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Il futuro dell’acqua? La risposta è negli oceani

Il futuro dell’acqua? La risposta è negli oceani

Gli esperti di tutto il mondo hanno lanciato l’allarme: tra meno di due generazioni non ci sarà più acqua per tutti. In questi ultimi trent’anni ci si è dato da fare per trovare possibili soluzioni a questo problema di interesse globale. Geoingegneria per far piovere a comando, tecnologie per il recupero delle acque grigie e piovane o processi di purificazione chimico-solari delle acque. Nel mezzo di questo, è il caso di dirlo, mare magnum di ipotetici rimedi, la California sembra aver trovato una risposta concreta al problema: la desalinizzazione.

A San Diego è ormai una realtà. Per contrastare la perenne siccità, la California ha già avviato un progetto per costruire un maxi impianto di dissalazione. Il costo si aggira attorno al miliardo di dollari. La struttura, ultimata nel 2016, è stata realizzata per convertire 400 milioni di litri d’acqua dell’Oceano Pacifico in 204 milioni di litri d’acqua potabile. Tutto nell’arco di una sola giornata. L’impianto, per il momento, copre il 10% del fabbisogno d’acqua dello Stato. L’abbassamento del costo e il progresso della tecnologia fanno però pensare che, nel prossimo futuro, sarà probabile un aumento del numero dei dissalatori.

La conferma di questa teoria giunge dalle zone più aride del pianeta.

In Israele, in questi ultimi anni, sono stati costruiti ben quattro maxi impianti di dissalazione che soddisfano quasi il 40% della domanda d’acqua di tutta la nazione. Questa tecnologia è stata fondamentale per superare la crisi di siccità del 2008. In questo periodo, infatti, il Mare di Galilea, principale fonte d’acqua dolce del Paese, era stato quasi del tutto prosciugato. Si era arrivati a toccare la cosiddetta black line, al di sotto della quale il livello di sale avrebbe compromesso l’utilizzabilità del lago per svariati decenni.

Grazie alle migliorie tecniche apportate alla tecnologia di desalinizzazione, è stato possibile un non indifferente  abbattimento dei costi: oggi una bolletta dell’acqua “pesa” nelle tasche degli israeliani circa trenta dollari al mese. Un costo in linea con quello di molte contee degli Stati Uniti.

Medesima soluzione è stata adottata negli Emirati Arabi. Per poter sostenere la rigogliosa vita del jet set di Dubai, il paese ha costruito nel porto di Jebel Ali il più grande e costoso dissalatore del pianeta che produce circa 600 mila metri cubi acqua potabile al giorno.

Nel 2012 anche l’Australia, per combattere la forte siccità, ha ultimato un impianto di depurazione d’acqua marina nella costa di Melbourne.

Secondo le previsioni del Global Water Intelligence di Oxford, la dissalazione dell’acqua è destinata a crescere globalmente dell’11,4% nei prossimi cinque anni.

La domanda quindi è scontata: quali passi in questa direzione sta facendo il nostro Paese?

In Italia le acque marine desalinizzate rappresentano solo lo 0,1% dell’acqua ad uso potabile totale; ed è prevalente in due regioni: in Sicilia e nell’appennino settentrionale, tra Toscana e Liguria.

Ci sono quindi ampi margini di miglioramento. Ma in un mondo dove l’acqua scarseggerà sempre di più, sarà un problema con cui il nostro Paese, prima o poi, dovrà fare i conti.

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