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Il Museo dell’Acqua s’è messo in marcia

Il Museo dell’Acqua s’è messo in marcia

di Marino Di Santo

E’ una proposta aperta. Ufficialmente presentata nell’ambito della XXII edizione di Scritture d’Acqua presso la Sala Consiglio del palazzo centrale dell’Universitá di Parma L’idea è creare un Museo dell’Acqua all’interno dell’edificio in elevazione del Ponte Europa. Molteplici gli attori che hanno collaborato alla formulazione della proposta: Meuccio Berselli dell’Autoritá di bacino distrettuale del fiume Po, Bruno Mioni dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po, Silvano Pecora di Arpae servizio Idro-Meteo-Clima Regione ER, Renzo Valloni e Michele Zazzi del Centro Acque Unipr.

Ha presentato e moderato Giorgio Triani, sociologo e giornalista coordinatore di Scritture d’Acqua, che in premessa ha sottolineato che si tratta di un progetto aperto a tutti gli stakeholders pubblici e privati; anche se non poche sono le criticitá che la struttura del Ponte Nord si trascina nel dibattito cittadino in termini di urbanistica e di fruizione. Ma  fatte salve le necessarie verifiche autorizzative, “questa proposta puó essere la strada giusta per riportare a vita pubblica quel grande e costoso manufatto che sembra una balena spiaggiata sul letto della Parma”.

Ha introdotto il prof. Renzo Valloni per evidenziare come la proposta nasca dal dialogo tra le istituzioni che hanno sede a Parma: ARPAE area idrografia e idrologia, AIPO, Autoritá di bacino e Centro Acque Unipr. Tutti accomunati dal termine chiave “acqua” in linea con il percorso NEXUS = cibo-acqua-energia nello sviluppo sostenibile, che ha come obiettivo dichiarato quello di aprire un confronto sulla necessità di adottare, proprio nell’ambito dei progetti di cooperazione, modelli di efficientamento energetico che incentivino l’uso di fonti rinnovabili e ottimizzino l’utilizzo dell’acqua. Porta l’esempio del lavoro condiviso da Unipr e AIPO che ormai da anni si struttura nel corso “Cambiamenti climatici globali” che ha come obiettivo di fornire una base di conoscenze sulle problematiche scientifiche connesse alla definizione del concetto di cambiamento climatico globale, con accenni sulle implicazioni socio-economiche del problema. Infatti non si puó prescindere dalla connessione acqua e clima, tema in sè ambivalente essendo acqua sia una risorsa che un pericolo.

Silvano Pecora invece ha rimarcato la centralità di Parma fin dal passato: ricorreva l’anno 1913 quando per regio decreto Parma fu qualificata come bacino di snodo piú importante del fiume Po. Da allora infatti grande é stato il numero di pubblicazioni in merito alle diverse pianificazioni che si sono susseguite. Ma non solo la storia, anche l’attualitá proietta Parma come “capitale delle acque”: il ponte raccoglie simbolicamente tutte le competenze da mettere a disposizione dell’intera comunitá scientifica e del territorio.

Anche Bruno Mioni ha preso le mosse da un episodio del recente passato, l’alluvione del 1951 in seguito alla quale l’Agenzia fu istituita come diretta erede del Magistrato per il Po; agenzia istituita dalle 4 regioni che il Po attraversa e che quindi rende questa proposta stimolante per l’agenzia interregionale. Perché in Italia c’é da sempre frammentazione di competenze che spesso portano a discussioni polemiche mentre questo può diventare un esempio di di superamento delle frammentazione. Sottolinea infine che la sede Aipo non é aperta alla consultazione per motivi tecnici, quindi questa iniziativa potrebbe essere l’occasione per rendere consultabile un patrimonio di studi e ricerche immenso.

All-focus

Meuccio Berselli, segretario Autoritá di bacino ha ribadito che Parma pluri-sede istituzionale dell’acqua é una realtá che va valorizzata. Ma se ripercorrere la storia ha il suo fascino – ricorda infatti i marmi del battistero che sono arrivati via acqua dal Naviglio- . più importante è considerare il rilievo che ha l’acqua per settori economici strategici per il territorio come il parmigiano-reggiano e il pomodoro. E come le emergenze si manifestino in forme estreme e opposte: siccitá e alluvioni che da alcuni anni sconvolgono il parmense. Ecco in questa direzione il ponte può diventare luogo anche simbolico per invitare a una progettazione di alto profilo, condivisa e allargata a tutta la Cittá, e nel contempo dare un senso e un uso a una struttura costata più di 20 milioni di euro e sin qui inutilizzata.

Riprende quindi la parola Giorgio Triani che in piena logica di proposta aperta, immagina quanto bella sarebbe una gestione pubblica/privata, che riprenda il tema di Parma come cittá d’acqua nella sua storia per arrivare non per innovazione ma per creazione al Museo dell’Acqua!  Invita poi i presenti ad intervenire, dando la parola all’Assessore all’Ambiente del Comune di Parma Alinovi che, sulla scia della sua delega per la sicurezza idraulica, definisce interessante la proposta per caratteristica identitaria del territorio : ” prima della bonifica romana Parma era un acquitrino!” Inoltre essendo Parma sede dell’autoritá di bacino che é diretta emanazione del Ministero si ricollega quindi a Roma per un progetto che deve avere proiezioni nazionali.

Tuttavia non tralascia le problematiche urbanistiche ricordando la funzione della struttura come piazza coperta, talchè una parte dovrá mantenere queste funzionalitá anche se in chiave temporanea. Apre ad una discussione per valutare la fattibilitá in termini di costi, invitando a non trascurare la progettualitá finanziaria e il ritorno degli investimenti con la consapevolezza tuttavia che ” oggi non dobbiamo fare i ragionieri ma avere il coraggio di volare alto”.

Cesare Azzali, direttore dell’Unione Industriali, condividendo tutta l’analisi presentata, sottolinea, al netto delle necesarie autorizzazioni tecniche, che questo progetto sicuramente migliorerebbe la struttura del Ponte Nord, ma ma a patto che ci si attenga molto concretamente alla sua sostenibilitá economica. ” La dimensione solo culturale e museale nel medio lungo periodo non è suffficiente. Visite e gite delle scolaresche vanno bene , ma serve un piano, anche economico e turistico, più ambizioso che guardi all’Italia e all’Europa”.

Interessante anche l’intervento di Lauro Azzali, consulente, che rimarca la problematica geografica ed invita a parlare di Po Valley per non tralasciare tutto l’Appennino, essendo tutti abitanti dell’ecosistema Po che non puó prescindere da una comune progettazione urbanistica e turistica non piú parmacentrica ma aperta a tutto il bacino.

L’incontro si è chiuso con l’intervento di Ilaria Gandolfi di Emilia Ambiente e di Monsignor Pietro Ferri della Diocesi di Parma, che dando l’adesione anche personale all’iniziativa hanno fornito l’occasione al professor Valloni di concludere l’incontro rinnovando l’invito, a chiunque voglia partecipare, a farsi avanti.

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Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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