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Quando l’acqua fa Bim. Un convegno a Traversetolo

Quando l’acqua fa Bim. Un convegno a Traversetolo

di Luca Bellelli

Oro blu naturale: con queste parole Simone Dall’Orto, sindaco di Traversetolo, indica l’acqua. I relatori dell’incontro la definiranno poi, tra le altre, un bene “inalienabile”, “irrinunciabile” per l’uomo, e “paradigma della società”. Questo durante il convegno “Le acque dell’Enza: una risorsa per le terre del Parmigiano Reggiano e del Pomodoro” tenutosi domenica 16 dicembre proprio a Traversetolo. Tra i numerosi relatori dell’incontro, Lino Franzini, sindaco di Palanzano, Fabio Rainieri, vicepresidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna, e Luigi Spinazzi, presidente del Consiglio di Bonifica parmense. L’obiettivo che emerge dall’incontro è chiaro fin da subito: si auspica infatti una concertazione tra le sponde delle province di Parma e Reggio per valorizzare al massimo i fiumi della zona, parte fondamentale per l’agricoltura e nella filiera produttiva del Parmigiano e di tantissimi altri prodotti DOP che ci qualificano nel mondo.

I BIM

Il Consorzio di Bacino Imbrifero Montano (BIM) si occupa della promozione all’uso dell’acqua dei fiumi e della conseguente produzione di energia pulita, oltre alla creazione di posti di lavoro a quest’ultima collegati e alla valorizzazione del territorio. Questi enti raggruppano tutti i Comuni amministrativi che ricadono all’interno di un bacino imbrifero montano di un fiume, ovverosia le cui acque superficiali drenanti confluiscano in un unico accettatore idrico finale. In Italia sono 110 (63 dei quali configurati come Consorzio di Comuni), definiti dalla legge 959 del 1953 che permise inoltre ai Comuni di consorziarsi in BIM e successivamente di unirsi in FEDERBIM. Il BIM Torrente Enza comprende 6 comuni: Palanzano, Lesignano Bagni, Monchio delle Corti, Neviano Arduini, Tizzano e Traversetolo. Franzini oltre che sindaco di Palanzano è presidente del BIM Enza e nel suo intervento ha sottolineato più volte come questi enti giochino un ruolo decisivo nella valorizzazione dei territori (di quelli montani, spesso abbandonati a loro stessi, in particolare) grazie ai sovracanoni pagati dalle centrali idroelettriche presenti nelle zone di competenza. Questi fondi (più di 100.000 euro nel 2017 per il BIM Enza) sono poi interamente ridistribuiti ai Comuni che costituiscono il BIM. In tutta Italia, dal 2012 i BIM portano circa 150 milioni di euro all’anno, soldi sempre investiti sul territorio per opere di sviluppo socioeconomico.

Per i Comuni montani più che per altri, il futuro dipende dall’intelligenza e dalla cooperazione nell’attuazione di politiche territoriali di tipo tecnico, ambientale e economico: devono dunque fare squadra, senza dimenticare che 2/3 dei territori della provincia di Parma sono proprio di collina e montagna. Si parla per l’Enza di costruire parchi ciclopedonali e oasi faunistiche senza pari nel resto della regione, usufruendo di un elemento vitale come l’acqua, che significa futuro, e che per i Comuni montani è una ricchezza inestimabile ma non sempre sfruttata appieno. La cosa che deve far riflettere è che ad oggi sono 507 i conflitti in corso nel mondo per accaparrarsi il controllo delle acque, e che, secondo un rapporto dell’ONU, nel 2030 il 47% della popolazione mondiale soffrirà di carenza idrica. Il paradosso della valle dell’Enza è che ha l’acqua, avrebbe un posto per trattenerla (la discussa diga di Vetto, i cui lavori sono fermi dal 1989) però questo non viene fatto, e si finisce con l’usare l’acqua del Po per esigenze di energia, pompandola di nuovo a monte. Questo può sembrare un controsenso, tanto più che da studi dell’Autorità di bacino del Po risulta come la qualità delle acque delle pianure si stia rapidamente deteriorando e ci sia quindi la necessità di

azioni strategiche per un riorientamento dell’approvvigionamento. Gli esperti sottolineano poi come la costruzione di dighe possa ridurre gli effetti di una piena molto più rispetto alle vasche di espansione a valle, a maggior ragione in una fase come questa di forti “anomalie climatiche” (parole di Cinzia Merli, ingegnere dell’Autorità di bacino distrettuale del Po). L’obiezione che si potrebbe porre è il costo e il tempo per la realizzazione di una diga, ma Rainieri risponde che, pur a fronte di un’elevata spesa iniziale, i benefici saranno poi tantissimi.

Ci si chiede se non supportare l’energia verde faccia forse il gioco dei signori del gas, del gasolio e di chi comunque ha interesse nel mancato sviluppo di un’energia pulita e sostenibile e vi si oppone. Il tema è particolarmente forte poiché l’Emilia Romagna primeggia in Europa in due classifiche: comparto agricolo più importante e al tempo stesso Pianura padana come area più inquinata di questo continente.

Come sempre, in questo tipo di opere si deve ragionare nell’ottica non del breve periodo, bensì in quella del medio e lungo. Le istituzioni e i vari enti devono cercare di collaborare, non occupandosi solo del proprio campanile, ma con uno sguardo oltre l’immediato e non utilitaristico (come detto anche dal Papa), per dare vita a progetti condivisi e gesti concreti che non comprendano assolutamente la privatizzazione dell’acqua: l’unica, seria via percorribile, quella della green economy, ha bisogno di fatti, non di parole.

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