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SIRIA: IL FREDDO, COME LA GUERRA, UCCIDE

SIRIA: IL FREDDO, COME LA GUERRA, UCCIDE

di Yara Al Zaitr                                                                                 Credit: Mohamad Abazeed/ AFP

15 bambini siriani sono morti nelle ultime settimane nei campi profughi: questo quanto dichiarato da Geir Pedersen, il nuovo inviato dell’Onu per la Siria. L’assassino? Il freddo. Perchè non basta scappare dalla guerra per sfuggire alla guerra. Essa non è solo la bomba che crolla sopra ai tetti delle case, ma è anche la sofferenza di chi scappa e di chi ha perso e perde ogni giorno tutto. L’inverno, soprattutto, rappresenta una delle sfide più difficili che si trovano ad affrontare ogni giorno i profughi. Sono diverse infatti le inondazioni che hanno distrutto le tende, rendendo quella che già era una situazione di vita difficile, ancora più insostenibile.

Ad oggi, dopo quasi 8 anni di guerra, sono oltre 5,6 milioni i profughi che hanno dovuto abbandonare le loro case. Ma è veramente sufficiente scappare da un paese in guerra per essere al sicuro? Sfortunatamente non esiste una via sicura per chi lascia dietro di sè macerie e bombe. Le strade sono poche, e portano tutte a una stessa meta: la vita da profughi. Una vita fatta di pochi metri di stoffa sopra la testa, una fila per un pasto, un’altra per il bagno, fango e nessuna prospettiva di futuro. Non certo la vita che si farebbe in una casa normale. In inverno, soprattutto, la mancanza di un tetto sopra la testa e di quattro mura che proteggano dal freddo si fa sentire.

Il problema però non sono solo la neve o le tempeste. Oltre al freddo, a complicare la quotidianità dei profughi è la scarsità degli aiuti e la poca efficenza dei servzi. “Nei campi governativi, recintati e controllati dal governo ci sono le tubature per l’acqua con dei rubinetti in comune con tutti, e poi ci sono le docce e i bagni in comune – racconta Nazmie Achouri, dottoressa volontaria nei campi profughi – Il problema é che in inverno le tubature possono gelarsi e quindi non arriva più l’acqua. La situazione sulle isole poi é peggiore perché molte più persone vivono in un ambiente ristretto, quindi sia l’igiene che la disponibilità di acqua é scarsa.”

Ed è così quindi che gli sfollati si trovano o con troppa acqua o con poca. Troppa quando sopra le loro teste si svuotano tempeste di pioggia che distruggono le loro case improvvisate. Poca quando vorrebbero bere o lavarsi. Trovarsi così con l’acqua fino alle ginocchia in piedi dentro una tenda è diventata una condizione di vita normale per un profugo d’inverno. Le conseguenze del freddo si vedono dunque nei volti di chi muore. E chi non muore si ammala. “Si riscontrano differenti infezioni delle vie respiratorie per il freddo, soprattutto in inverno. Tutte le malattie croniche non vengono trattate perché non hanno la possibilità di avere sempre i farmaci. Nei campi sulle isole, soprattutto, la situazione é diventata esasperata. Sono disperati. Gli aiuti non sono sufficienti a coprire il fabbisogno” conclude Achouri.

Ma il freddo e le malattie non colpiscono solamente gli sfollati. Domina il gelo infatti anche nelle vite dei siriani che hanno ancora una casa. “Raccogliamo l’acqua nelle cisterne, e ogni volta che si svuota il serbatoio, che può contenere 10 barili d’acqua, lo riempiamo. Ogni 10 barili d’acqua costano 1300, 1400, o 1500 lire. I loro prezzi si abbassano e si alzano in base alla variazione di prezzo del petrolio e della benzina. – racconta Alì, della città di Ariha, in provincia di Idlib. Padre di 4 figli, Alì lotta da anni per riuscire a portare un pasto a casa, per non far sentire ai figli la mancanza di nulla. Ma non sempre è facile. “Bisogna cercare di coprire le spese dell’acqua e dell’elettricità, e per quanto uno possa lavorare ogni mese a malapena riesce a comprare da bere e da mangiare” racconta.

“Quì c’è molto freddo e sia i bambini che gli adulti si stanno ammalando. Stanno avendo delle infiammazioni al petto e delle forti influenze. L’acqua in particolare sta portando varie malattie. Essendo diventata molto calcarea sta portando le persone ad avere ad esempio i calcoli renali” spiega Alì. Non c’è scampo dunque: fuori o dentro la guerra, la vita dei siriani è fatta di sfide quotidiane in cui non ci sono prospettive o certezze. Vivere giorno per giorno, cercando di sopravvivere, senza sapere se si morirà per colpa di una bomba, di una tempesta d’acqua o di fame. “A volte ce la si fa a volte no – conclude Alì – Solo chi è davvero un eroe oramai riesce a cavarsela.

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