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Gelicidio all’italiana. Chi sfottò?

Gelicidio all’italiana. Chi sfottò?

Marino Di Santo

La parola gelicidio, cause le abbondanti e in qualche modo anomale nevicate di febbraio/marzo, è tornata in questi giorni a fare notizia. Senza però più suscitare il coro di sfottò che  l’anno scorso si riversò sui social network, a proposito del linguaggio utilizzato dalla pubblica amministrazione per mettere in guardia i cittadini sul maltempo. “Attenti al gelicidio e alle precipitazioni liquide che solidificano”. È stato con queste parole che meno di un anno fa il Comune di Monza ha lanciato l’allarme per l’imminente gelata.  Decine di semplici cittadini, ma anche consiglieri comunali, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per ironizzare sulla forma dell’avvertimento, arrivando persino ad accusare l’amministrazione comunale di fare del «terrorismo con le notizie».

Il testo completo del messaggio diceva: «Raccomandiamo attenzione in strada, che siate a piedi o in auto. Sono in atto precipitazioni liquide, che toccando le superficie, a temperatura sotto zero, solidificano (gelicidio)». Fra le decine di battute scherzose c’è stato anche chi ha postato: «Il Comune punta al Nobel per la letteratura».

A nulla sono valsi i tentativi del funzionario responsabile della pagina di spiegare cosa fosse il «gelicidio». Anzi, l’allora consigliere comunale di Forza Italia, Martina Sassoli, aveva definito «gelicidio» il nuovo petaloso.

Ironia su ironia, forse a stigmatizzare una parola che in se evoca effettivamente spettri inquietanti. Ma dopo 11 mesi ( lo scorso dicembre) e ora che il vortice polare ha portato sull‘Italia neve e non la primavera, ecco che finalmente siamo riusciti a esorcizzarla e a scriverne anche nel merito.

 

Che cos’è il gelicidio detto anche pioggia congelantesi o vetrone? Presto detto: tecnicamente è provocato dalla pioggia o dalla pioviggine che, a causa del fenomeno della sopraffusione ovvero quando le gocce si trovano allo stato liquido nonostante la temperatura sia inferiore a 0°C , cadono al suolo in forma liquida pur con una temperatura dell’aria inferiore a 0°C gelando poi a contatto con il terreno. In sostanza la neve ad alta quota precipitando, si trova ad attraversare un spesso strato d’aria a temperatura positiva (+2/4°C), i cristalli fondono trasformandosi in gocce di pioggia. A quel punto esse congelano solo al momento dell’impatto con il terreno o con qualsiasi superficie esposta all’aria, formando uno strato di ghiaccio sottile e trasparente, perché privo di aria.

Tra lo stupore dei lettori.. hanno annunciato il lieto evento anche per evitare di esser scambiate per la nuova arrivata..


la brina che invece si deposita lentamente per condensazione sulle superfici esterne quando, in assenza di ventilazione e con umidità relativa dell’aria molto elevata, queste perdono calore di notte fino a raggiungere 0°C,

la galaverna che sempre con temperature inferiori a 0°C si forma peró quando minuscole goccioline di acqua fluttuanti nell’aria si solidificano intorno al suolo o sulla vegetazione formando un rivestimento che è opaco per la presenza di aria ed assai fragile,

ed ultima ma non per importanza.. la calabrosa che in presenza di vento forte, intorno alle superfici, segue la direzione del vento, cosicché si formano delle specie di lame di ghiaccio biancastre, irregolari e dentellate, larghe anche 20 centimetri e più.

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