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La neve racconta storie. Tra fascino e stupore

La neve racconta storie. Tra fascino e stupore

di Alessandra D’Ippolito

Spine di bianco candore e sguardo di ghiaccio. A volte la natura regala spettacoli unici: quadri dalla bellezza ineguagliabile che raccontano la storia di gente comune. Un bambino in Cina e una ragazza in Siberia.

Wang Fuman, battezzato dai media “il bambino di ghiaccio”, è il protagonista di un racconto che si chiama vita. La sua storia è partita dal lontano Yunnan cinese e ha fatto il giro del mondo, commuovendo la Rete. 4 km con una temperatura di -9°: questa la strada e il freddo che affrontava ogni mattino per arrivare a scuola.


(EMBED DA TWITTER)
Chinese donors and social media around the world quickly embraced Wang Fuman, the boy who walked to school in subzero temperatures. But what about the millions of other "left-behind" children? #冰花男孩 #FrostBoy pic.twitter.com/DnhT7oXdDA @dwnews

— Real News Line (@RealNewsLine) 16 gennaio 2018

Nel suo caso, il gelo, il ghiaccio e i suoi capelli a spina ricoperti di bianco hanno trasformato la vita povera della sua famiglia. Come spesso accade per le storie che arrivano dritte a toccare le corde del cuore di milioni di utenti, è partita subito una raccolta fondi e le autorità locali hanno stanziato una prima somma pari a 100.000 yuan (circa 12.744 euro) per la scuola elementare di Wang e a suo padre è stato offerto un lavoro nella città di Zhaotong, dove il bambino di ghiaccio vive con la nonna.

Una storia gelata che riscalda il cuore, è così che si potrebbe definire la vicenda dal lieto fine appena narrata. Difatti #FrostBoy ha fatto tendenza su Twitter, così come la seconda storia di ghiaccio che sta appassionando e sorprendendo i più curiosi.

Non si conosce il nome della ragazza, ma i suoi occhi dalle ciglia di ghiaccio hanno fatto il giro del Web. Questa storia porta più a Nord, nel paese abitato più freddo dell’intero pianeta. #Oymyakon, è questo il nome del regno di ghiaccio che ha raggiunto da sempre le temperature più basse. -67° quest’anno.

(EMBED DA TWITTER)

Le strade e i semafori, gli alberi, le case e persino i volti: tutto è di ghiaccio. Assoluto padrone dell’atmosfera surreale è il bianco. Un bianco diverso da quello che intendiamo noi. Infatti secondo l’ipotesi di Sapir-Whorf in questi angoli del mondo, in cui neve e ghiaccio colorano a tinta unica le giornate dell’anno, la lingua si è differenziata introducendo più termini (4-5) per indicare la neve che cambia a seconda della consistenza dei fiocchi, della quantità (cumulo di neve), così come il ghiaccio.
A questa ipotesi sono seguite altre due teorie. Una che la smentisce e individua solo due parole dalle cui radici poi derivano altri termini. L’altra, tratta dal libro “The Last Speakers” del linguista K. David Harrison, sostiene che esistano 99 parole eschimesi per dire neve.

La neve ha il suo fascino e fa sempre un certo effetto, ma mai come lo stupore che ha destato quando ha ricoperto le cime delle dune del deserto del Sahara, nella città algerina di Ain Sefra. 40 centimetri di neve in uno dei posti più caldi della Terra. Tre volte in 38 anni il Sahara ha regalato uno spettacolo insolito che tra le tinte del rosso mattone e del bianco ha aperto al mondo la “porta sul deserto”, così la definisce in un commento online un cittadino di Ain Sefra. «Qui si trovano laghi, foreste, dune, pini marittimi e neve tutto nello stesso posto, questa è la nostra bellezza».


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