donne locali che, specialmente durante il periodo della dominazione francese, si univano in matrimonio “à la mode du pays” con gli europei arrivati a Gorée, intanto che essi rimanevano sull’isola. I figli, meticci, e le stesse “signares” ben presto iniziarono a godere di un notevole prestigio sociale nella colonia. Spesso infatti i “mariti” francesi, tornati in patria dalle famiglie ufficiali, lasciavano tutte le loro proprietà, incluse le case di detenzione e commercio degli schiavi, alle loro “signares” che, di fatto, diventavano a loro volta ricche commercianti, limitatamente al traffico di esseri umani, come stabilito dalla legge.

Il potere e l’influenza di queste donne portarono ad un cambiamento radicale nei ruoli di genere della famiglia senegalese.

La “Maison des Esclaves” è una bella struttura a due piani. Al piano superiore, a cui si accede da un’elegante doppia scalinata, si trovano gli ampi appartamenti della “signare” Anne Pépin e della sua famiglia.

b

Scala di accesso all’appartamento della “signare” Anne Pèpin – Maison des Esclaves Isola di Gorée

Solo visitando le prigioni del pianterreno si percepiscono il dolore e la paura provati dalle centinaia di migliaia di persone transitate dalle celle buie e piccolissime dove uomini, donne e bambini, incatenati e divisi per sesso ed età, rimanevano in attesa di conoscere la loro sorte. Famiglie smembrate, giovani strappati alle loro case e al loro futuro. Gli uomini e i bambini più forti – apprezzatissimi erano i Mandinghi – e le donne e le bambine più belle, catturati in tutta l’Africa dell’ Ovest, dovevano oltrepassare la “Porta del Non Ritorno” per essere caricati a forza sulle navi negriere che li avrebbero trasportati verso una destinazione ignota: le Americhe.

Molti morivano nel viaggio. Come i migranti di oggi.

“La Porta del Non Ritorno” è alla fine di un lungo corridoio, stretto e buio, che si affaccia direttamente sul mare. Percorrerlo, cercando di immedesimarsi con le vittime di questo orrore (cosa peraltro impossibile) fa venire i brividi. I ribelli, i recalcitranti, i più deboli, venivano gettati vivi nelle acque sottostanti, sempre infestate dagli squali in attesa di nuove prede.

c

La Porta del Non Ritorno” – Maison des Esclaves – Isola di Gorée

d

La Porta del Non Ritorno” – Maison des Esclaves – Isola di Gorée

Sui muri della prigione, visitatori illustri e persone comuni hanno lasciato testimonianza dell’emozione provata in questo luogo, che non può lasciare indifferenti:

e

Scritte di visitatori sui muri della “Maison des Esclaves” – Isola di Gorée

Dopo il congresso di Vienna del 1815 ed il trattato di Aix-la-Chapelle del 1818, la tratta degli schiavi divenne legale “solamente” a bordo delle navi portoghesi e a sud dell’equatore. Con l’interdizione totale del traffico sulla costa ovest dell’Africa, i negrieri si spostarono ad est, a Zanzibar che, fino alla fine dell’800, divenne il nuovo centro mondiale di commercio degli schiavi.

La stagione della tratta di esseri umani a Gorée si chiuse definitivamente nel 1846 quando sull’isola vennero sbarcati 250 schiavi liberati al largo delle coste dell’Angola su una nave negriera illegale. Dopo 3 anni passati a Gorée questi esseri umani, finalmente liberi, chiesero di potersi stabilire in Gabon dove fondarono la città di Libreville.

f

Bambine al mercato di Gorée

About The Author

Leave a reply

Water Sponsor

Water Stories

Water Video

Loading...

Water Natura

UA-116066244-1