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Una scelta di vita, un’idea di mondo: la storia di Paese Liberato

Una scelta di vita, un’idea di mondo: la storia di Paese Liberato

di Francesca Fontana

Secondo l’ultimo censimento Istat, sono almeno 6000 i borghi abbandonati in Italia. Un abbandono figlio dei cambiamenti, dei tempi e dei territori, e dietro al quale è possibile individuare diversi fattori – in primis economici, sociali, geo-morfologici. Negli ultimi anni, però, sono sempre di più le persone che, facendo “ritorno ai monti” o rimanendovi, desiderano riscoprire questi preziosi paesi. Come i giovani che nel 2015 da tutta Italia hanno raggiunto il Villaggio ecologico di Granara: un “luogo dove comandano la natura e i suoi elementi” e dove questo gruppo ha potuto riconoscersi e formarsi anzitutto per “la forte affinità di ideali e visioni”. Una trentina di persone, diverse per età, provenienza e status sociale, ma con un sogno comune: farsi comunità fedele alle relazioni e alla sostenibilità ambientale e trovare un borgo, da ripopolare e nel quale vivere. Da qui l’esplorazione in tutto il Paese. Oltre 70 i luoghi visitati in cerca di quello ideale.

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Una ricerca sentimentale e scientifica assieme perché condotta, oltre che sulla condivisione d’intenti e di idee, sulla base di determinate caratteristiche come: esposizione ottimale per l’agricoltura, presenza di acqua, facile raggiungibilità, presenza di terreni agricoli sufficientemente estesi, ampia dimensione degli spazi abitativi, possibilità di costruire ex novo attraverso tecniche della bioedilizia. L’intenzione, raccontata in modo dettagliato nello statuto dell’associazione, è quella di costruire un modello sociale ed economico che sia rispettoso degli individui e dell’ambiente, partendo dal recupero dell’esistente e cioè dalla riqualificazione di luoghi e strutture che portano con sé un passato da conservare, tutelare, difendere. Mettere nero su bianco tutte le idee, partecipare al raduno annuale di RIVE, incontrare realtà che vanno nella stessa direzione e confrontarsi periodicamente è stato per loro fondamentale così come fondamentale è stato diventare quasi subito associazione – Paese Liberato il nome – e individuare un paese che potesse essere base e sede. Dove? A Sommoripola, una piccola frazione del Comune di Licciana Nardi, in Lunigiana. È qui che, oggi, il progetto ha iniziato a prendere vita, diventando qualcosa di concreto, diventando casa.

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Diventando casa dopo che tutte le loro forze ed energie sono state qui spese per poter rendere edifici, boschi e terreni il posto giusto in cui vivere, produrre e crescere. Qui si ricicla e riusa, si coltiva e ci si aiuta, si lavora mentre si studia come sviluppare dalla bella esperienza un’attività più radicata, organizzata e remunerativa. Si pensano nuovi modelli, certo, ma a partire dagli antichi saperi, da tramandarsi e tramandare anche ai più piccoli: nella comunità si contano due bambini e un terzo, nuovo nato, è arrivato a fine 2016. Le difficoltà non mancano e non sono mancate, ma buona è ed è stata l’accoglienza di abitanti e amministratori tanto che i ‘liberanti’, in Lunigiana, sembrano espandersi – “anche perché, ci dicono, abbiamo bisogno di nuovi spazi”. Tanti i progetti in partenza o già attivi, sostenuti a oggi da redditi personali, lavoretti e autoproduzioni – dalle castagne alle torte, dalle tisane alle creme, dagli ortaggi alle creazioni artigianali. Per tutti i gusti, insomma, oltre che stagionali, handmade e, ovviamente, dall’ideazione ai mercati, sostenibili. Qualcuno può considerarli ‘fricchettoni’, ma se Ripola e altri paesi restano o tornano a esser vivi è anche per il coraggio di questi giovani: da conoscere oggi più che mai, come altri, in questo 2017 che è Anno dei Borghi.

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Foto in copertina by Reymark Franke – https://unsplash.com/search/nature?photo=Tz2ffSTNaKA.

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