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La grande Monnezza…dell.a Capitale

La grande Monnezza…dell.a Capitale

di Francesco Rosi

    Il brand della Capitale d’Italia oscurato dalla spazzatura, che in alcuni periodi non risparmia nessun angolo: dal centro alla periferia. Le immagini fanno il giro del mondo. E arriva l’affondo del New York Times

A Roma, i rifiuti sembrano essersi impadroniti della città, rubando la scena alle sue Meraviglie. Un fatto sempre più ricorrente; un’amara sorpresa per molti turisti che continuano comunque ad affollare la Capitale, nonostante la grande bruttezza, prodotta dall’uomo e dalle inefficienze di un sistema di raccolta che da tempo sembra essersi inceppato.

Nella Città Eterna, in media, ogni giorno si producono almeno tremila tonnellate di rifiuti indifferenziati. I suoi impianti da soli non bastano a smaltirli: la città da tempo è costretta a portare parte di questa spazzatura fuori regione. In passato i rifiuti di Roma sono finiti anche in Austria, con una dose massiccia di polemiche per i costi di quest’operazione, che ricade poi sulle tasche dei cittadini: i romani pagano una tassa rifiuti tra le più alte d’Italia. E la città resta sporca. L’amministrazione comunale ha detto a più riprese di non voler risolvere la questione con discariche o inceneritori, ma aumentando la raccolta differenziata con un sistema di raccolta porta a porta, ad alto valore tecnologico, che traccia le utenze, e permette dunque di sanzionare chi non esegue la differenziata nel modo corretto. Ma per arrivare a regime ci vuole tempo. E intanto la spazzatura resta lì. Con i cittadini e turisti indignati per lo scempio.

C’è chi non si limita a guardare. E fotografa. Un degrado che viaggia velocissimo sui social e che non ha lasciato indifferente neppure la stampa internazionale: il “New York Times” recentemente ha bollato Roma come “città sporca, in preda ai gabbiani, attratti dalla spazzatura, lasciata in giro”.

Ma contro i rifiuti di Roma sembra essersi levato un vero e proprio muro. A partire dai comuni più vicini, che da tempo scendono in piazza dicendo di non voler essere la discarica della Capitale. Tanti i territori sul piede di guerra: da Cerveteri a Fiumicino a molti centri della provincia di Frosinone.

Da qui il braccio di ferro ormai permanente tra Campidoglio e Regione Lazio, per superare in modo permanente la crisi. Ora è sceso in campo anche il Ministero dell’ambiente per cercare di dirimere una controversia, che inevitabilmente ricade sui cittadini.

Ma a complicare una situazione già intricata si inserisce una nuova vicenda, che coinvolge i dipendenti che lavorano per Ama, l’azienda municipalizzata ambiente della capitale, in fibrillazione contro la mancata approvazione del bilancio consolidato, da parte del socio unico: vale a dire il Comune di Roma. Senza questo passaggio le banche potrebbero bloccare i prestiti e l’azienda si potrebbe ritrovare senza liquidità. A rischio dunque ci sarebbero anche gli stipendi dei lavoratori, che hanno proclamato lo sciopero per il cinque novembre: subito dopo il Ponte di Ognissanti, quando la Capitale rischia di svegliarsi ancora in preda alla spazzatura, con l’aggravante di essere già provata dall’ultima ondata di maltempo, caratterizzata da una cifra impressionante di rami e alberi caduti, che vanno rimossi. Un lavoro in capo ai lavoratori Ama, che però il cinque novembre incrociano le braccia. Ecco il rischio, poi non così lontano, di un’altra incursione della stampa internazionale, richiamata dall’ennesimo caso di grande bruttezza.

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