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L’ anello dei laghi di Sant’ Anna: una passeggiata oltreconfine

L’ anello dei laghi di Sant’ Anna: una passeggiata oltreconfine

di Letizia Bonvini

 

Una chicca delle Alpi Piemontesi, alla portata degli anche più inesperti escursionisti di montagna è il sentiero dei laghi di Sant’ Anna di Vinadio, nella provincia di Cuneo, che racchiude le bellezze della roccia, dell’ acqua e dell’ aria, ma anche il fascino della storia e la suggestione della sacralità.

Il primo passo è raggiungere il santuario di Sant’ Anna, che, situato a 2010 metri, risulta tra quelli ad un altitudine più elevata d’ Europa: da Cuneo raggiungere Borgo S. Dalmazzo, imboccare la strada della Valle Stura dalla quale, superato Demonte, si arriva a Vinadio, dove si trova il bivio per il santuario. Un’ occhiata alla struttura è d’ obbligo: un po’ perché è un sito importantissimo per la storia della valle, per la quale ha svolto un fondamentale ruolo di ricovero e presidio a partire dal XV secolo, un po’ perché offre un affaccio panoramico sulla vallata sottostante, un’ alternanza di roccia nuda e verdi pascoli costellati da piccole e grandi mandrie di mucche.

Una volta arrivati in quota non resta che parcheggiare la macchina ed iniziare la scarpinata, che poi tanto scarpinata non è; con 3 ore e mezza, massimo quattro il giro è fatto. Tappa numero uno: la statua dell’ apparizione di S. Anna. Pare che la santa vi sia stata infatti avvistata, da parte di un’ omonima pastorella, alla quale avrebbe richiesto che le venisse dedicato il luogo. Da qui si prende il bivio sulla sinistra e si comincia a salire: Lago del colle di Sant’ Anna (2155 m), Colle di Sant’ Anna (2308 m), Colle del Lausfer (2378 m), Lago del Lausfer Superiore, Colle Saboulè (2460 m), il punto più alto.

Forse chi arriva a questo punto, se non è un veterano delle passeggiate ad altra quota, potrebbe non essere d’ accordo con il “che poi tanto scarpinata non è”, in effetti i 400 e più metri di dislivello si fanno sentire, ma il panorama dal Lausfer ripaga la fatica. Una distesa d’ acqua cristallina, in cui si specchia il cielo, incastonata tra pareti verde muschio e che sul lato est sconfina nel vuoto, al di la della quale si dispiegano le valli francesi. Il confine è passato. E non lo dice la segnaletica lignea laccata di rosso e bianco che non abbandona mai durante il percorso, fedelissima, lo dice il paesaggio stesso: le pareti rocciose che accompagnano sul versante italiano, su quello francese sono ricoperte di prati e boschi. E’ ora di stendere il telo da pic-nic e recuperare i panini degli zaini, da gustare con il naso all’ insù, che se si è fortunati qualche aquila la si vede volteggiare elegantemente tra i raggi di sole e cirrocumuli di passaggio.

Dal Colle Saboulè ricomincia la discesa: dal Passo di Tesina (2400 m), costeggiando poi il Lago di Sant’ Anna (2167), si torna al santuario in un’ ora e mezza circa.

Ma l’ anello dei laghi non è solo bacini d’ acqua limpida e panorami montani, è anche farsi incuriosire dalle fortificazioni che si incontrano: Il bunker, malloppo dell’Opera 2 bis, la “Casermetta Passo Lausfer settentrionale”, “Casermetta difensiva Passo Lausfer meridionale” o il “Ricovero Passo di Sant’Anna”. Sono gli avamposti nei pressi dei quali erano stanziare le batterie dell’ esercito italiano durante la Grande Guerra.

E non solo: è anche il lasciarsi travolgere dall’ atmosfera fiabesca e convincersi ad erigere una propria preghiera di sassi. Da prima dell’ arrivo, nel tragitto in auto, i muretti che costeggiano la strada sono pieni di piccole torrette costruite mettendo uno sopra l’ altro sassi sempre più piccoli. Queste si ritrovano anche lungo tutto il sentiero e sono le tipiche piccole costruzioni alle quali si affida una preghiera alla Santa, quindi attenzione a non farle crollare.

Si era detto che dalla statua dell’ apparizioni bisogna svoltare a sinistra? Beh non è obbligatorio, è un sentiero molto democratico, si può prendere la direzione opposta e farlo al contrario. In ogni caso dando un’ occhiata alle previsione del tempo prima di organizzare la gita, considerando che nella zona piove spesso e che, mentre nei laghetti l’ acqua è “chiara, fresca et dolce”, quando precipita sulla testa sotto forma di goccioline ghiacciate lo è un po’ meno.

 

 

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