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Da un continente all’altro. Il confine d’acqua a Istanbul

Da un continente all’altro. Il confine d’acqua a Istanbul

di  Chiara Campanini

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   Occidente e Oriente che s’incontrano e scontrano. Ma aldilà e oltre i confini idealmente segnati dalle due rive del Bosforo. Perchè Istanbul non è una città, ma un insieme di molte città. Panorama architettonico e contesto sociale cambiano infatti velocemente e radicalmente. Basta spostarsi di pochi metri da Taksim a Kasımpaşa oppure da Sultanahmet a Kadırga per scontrarsi con realtà profondamente diverse. Non è necessario quindi attraversare il Bosforo per cercare la parte più “orientale”, più “musulmana”, la parte più “vera”. Istanbul è tutta vera.

Sia nella parte europea che in quella asiatica troviamo quartieri più conservatori e quartieri più moderni, zone ricche di storia e zone votate allo shopping, zone di considerevole mescolanza religiosa e graziosi villaggi sul Bosforo. Tutte zome visitabili anche in una settimana.

Nella parte europea della città dove le zone di Fatih, Fener e Balat si sono rivelate le più ricche di storia, le più affascinanti e caratteristiche. Questi tre quartieri sono fondamentali per comprendere appieno la storia e la cultura di questa città, zone in cui i popoli e le religioni si sono nel tempo mescolati e sovrapposti, evidenziando e portando fino ai giorni nostri una straordinaria ricchezza di architetture, di monumenti religiosi, di colori e di prelibatezze gastronomiche. I quartieri si trovano all’interno delle mura della città vecchia, ad ovest di Eminönü e si affacciano sul Corno d’Oro. Sono zone non propriamente agevoli da visitare se non accompagnati da gente che le conosce, non perché siano pericolose, ma perché non sono assolutamente battute dai turisti e non è affatto facile trovare i monumenti ed orientarsi fra il dedalo di case. Per fortuna noi ci muovevamo a gruppi.

Fatih è da considerarsi uno dei quartieri più “conservatori” di Istanbul, è la zona più osservante dal punta di vista religioso, con al centro il monumentale complesso della Moschea di Fatih. Passeggiare per le sue strade, nella zona di Malta Çarşı, la zona del mercato, è un’esperienza che non può lasciare indifferenti. Trattandosi di un quartiere cosmopolita le persone molto più attente ai dettami religiosi, ma anche cariche delle loro strepitose tradizioni culinarie regionali, ed è proprio per questo motivo che il quartiere viene ormai accettato come centro gastronomico della città. E’ qui che bisogna venire per provare i sapori più autentici della cucina turca. Ristoranti o piccoli chioschi specializzati in kebap, pide, sarma, köfte, tutto squisito ed a prezzo molto basso.

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Entrati finalmente nel quartiere di Fener, lo storico quartiere greco, le strade cominciano a farsi strette e labirintiche, le pendenze si fanno importanti, ed il rischio di perdersi sempre più elevato. E’ su questi sampietrini ultra centenari, fra case ottomane colorate, alcune superbamente restaurate, altre impietosamente diroccate, che si respira la storia di Istanbul. Devoti preti bizantini, rozzi crociati, fieri paşa ottomani col loro stuolo di servitori, commercianti armeni, negozianti ebrei, chiromanti zingari, nell’arco dei secoli hanno popolato, spesso contemporaneamente, queste zone della città, e hanno dato origine a quella ricchezza culturale che possiamo ammirare ancora oggi. Inerpicandosi per una scalinata pittoresca si raggiunge la sommità della collina di Fener, dove un tempo passavano le mura dell’antica Costantinopoli, è proprio qui che sorge una Chiesa ai più sconosciuta ma di un’importanza fondamentale nella storia della città. Si tratta della splendida Chiesa di Santa Maria dei Mongoli, conosciuta anche come la Chiesa Rossa, con una storia talmente bella e affascinante che meriterebbe un libro.

Sempre all’interno del quartiere di Fener troviamo uno dei luoghi più importanti in assoluto della religione Cristiana, il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, l’equivalente di San Pietro a Roma per la religione Cristiana Ortodossa. L’importanza storica e simbolica di questo luogo è enorme. E’ una delle cinque sedi principali della chiesa cristiana, in ordine di gerarchia, il patriarcato di Costantinopoli è il secondo dopo Roma, e precede Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.

In riva al Corno d’Oro, a fare da spartiacque fra Fener e Balat, incontriamo la Sveti Stefan Kilisesi (Chiesa Bulgara di Santo Stefano), famosa per essere costruita completamente in ferro e per i suoi ricchi ornamenti interni.

Balat è lo storico quartiere ebraico, lo è stato a lungo, sia durante il periodo bizantino sia durante il periodo ottomano, questo a dimostrare il clima di convivenza interreligiosa che ha sempre caratterizzato Istanbul. Quando la minoranza ebraica benestante di Balat si traferì nel quartiere di Şişli negli anni Sessanta, il quartiere subì una completa trasformazione, che da zona estremamente ricca si trasformò in fretta in zona di immigrati delle classi sociali più basse. Il cambio di composizione sociale ha fatto attraversare a Balat una fase di trascuratezza non indifferente, a cui solo ultimamente si è cercato di porre rimedio attraverso un ambizioso progetto di riqualificazione patrocinato dall’Unesco. Il sottile confine fra splendore e degrado produce in Balat un contrasto abbagliante. Il quartiere, in cui sono presenti ben tre sinagoghe, rimane ancora oggi un vero gioiello. Arrivando sulla sommità di Balat si entra in un parco da cui si può ammirare un panorama mozzafiato su tutto il Corno d’oro.

Tra i quartieri della parte asiatica di Istanbul, i tre più rappresentativi sono Kuzguncuk, Üsküdar e Kadıköy.

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Üsküdar è uno dei più antichi quartieri della Istanbul ottomana, un quartiere fin dall’inizio residenziale, ed ancor oggi conserva queste sue caratteristiche.

Sono più di 180 le Moschee del quartiere, alcune di queste risalgono a prima della conquista ottomana, quindi fra le più antiche di Istanbul.

Oltre all’importanza storica delle moschee ed alla bellezza del quartiere in sè, bisogna necessariamente fare una passeggiata fino a Salacak ed arrivare di fronte alla Kız Kulesi, una torre leggendaria che sorge su di un’isoletta all’interno del Bosforo e che dipinge, grazie allo sfondo della penisola storica, una delle più scenografiche silhouette di Istanbul.

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Poco distante da Üsküdar sorge Kuzguncuk, un quartiere abitato dalla popolazione ebraica a partire dal 1500 e che in seguito ha accolto anche la popolazione greca e armena. Kuzguncuk si è rivelato uno dei nostri quartieri preferiti in assoluto, trattandosi di una valle lunga e stretta, con i due lati che scendono a picco sul Bosforo. La serenità che infondono le sue antiche case in legno fra il verde dei platani lo rende speciale.

E’ solo qui che si possono vedere una moschea al fianco di una chiesa armena, ed una sinagoga al fianco di una chiesa ortodossa. Non è esagerato prendere questo piccolo quartiere come simbolo della tolleranza e dell’armonia presenti in passato nell’Istanbul ottomana. Kuzguncuk conserva ancora intatta l’atmosfera da villaggio di pescatori, un luogo dell’anima che ha ispirato e che continua ad ispirare artisti, poeti, registi, architetti e sognatori.

Kadıköy, l’antica e famosa Calcedonia, fondata addirittura 20 anni prima di Bisanzio da coloni greci provenienti da Megara. La storia antichissima di Kadıköy rimane sullo sfondo di quello che ormai è a tutti gli effetti uno dei quartieri più moderni e vivaci di Istanbul.

Kadıköy è un quartiere moderno, molto esteso e densamente popolato (più di mezzo milione di abitanti), con una grande varietà di atmosfere e stili architettonici. Un giro più articolato porterebbe fino a Bağdat Caddesi, un viale di 14 chilometri che costeggia il Mar di Marmara, costellato di centri commerciali e negozi dei più famosi brand internazionali. Sostituendo i platani con le palme sembrerebbe di stare a Los Angeles.

Ma è nel centro di Kadıköy che si trova quello che ha fatto uscire di testa noi studenti, il mercato centrale, uno dei più interessanti e pittoreschi della città, è un luogo molto adatto per un mini-tour gastronomico. Fra i moltissimi chioschi sono innumerevoli le specialità da provare e che i negozianti fanno assaggiare col sorriso sulle labbra, sia per gli amanti del salato che del dolce, infatti è qui che si trovano alcune fra le pasticcerie più storiche e famose.

Dopo la parte europea e quella asiatica, ci concentrammo sulla parte centrale della città, Sultanahmet, quella che oggi viene identificata come la Penisola Storica e che rappresenta solo una piccolissima parte di Istanbul, un tempo costituiva Costantinopoli.

Sultanahmet nel corso dei secoli è stata sempre il fulcro della città. È qui che ha avuto sede la corte dei sovrani bizantini, è sempre qui che i sultani ottomani hanno edificato il loro palazzo. E’ qui che sono stati eretti i luoghi di culto più imponenti, fra cui la Moschea di Sultanahmet, da cui prende il nome il quartiere odierno.

Per questi motivi è abbastanza normale che la visita di Istanbul solitamente inizi da Sultanahmet. In poche centinaia di metri sono conservate le vestigia di due fra gli Imperi più importanti della storia dell’umanità.

La Cisterna Basilica (Yerebatan Sarniçi) è una delle grandi opere realizzate da Giustiniano nel 532. L’imponente edificio ha numeri davvero impressionanti: 336 colonne con capitelli e pietre scolpite divise in 12 file da 28 ciascuna, 140 metri di lunghezza, 70 di larghezza, capace di contenere 80.000 metri cubi d’acqua che, in uno splendido gioco di riflessi, fa raddoppiare il numero delle colonne. Era utilizzato come deposito delle acque di Istanbul durante l’epoca bizantina e in seguito garantiva l’approvvigionamento idrico per il palazzo Topkapi. Scendendo dal livello della strada ci trovammo di fronte una vera meraviglia: un capolavoro dell’architettura romana illuminato da suggestive luci rosse. Le colonne hanno stili e forme diverse perché provengono da vari templi: oltre quelle corinzie, ce ne sono anche alcune scolpite con noduli, occhi e lacrime e a forma di tronco d’albero. Le più affascinanti sono quelle poggiate su due enigmatiche teste di Medusa, una di profilo e una capovolta.

La Moschea di Solimano è la più grande di Istanbul e può ospitare fino a cinquemila persone. La Moschea, costruita in onore di Solimano il Grande è la più grande di Istanbul e può ospitare fino a cinquemila persone. Intorno alla moschea venne costruita una mini città dotata di ospedale, biblioteca, scuole, hammam, ristorante popolare e cimitero. Con i suoi 4 minareti svettanti nel cielo della città e circondata da un portico realizzato con le colonne provenienti dall’Ippodromo ha al suo interno un’acustica spettacolare: anche il più piccolo suono può essere percepito in ogni angolo della moschea.

Il modo migliore per apprezzare la sponda occidentale e la sponda orientale del Bosforo, come abbiamo scoperto durante il viaggio, è quella di imbarcarsi su uno dei tanti traghetti che solcano le sue azzurre acque. Con il vento in faccia, i tempi rallentati e qualche ora a disposizione avrete modo di osservare la costa di Istanbul e di ammirare le costruzioni sulle rive, i colori del mare e della vegetazione, i palazzi e le residenze da una prospettiva assolutamente particolare. Mettete in conto minimo un paio d’ore ma ne vale assolutamente la pena!

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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