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Moda e riciclo: un “diamante” di sostenibilità

Moda e riciclo: un “diamante” di sostenibilità

di Eleonora Andena

Un bozzetto, per ora.
Un abito da sogno che in tante forse vorremmo avere nell’armadio, non solo bello e ben fatto, ma realizzato sui principi della sostenibilità e dell’etica. Una sorta di magia in cui arte e creatività si fondono per trasformare materiali semplici o di scarto in qualcosa di meraviglioso.

Alla prima edizione della Green Carpet Talent Competition (award costruito sui valori della sostenibilità), organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) in collaborazione con Eco-Age e il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) di ICE Agenzia e del Comune di Milano,  il progetto che i Diamond Luisant hanno ideato e presentato è un concreto esempio di come la moda stia sempre di più “guardando oltre”.

L’abito deve sempre essere prezioso quanto un diamante – spiega Diamond Luisant, artista, stilista e docente di ‘Costume per lo spettacolo’ all’Accademia d’arte drammatica di Monza – ma ciò che poche persone sanno è che possiamo farlo anche attraverso materiali insoliti o di riciclo, la cui caratteristica peculiare consiste nell’evitare rigorosamente ogni possibile brutalizzazione o sperimentazione animale. Come stilista aderisco all’orientamento ‘cruelty free‘ e scelgo di perseguirlo con originalità, con la volontà di minimizzare gli sprechi e privilegiando il risparmio energetico e l’uso di fibre sostenibili”.

“Per il contest Green Carpet Talent Competition continua – abbiamo lavorato molto su questo concept e ci siamo ispirati a una delle cose che più di prezioso abbiamo: l’acqua. Dall’acqua (che ho voluto richiamare attraverso le onde sul vestito) alle bottiglie di plastica che troppo spesso inquinano i nostri mari e fiumi, all’idea di riciclo per creare da questi rifiuti un filato con il quale poi realizzare il nostro abito diamante’ sostenibile.”

Facendo un giro nell’atelier dove D. Luisant dà vita alle sue creazioni si nota che l’attenzione al riciclo e all’etica è viva e presente. Praticamente non si butta via nulla: tende, copriletti, cialde di caffè, tappeti in finto pelo, bottoni riciclati, centrini, nastri per bomboniere.

“La nostra forse non è una novità a 360° (Emma Watson, ad esempio, sul Red Carpet del Met Gala del maggio 2016, si era già presentata con un look composto da cinque pezzi realizzati da tre filati tutti derivati da bottiglie riciclate), ma qualcosa di ancora sconosciuto alla maggior parte della popolazione. Se provassimo a chiedere se da 70 bottiglie di plastica è possibile ottenere un metro di filato riciclato con cui realizzare giacche, giacconi, calzoni, calzini, .. credo che poche persone ci risponderebbero in modo affermativo e corretto. Forse è disinformazione, forse è indifferenza”.

Un vero e proprio “dietro le quinte” della sostenibilità e dell’artigianato rigorosamente made in Italy dove si creano capi d’abbigliamento dalle linee più svariate che spaziano dal minimalismo etrusco alla più sontuosa opulenza barocca.

Vorrei arrivare alle persone in punta di piedi ma lasciandole a bocca aperta”

“Vorrei far capire a tutti come dietro ad un abito di haute couture si nasconda un impegno di ideazione, progettazione, attenzione per la scelta di ogni singolo particolare, tessuto, accessorio – spiega Luisant – Vorrei con il mio lavoro creare dei sogni ed aumentare la responsabilità etica e ambientale. A nulla serviranno le scelte responsabili dell’alta moda se la responsabilità di un’industria eco-sostenibile non diventerà anche un impegno di ogni singolo consumatore”.

La sostenibilità è una parte integrante del futuro della moda. E non solo della moda.

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