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Balneazione in Sicilia? Tra acque reflue ed agenti inquinanti la soluzione del problema diventa un miraggio.

Balneazione in Sicilia? Tra acque reflue ed agenti inquinanti la soluzione del problema diventa un miraggio.

di Mattia Celio

Da parecchio tempo il mare della Sicilia si trova in condizioni ad alto rischio. Ben 16 punti della costa sono stati dichiarati fuorilegge per inquinamento, 12 dei quali sono ritenuti fortemente inquinati a causa di canali e foci che riversano grandi quantità di scarichi disintossicati. Tali dati vengono forniti da una accurata analisi di Goletta Verde, la campagna di Lega Ambiente dedicato all’osservazione delle aree costiere e delle acque: “Purtroppo questa è la conferma di un dato negativo che va avanti da anni. Non poteva andare diversamente perché non si è fatto nulla per risolvere i problemi della depurazione in Sicilia, e se i depuratori ci sono funzionano male”. Cinque dei 25 siti esaminati sono ritenuti fortemente inquinati in provincia di Palermo, uno nel capoluogo allo sbocco dello scarico in Via Messina Marine e gli altri in prossimità di foci di corsi d’acqua nei territori di Santa Flavia, Terrasini, Carini e Trappeto. Ma questi non sono gli unici ad alto livello di inquinamento, infatti è stato segnalato il bollino rosso anche nel catanese, in particolare nella foce dell’Alcantara tra Calatabiano e Giardini Naxos. Nel Messinese, invece, il pericolo maggiore è stato registrato presso Barcellona Pozzo di Gotto, mentre verso Agrigento il punto più contaminato è sulla foce del torrente Cansalamone a Sciacca. Altra zona risultata molto inquinata è lo sbocco del Fiume Gattano, a Gela, mentre a Siracusa è la foce del canale Grimaldi a preoccupare di più e, infine, nel Ragusano è la zona della foce della Fiumara di Monica a risultare gravemente inquinata. Secondo il Decreto Legislativo n. 152/20062, come previsto dall’articolo 100, gli scarichi delle acque reflue urbane devono essere controllate in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e, pertanto, i reflui provenienti dalle reti fognarie urbane devono essere sottoposti ad un adeguato trattamento, di natura chimica, fisica e biologica, in base al tipo di refluo da trattare e al corpo ricettore in cui verrà scaricato dopo il trattamento, in modo tale che si assicuri l’abbattimento degli inquinanti prima della fuoriuscita nell’ambiente. Gli impianti di depurazione delle acque reflue rappresentano, quindi, le attrezzature fondamentali per ridurre l’inquinamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei e per preservare la salute della popolazione In base ad un Report del 2018 riguardo le attività di controllo effettuate dalle Strutture Territoriali provinciali di ARPA Sicilia nel corso del 2017 sugli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, solo il 61% della popolazione siciliana, che conta circa 5 milioni di abitanti divisi in 390 comuni, può contare su un impianto di depurazione. In campo regionale, invece, si contano complessivamente 463 impianti di trattamento delle acque reflue urbane, esclusi quelli previsti e mai realizzati o quelli ormai in stato di totale abbandono. Inoltre circa il 17% del totale degli impianti esistenti risulta inattivo. Altra situazione preoccupante è il fatto che dei 388 impianti attivi presenti in Sicilia, solo il 17,5% opera attualmente con autorizzazione allo scarico in corso di validità, mentre tutti gli altri operano senza autorizzazione o con autorizzazione attualmente scaduta. Inoltre, alcuni Enti gestori/Comuni hanno regolarmente richiesto il rinnovo dell’autorizzazione a cui però l’Ente autorizzatorio non ha ancora dato la convalida. Si rilevano poi, tuttora, alcuni casi di impianti in stato di fermo o in situazioni di particolare degrado dovute allo stato di abbandono dell’edificio stesso e al possibile abbandono incontrollato di rifiuti nell’area di pertinenza del depuratore poiché esso non è sorvegliato. A rendere ancora più complicata la situazione sono le multe imposte dalla Comunità Europea, come infatti ha recentemente dichiarato Mattia Lolli, portavoce della Goletta Verde: “Il tema della depurazione è un’emergenza su cui non ci sono più alibi. Sono 237 le località nel Paese che non dispongono di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque di scarico. Molte di queste sono in Sicilia. Si tratta della quarta procedura d’infrazione, basti pensare che solo per la prima la Commissione Europea ha già condannato l’Italia a pagare una multa di 25 milioni di euro più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma. Soldi che avremmo potuto spendere per progetti innovativi a difesa della salute del mare e dei cittadini”.

Nonostante le continue denunce e le multe salate da parte della Commissione Europea, in Sicilia continua a non cambiare nulla, come conferma Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia: “Due terzi dei cittadini siciliani, infatti, non sono collegati a sistemi di depurazione efficienti e funzionanti. Per questo il nostro mare rimane inquinato, sporco, e il nostro territorio malato. In questo quadro quella del palermitano rappresenta la situazione più devastante e vergognosa”. Un altro problema serio, ma ultimamente troppo trascurato, è la corretta eliminazione degli oli usati. In questa delicata situazione le compagnie di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi di Legambiente hanno potuto nuovamente contare sul sostegno del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, che ormai da 35 anni è il principale punto di riferimento per la raccolta e il riciclaggio degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio, da molti sottovalutato, è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che, se smaltito indiscriminatamente, può determinare gravi effetti inquinanti: “La nostra è una missione precisa: salvaguardare l’ambiente da un inquinante pericoloso, ottimizzandone la gestione e i costi relativi in una ottica di massimo riutilizzo – ha affermato il presidente del CONOU, Paolo Tomasi – infatti il nostro operato in difesa dell’ambiente, del mare e dei laghi in particolare, oltre ad evitare una potenziale dispersione di un rifiuto pericoloso, lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”. Non a caso, infatti, in tutti gli anni di attività il CONOU ha raccolto 6 milioni di tonnellate di olio usato, dei quali 5,3 milioni sono stati avviati a rigenerazione, consentendo la produzione di 3 milioni di tonnellate di olio rigenerato e un risparmio sulle importazioni di petrolio di circa 3miliardi di euro, ponendo così l’Italia in vetta al settore a livello europeo.

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