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Mami Wata e la sacralità dell’Acqua in Africa

Mami Wata e la sacralità dell’Acqua in Africa

di  Andress Kouakou

 

«Pensavano di avermi uccisa» e ride «dovevate vedere le loro facce sconvolte quando arrivati in Italia, mi hanno trovata sana e salva che ricevevo già cure.»

Kimia, giovane immigrata appena arrivata in Italia dalla sua patria natale, il Gabon, per le vie del mare, racconta la paura che ha sentito quando a pochi chilometri dal traguardo, si è sentita afferrare e buttare fuori dalla barca da alcuni dei suoi compagni di viaggio.

Una cosa premeditata, si…» continua Kimia «perché già durante la traversata del deserto, li sentivo complottare contro di me.

«All’inizio, si trattava di uno stupro collettivo ma il tentativo è fallito perché la notte della loro sadica impresa, c’è stata una sparatoria. Sono scappati via tutti ed io ero rimasta nuda lì nell’erba, nascondendomi quanto potevo. Ho continuato a chiamarla ma non c’era acqua.»

È così che per circa trenta minuti, la giovane gabonese ha raccontato a chi volesse sentire, la storia del suo viaggio verso l’Eldorado europeo. La “Lei” alla quale per quei 30 minuti, ha continuato a far riferimento, non è altro che la sua protettrice, creatura mistica delle acque alla quale è stata iniziata e che protegge lei, sua madre, sua nonna e tutte le altre donne che le precedono, comunemente chiamata Mammy Water in Africa.

Mammy Water o Mami Wata è una divinità acquatica del rito vaudou. Per via di lei e di tutti i suoi sudditi (nel profondo regno acquatico), l’acqua è considerato un elemento spaventoso nell’Africa occidentale e centrale. Si racconta che essa sia una bellissima donna dal corpo e dalla pelle perfetti.

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Dai capelli neri e lunghi che spazzola con un pettine d’oro. Le donne diventano le sue serve, gli uomini, i suoi mariti ai quali chiede fedeltà, riti e sacrifici.

L’uomo che incontra la strada di Mami Wata ha due possibilità: diventare ricco o conoscere la povertà assoluta. Ovviamente ci sono delle condizioni per quello che sceglie la ricchezza. Deve giurarle fedeltà, diventando suo marito. Ed è così che incontriamo il fenomeno di “matrimonio spirituale”. Un uomo sposato a Mami Wata, può stare con altre donne, ma non può stare con una sola nell’intento di sposarla. Perché quest’ultima diventerebbe sterile e tutti i suoi progetti andrebbero in fumo. In poche parole, infatuandosi dell’uomo di Mami Wata, ci si rovina la vita.

La donna, invece, le viene data alla nascita. Se la mamma è serva, la figlia lo diventerà raggiungendo una certa età. È come un segreto che si tramanda generazione dopo generazione. Queste serve, hanno ogni tanto dei riti da fare alla Dea. Devono indossare dei panni bianchi o rossi, dipende dal periodo dell’anno, dipingersi la faccia di Caolin e ballare sulla riva del mare. Entrano in trance, fase durante la quale, la Dea entra in possesso dei loro corpi e dà ordini alle sue serve.

Per quanto riguarda i sacrifici che devono essere fati dai due sessi, la Dea preferisce il cibo, l’alcol e l’oro.

Quelli che l’hanno sorpresa le poche volte che era rimasta più del solito sulla riva, dopo un rito, hanno affermato che sia mezza donna, mezza pesce, una sirena. Ma questo è nel caso che venga sorpresa altrimenti si presenta nelle sembianze di una donna dalla bellezza mai incontrata prima.

Di Mami Wata o di altre creature mistiche, se ne parla ad ogni ora del giorno in Africa. Ma solo i più curiosi o quelli che non sanno le ascoltano ancora.

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