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L’acqua nel parmense ai minimi storici nel 2017

L’acqua nel parmense ai minimi storici nel 2017

di Michela  Pagano

Temperature, deflussi superficiali e falde del parmense. Sono stati questi gli argomenti della conferenza tenutasi il 7 dicembre, presso il centro Sant’Elisabetta del Campus Scienze e Tecnologie dell’Università di Parma. L’incontro, nel contesto della XXII edizione di  Scritture d’Acqua,  ha visto la partecipazione degli studiosi di numerose istituzioni che partecipano al Centro Acque-eu.watercenter  e che attualmente collaborano alla conduzione del Corso di perfezionamento in cambiamento climatico e al progetto Aladin, “Agroalimentare Idrointelligente”, di irrigazione automatica, finanziato dal Centro CIDEA dell’Università di Parma.

La prima parte della conferenza è stata presieduta dall’ingegner Giuseppe Ricciardi, esperto dell’area idrografia e idrologia di Arpae Emilia Romagna, ovvero l’Agenzia Prevenzione Ambiente energia della regione, che ha illustrato il monitoraggio idrologico delle acque superficiali nel territorio della provincia di Parma, cioè di tutte le acque che escludono i flussi sotterranei e quindi sorgenti, fiumi, invasi artificiali e naturali, corsi d’acqua a carattere temporaneo e permanente.  I dati emersi in questa prima parte sono stati una mappa di quella che è l’idrografia regionale che si estende per 600km quadrati con una rete idrica lunga 1900 km per un totale di 732 corpi idrici. A tutta questa rete idrica, però, il cambiamento climatico ha  procurato notevoli anomalie schiacciando verso il basso il numero delle portate medie annuali. Nel 2017 infatti si è registrata una magra iniziata nell’ottobre 2016 che ha portato all’accumularsi di un deficit fino a maggio 2017, costringendo così a giugno a chiedere lo stato di emergenza idrica. Da giugno ad ottobre 2017 poi, la caduta di piogge è stata completamente assente.

Le parole del professor Renzo Valloni, nella seconda parte dell’incontro, hanno poi confermato il dato precedentemente citato: dal 1987 infatti, per trent’anni consecutivi, si erano riscontrate solo anomalie positive.

Ma l’intervento del direttore del centro Acque-eu.watercenter dell’Università di Parma si è soffermato perlopiù sulla spiegazione del monitoraggio delle acque sotterranee dal punto di vista quantitativo in relazione al cambiamento climatico, in particolar modo della falda freatica. È stato spiegato come il livello di quest’ultima vari e oscilli stagionalmente, raggiungendo la sua altezza massima a maggio e i suoi livelli più bassi a novembre, mentre nel 2017 il suo livello è sceso ai minimi storici.

Infine il dottor Silvano Pecora, responsabile dell’area idrografia e idrologia di Arpae Emilia Romagna, ha presentato un’esemplificazione di modellistica utile da integrare come supporto nella gestione delle risorse del territorio. A tal proposito è stato presentato il modello TOPKAPI, uno dei modelli più evoluti, appartenente alla Regione Emilia Romagna e nato all’Università di Bologna, attraverso il quale è possibile recuperare le informazioni idrologiche di un bacino e capire come le singole componenti interagiscano fra di loro. Il modello di bilancio idrico RIBASIM  consente invece di determinare qual è la variazione di volume in un determinato istante oppure in un determinato periodo.

In conclusione, attraverso un dibattito che ha visto coinvolti pubblico ed esperti, è emersa la difficoltà affrontata quest’anno dal punto di vista territoriale ed economico. Nonostante l’impegno delle istituzioni nella produzione ed elaborazione di dati e nella salvaguardia di questa risorsa così preziosa che si chiama acqua.

 

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