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WASTE MASK MAKER OF GHANA

WASTE MASK MAKER OF GHANA

Quando le maschere africane rinascono dai rifiuti, in un mondo sempre più inquinato

di N. Lynda Niamke

esempio di maschera tradizionale

Le maschere africane hanno una storia lunga quanto quella del continente stesso. Esse sono un elemento fondamentale della cultura, della tradizione e dell’arte dell’Africa subsahariana e occidentale. A seconda della cultura cui si fa riferimento, alle maschere sono attribuiti significati diversi, ma costante è il sostrato spirituale, da cui il loro uso nelle danze e in altri riti religiosi. La loro creazione è un’arte che viene tramandata di padre in figlio insieme alla conoscenza dei valori simbolici e religiosi ad esse associate.

Generalmente sono fatte di legno, ma in alcuni casi sono impiegate pietre morbide come la saponaria, oppure pelle o tessuto. Il materiale lavorato (nel caso del legno, intagliato o scolpito) viene dipinto con carbone vegetale, ocra o altri pigmenti di origine naturale. Alla struttura principale possono poi essere applicati degli elementi decorativi come pelo, corna, denti, conchiglie, semi, paglia, gusci d’uovo o piume, a seconda dello spirito che la maschera deve rappresentare.

Questa storia ancestrale della produzione delle maschere, viene completamente riscritta da Ed Franklin Gavua, un inimitabile artista ghanese che ha fatto dell’eco sostenibilità il suo motto e la sua missione. Gavua ha dato alle maschere tutto un nuovo intreccio, scegliendo di utilizzare come materia prima i rifiuti.

Il nostro artista nasce nel 1967 in Wusuta, Volta Region, la regione più orientale

Maschera africana Gavua

 delle dieci regioni del Ghana. Per tre anni (1987-1990) studia Arte grafica e design all’Opportunity Industrialization Center di Accra e dal 1994 al 1996, studia graphic design.  È un personaggio con idee uniche ed originali, completamente aperto ai vari strumenti artistici: dagli acquarelli alla pittura ad olio, passando per disegni di tessuti e lavori di argilla; ma è principalmente conosciuto per la sua arte di riciclo e per i progetti di protezione ambientale.

Tutto cominciò nel lontano 1995, quando, come ha raccontato l’artista stesso in un’intervista rilasciata a Tasmin Walker per la DW (Deutsche Welle), vide la prima maschera nella sua mente. “I heard the Voice of Waste for the first time when I was out of myself, very quiet and lonely with a lot of pictures on my mind. In trying to arrange the picture in my memory, I saw the first Yiiiiikakai mask, made of waste cartons, dried leaves, cassava starch and other waste materials”. Di ogni maschera spiega poi la totale unicità: si tratta di una collezione unica di diverse energie mentali e visione prospettica del mondo. “I depict diverse images that capture and express life in today’s world and does not embody or evoke any negative metaphysical connotation”.

Questo richiamo verso la trasformazione del mondo dei rifiuti, è diventato negli anni la sua ossessione. Ogni mattina esce con un sacchetto di plastica in tasca, Maschera oggetti riciclatinel caso dovesse incappare in un qualche materiale che richiami la sua attenzione, che gli gridi di essere pronto per essere trasformato: foglie morte, scatole di cartone e rifiuti di ogni tipo. Tutti elementi usati per creare un selvaggio e meraviglioso mondo alternativo di maschere africane. Ne ha create così tante da costituire una collezione intitolata “Voice of Waste” (la voce dei rifiuti). Molte delle sue creazioni oggi adornano i muri di case private, uffici, hotels e gallerie in Africa, Europa e America. Gavua con la sua arte ha creato un vero coro di voci, che gridano alla popolazione ghanese di ripensare alla situazione dei rifiuti e della loro gestione che è diventata un’emergenza nel suo amato paese.

“Nothing is waste, let’s voice out for our future generation”

 

 

Per informazioni sull’artista, è possibile visitare la sua pagina Ed Franklin Gavua su Facebook o il suo sito web personale Voice of Waste. Altre opere di Gavua sono anche disponibili sulla piattaforma Novica in collaborazione con National Geographic.

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