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Sacchetti bio: 1 o 2 centesimi per salvare l’ambiente

Sacchetti bio: 1 o 2 centesimi per salvare l’ambiente

 

di Andrea Bracaloni

 

 

Appena si sente dire “sacchetto biodegradabile” nel nostro cervello avviene un collegamento con i due  ( più spesso 1) centesimi che si pagano all’interno dei supermercati. Poco però si è parlato della sua utilità ecologica e sull’impatto ambientale che essi avranno.

La direttiva europea da cui è partito tutto è del 29 aprile 2015 e, a differenza dei regolamenti, ciò che è vincolante per tutti è l’obiettivo, ovvero la riduzione dell’inquinamento da sacchetti, lasciando liberi gli stati di raggiungerlo nel modo migliore che credono. Il Parlamento italiano ha deciso di recepire la direttiva introducendo queste limitazioni:

  • Divieto di commercializzare borse di plastica fornite ai consumatori per il trasporto di merci e prodotti
  • Divieto di cessione gratuita

L’obiettivo di questa normativa europea è  difendere l’ambiente, infatti negli stati in cui non si raccoglie o ricicla la plastica, vi è un’alta percentuale di rifiuti, come negli oceani. La normativa prevede che questi sacchetti siano biodegradabili al 100% e devono essere prodotti con materie prime di origine vegetale in proporzione sempre più crescente, infatti nel 2021 i materiali rinnovabili all’interno del sacchetto dovranno essere il 60%.

Un recente studio ha mostrato come nel 94% degli uccelli marini sia presente la plastica nel loro corpo. Solo in Europa sono 8 miliardi i sacchetti di plastica che si disperdono nell’ambiente.

L’associazione italiana “Porta la sporta” ha prodotto dati interessanti sulla plastica e sul suo inquinamento: attualmente si producono 240 milioni di tonnellate di plastica all’anno e solo il 3% viene riciclato e quasi il 90% del rifiuto galleggiante in mare è costituito da plastica.

Invece i sacchetti biodegradabili si deteriorano all’incirca in 12 settimane, senza accumuli nelle acque.

È anche vero che le etichette applicate sopra di essi, rendono il sacchetto non biodegradabile a causa dei vari composti che sono all’interno dell’adesivo; esistono in commercio però delle etichette biodegradabili che sono poco conosciute e usate da pochi supermercati.

Sono la scelta migliore dal punto di vista ambientale? Sembra di no, perché la soluzione migliore sarebbe l’utilizzo della carta ma pochi supermercati lo fanno perché il cassiere non può vedere se ciò che è all’interno corrisponde all’etichetta; mentre le farmacie potranno continuare a imballare i prodotti con la carta.

Sicuramente l’utilizzo di questi sacchetti non risolverà tutti i problemi, però è un passo doveroso. Anche se le polemiche che ha scatenato confermano quanto sia oggi difficile stare al tema, evitare dietrologie e confrontarsi con dati economici e ambientali veri.

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