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Il silenzio e la pace, sinfonie predilette di casa Verdi: Villa Sant’Agata.

Il silenzio e la pace, sinfonie predilette di casa Verdi: Villa Sant’Agata.

Giovanna Simonelli

Esiste un luogo, immerso nella campagna piacentina a Villanova d’Arda al confine con quella di Parma a ridosso del fiume Ongina cosiddetta bassa pianura lambita dal Po, che attraverso un secolo di vita sembra essere dipinto come su una tela del Caravaggio e che ancora oggi porta probabilmente gli stessi colori, odori, sapori delle nostre terre di campagna. Lontano dal tempo che fu sono rimasti indelebili i passi di un uomo nella stessa natura e chissà se riuscite a vederlo anche voi con il suo mantello e cappello aggirarsi nelle campagne vicino nella sua quiete. Un uomo nel vigore dei suoi cinquant’anni che passeggia lungo un viale fra alti platani e che sta per ritirarsi verso casa affrettando il suo passo o godersi la quiete dei campi che lo circondano fermandosi qual e là ad osservare gli Appennini in lontananza. Ecco che l’uomo si arresta, contemplando con lo sguardo, come ogni giorno, il suo giardino, fonte della sua gioia e anche della sua ispirazione. Quell’uomo distinto, vigoroso, poeta e al tempo stesso abile padrone di casa non parla molto ma è affabile al tempo stesso ironico. Apre il suo cancello di casa e vi entra lentamente passando dalla sua camera da letto, al pian terreno colma di luce e d’aria essenza naturale dell’ambiente che la circonda. Un Maestro, un compositore di fama internazionale acclamato dalle folle, dagli impresari e dagli tutti gli editori del momento: Giuseppe Verdi cammina a due passi da un laghetto nel giardino della sua casa. Il musicista con la carriera più lunga e gloriosa che nessuno del suo tempo abbia mai percorso ascolta tutta la natura immergendosi completamente con tutto sé stesso. Villa S. Agata, dimora stabile del Maestro, testimonia nell’epoca del romanticismo italiano la sua straordinaria bellezza: oggi come lo era in passato è capace di emozionare, commuovere e di sprigionare la sua forza, attraverso l’energia del suo parco secolare Il Parco della villa, anche chiamato il “giardino della Peppina”, già nel 1898 raccoglieva più di centinaio di piante provenienti dalle più lontane terre del mondo e si estende ancora oggi su una superficie di 6 ettari. Un insieme di colori, profumi rigogliosi, curati in perfetta sintonia tra luci ed ombre. Ginkgo liboba, banani provenienti dai paesi caldi, cipressi calvi provenienti dalla Virgina (USA), querce americane, pioppi, magnolie. Lungo il maestoso parco “all’inglese”, vialetti cosparsi della sabbia del fiume Po poco lontano a rispecchiare quell’oasi di silenzio come lui stesso avevano creato e studiato tra la scelta delle piante, la grotta, il laghetto e le sue statue orgogliosamente disposte. Un laghetto da lui desiderato a forma di chiave di violino (che lui chiamava pozzanghera), profondo solo pochi metri lo vede solitario seduto a pescare nella sua barca o presso la capanna di frasche. Un respiro che dopo l’altro resta in qualche modo sublimato, intrappolato tra le radici di queste fortunate meravigliose piante e che in qualche modo spero siano in contatto con qualcosa di celestiale perché respirarle o restarci solo per qualche minuto alzando gli occhi al cielo ci facciano sentire vivi più che mai. Si respira la vita, si respirano le note della sua musica e dentro ciascuno di noi, si può solo custodirla come se fosse una specie di vita in estinzione. Coloro che si potranno recare nel Parco e nella sua profondità respireranno tutto ciò. Ci sono giorni come il 31 marzo scorso, in occasione del 118 anniversario della morte del Maestro Verdi nei quali gli eredi dello stesso, mostrano al pubblico quelle stanze private tanto a lui care. Trascrivo le sue ultime righe destinate alla sua parente più prossima (non ha avuto discendenti diretti): “Faccio obbligo alla mia Erede di conservare il giardino e la mia casa a S. Agata nello stato in cui si trova, pregandola di voler mantenere nello stato attuale tutti i prati che attorniano il giardino. Tale obbligo viene anche fatto ai suoi Eredi od aventi causa. Ordino che ai miei funerali siano modestissimi e seino fatti allo spuntar del giorno o all’Ave Maria di sera, senza canti e suoni. Non voglio nessuna partecipazione alla mia morte colle solite formule. Si distribuiscano ai poveri del Villagio di S. Agata lire mille nel giorno dopo la mia morte”.

G.Verdi a Villa Sant’Agata

Passeggiando come oggi tra il silenzio lungo il viale ora parallelo ad una strada trafficata, la natura resta ancora incontaminata e si ode sempre quel leggero filo di vento che non fa altro che avvolgerci l’anima. Passeggiando come oggi tra il silenzio lungo il viale ora parallelo ad una strada trafficata, la natura resta ancora incontaminata e si ode sempre quel leggero filo di vento che non fa altro che avvolgerci l’anima.

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