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L’emergenza acqua in Veneto: quello che c’è da sapere

L’emergenza acqua in Veneto: quello che c’è da sapere

di Mattia Fossati

Da tre anni in Veneto è emergenza acqua. Le autorità locali sono concordi sul fatto che nella falda regionale le quantità di Pfas (sostanza usata in diversi settori per rendere impermeabili i tessuti) hanno superato di gran lunga i valori di guardia.

I primi monitoraggi da parte della sezione veterinaria e sicurezza alimentare sono scattati nel 2015 e hanno lasciato gli addetti ai lavori abbastanza sconcertati: i campioni in particolare uova, pesci, bovini, insalata presentavano un valore variabile da 1 a 57,4 microgrammi/kilogrammo di Pfas. Secondo Vicenzo Cordiano, presidente dell’associazione medici per l’ambiente della provincia di Vicenza, significa che “le falde, i suoli e la catena alimentare sono state contaminate in modo irreversibile”.

 

Uno studio del 2016 firmato da Enea e Isde ha constatato che nella popolazione veneta si è registrato un significativo aumento di alterazioni del metabolismo della tiroide, una patologia correlata alla contaminazione da Pfas. Altre ricerche condotte negli Stati Uniti, invece, hanno dimostrato che l’esposizione ai Pfas può causare ipertensione, alterazioni dei livelli di glucosio, patologie della tiroide e tumore ai reni e ai testicoli.

La zona di massima allerta è il vicentino, un territorio nel quale ha sede la fabbrica chimica Miteni di Trissino, indicata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente come fonte della contaminazione. I dati raccolti dal prof. Giovanni Costa, medico del lavoro della stessa azienda, confermano la presenza di forti quantità di Pfas nel sangue dei dipendenti della Miteni: da 200 a 47040 ng/ml. Se paragonassimo quest’ultimo dato con un analogo monitoraggio eseguito sugli operai dell’americana DuPont, responsabile di uno dei più gravi casi di inquinamento da Pfas negli Stati Uniti, verrebbero i brividi: la concentrazione di tali sostanze nel sangue dei dipendenti americani era inferiore a 9550 ng/ml. Tutto ciò può voler dire solo una cosa: se i dati raccolti in Veneto sono esatti, ci troviamo al cospetto di una crisi senza precedenti.

A lanciare l’allarme è anche l’assessore regionale alla Sanità Lucio Colletto: “Più di 60 mila persone residenti nelle zone a maggior impatto sono contaminate e altre 250 mila sono interessate dal problema”. Una situazione ritenuta talmente ingestibile da aver indotto il presidente della Regione Veneto Zaia a richiedere al Governo di diramare lo stato di emergenza; un’istanza che ha prodotto un vero e proprio scontro tra Venezia e Roma in merito alle contromisure da adottare per contrastare la crisi: i primi hanno chiesto maggiori finanziamenti per aumentare le plasmaferesi, considerate un trattamento efficace per depurare il sangue dalle sostanze inquinanti, i secondi invece dubitano dell’effettività di tale misura.

È caduto nel vuoto l’appello lanciato da Greenpeace: “Non basta il lavaggio del sangue, è necessario abbassare il limite di Pfas nell’acqua potabile.

 

 

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