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COLTIVIAMO CANAPA PER SALVARE IL NOSTRO FUTURO

COLTIVIAMO CANAPA PER SALVARE IL NOSTRO FUTURO

di Sara Lasagni

Non è ancora iniziata l’estate, ma in Italia il clima si è fatto decisamente bollente. La Corte di Cassazione, alla fine di maggio, ha deciso di condannare la Cannabis Light, con somma gioia del ministro Salvini che ha potuto farsi paladino del “divertimento sano”. Tuttavia, questa sentenza è nettamente in contrasto con un’altra legge dello Stato, quella del 2016, che regola la vendita di prodotti derivati dalla Canapa purché il contenuto di Thc (la sostanza responsabile degli effetti psicotropi) sia inferiore allo 0,5% e con la decisione della stessa Cassazione, non più tardi del gennaio 2019, che conferma la legalità della vendita di prodotti a base di cannabis light. Grazie a questa legge negli ultimi anni si è assistito all’aumento di imprese, aziende agricole, negozi che hanno fatto della canapa il loro punto di forza e il loro sostentamento. Ma è così sbagliato pensare di riportare in auge la canapa? Decisamente no. Le sue innumerevoli doti potrebbero essere la chiave per salvare il nostro futuro. La Canapa è originaria dell’Himalaya ed è arrivata in Europa nel II millennio a.C (in Italia nel I secolo a.C), ma solo nel Medioevo comincia la sua vera diffusione, soprattutto nella Pianura Padana. È una pianta legnosa dal fusto sottile e alto (fino a 4 metri), disseminato di foglie. Ha una fibra resistente, è ricca di cellulosa e i suoi semi sono altamente nutrienti. A seconda della coltivazione e della lavorazione può essere usata in vari settori: alimentare, tessile ma anche farmaceutico. Il XX secolo è il suo momento di massima espansione, ma subisce presto un arresto dovuto alla messa al bando della marijuana da parte degli Stati Uniti e, di conseguenza, dell’Europa. Solo negli ultimi anni alcuni stati occidentali hanno permesso la legalizzazione della cannabis per uso terapeutico, ma ancora molti sono i limiti e i pregiudizi.

1.Canapa e Marijuana, cosa cambia? Partiamo dalle origini. La Cannabis deriva dalla famiglia delle Cannabinaceae, e contiene Thc (tetraidrocannabinolo), che ha effetti psicoattivi, e CBD (cannabidiolo), privo di effetti psicoattivi. Della Cannabis fanno parte diverse specie, di cui le più note sono: la Canapa Sativa, la Canapa Indiana o Indica e la Canapa Ruderalis. Di conseguenza in natura, la differenza tra Canapa e Marijuana non esiste, esiste solo quella tra il maschio della pianta e la femmina, generalmente quella con le infiorescenze contenti il Thc. Com’è tutto semplice in natura! La differenza tra Canapa e Marijuana, quindi, nasce arbitrariamente durante la campagna di criminalizzazione della pianta portata avanti dalle lobby e dai media statunitensi che portò al proibizionismo degli anni ’30. Oggi questa classificazione viene usata comunemente e con il termine canapa si intende la varietà priva di principio attivo, mentre la marijuana è la variante della canapa considerata droga leggera.

2. La Canapa: cucina e bellezza La canapa e i suoi derivati, come farine, olio e semi, possono essere inseriti all’interno di un’alimentazione equilibrata per favorire il corretto funzionamento del nostro corpo, dal metabolismo alle difese immunitarie. La Canapa ha proprietà antiossidanti, analgesiche e antiinfiammatorie. È utile per calmare situazioni di ansia, stress, insonnia e contiene il giusto equilibrio tra Omega 3 e Omega 6. I semi di Canapa, così come abbiamo già visto per la Spirulina, sono considerati un super cibo. Sono composti per il 25% da proteine e contengono tutti gli 8 amminoacidi essenziali per la sintesi proteica. Vengono, perciò, utilizzati come integratori nelle diete vegane o vegetariane e sono utilissimi contro malattie cardiovascolari e respiratorie, l’arteriosclerosi, il colesterolo, l’artrosi oppure contro acne e eczemi. Oltre alla Cucina, la Canapa viene utilizza anche come elisir di bellezza nel settore cosmetico. Il suo utilizzo all’interno delle creme per il corpo rende la pelle morbida ed elastica, agendo soprattutto in casi di acne o psoriasi.

3. La Canapa nei vestiti Uno dei settori in cui la canapa sta avendo successo, soprattutto tra i giovani, è quello tessile. Molte sono le aziende e i marchi handmade che hanno riscoperto la canapa come tessuto ecologico e ricco di vantaggi. Innanzitutto è un tessuto confortevole sulla pelle, la sua morbidezza aumenta ad ogni uso. È resistente ai batteri e offre una protezione naturale ai raggi UV. Trattiene il colore ed il calore più di altri materiali ed è molto pratico. Per quanto, ad oggi, la maggior parte della canapa industriale per i tessuti venga importata, il procedimento per la sua coltivazione è più ecologico di quello utilizzato per altri tessuti. Ad esempio, la canapa impiega solo 120 giorni per essere pronta al raccolto, consuma il 5% di acqua necessaria per coltivare il cotone e necessita di molti meno pesticidi, fertilizzanti o erbici, dal momento che non lascia spazio a piante infestanti che potrebbero comprometterla. Inoltre, le radici della pianta di canapa, a differenza delle piante di cotone, preservano i nutrienti del suolo.

4. La Canapa nella carta Dopo aver lavorato la pianta per ottenere le fibre tessili, l’olio e i semi, rimangono gli scarti: la stoppa e il canapolo (ottenuto dalla parte legnosa della pianta). Dalla lavorazione di queste parti si ottiene una carta forte, resistente a strappi e lacerazioni, ma anche a muffe, calore e luce. La velocità con cui cresce la canapa è 3 / 4 volte superiore a quella degli alberi, il suo utilizzo potrebbe contrastare il fenomeno della deforestazione. Com’è che non ci abbiamo pensato prima?! E pensare che quei proibizionisti degli americani hanno la Costituzione scritta su fogli di canapa!

5. La Canapa nella bioedilizia La lavorazione della canapa in ambito edile permette la sostituzione di legno, vetri e inerti per la composizione di altri materiali. La canapa è un materiale ecosostenibile, biodegradabile, riciclabile e compostabile, da cui si possono ricavare mattoni, pannelli isolanti, feltri, vernici, smalti e colle. Dalle sperimentazioni si è scoperto che è resistente al fuoco, alle muffe e agli insetti, traspirabile e leggero. È un potente isolante sia termico che acustico e riesce a regolare in autonomia il livello di umidità negli ambienti. È anche un materiale “carbon negative”, ovvero in grado di sintetizzare il carbonio e ridurre la CO2 nell’atmosfera. In questo modo gli ambienti sono più salubri e diminuiscono le emissione inquinanti. La canapa è un materiale definito antisismico dall’ENEA. Altri materiali edili a base di canapa sono i biocompositi, come il “calcestruzzo isolante”, più leggero del cemento tradizionale, ottenuto dall’unione della canapa e del cemento oppure canapa e calce, un isolante naturale.

6. Canapa vs Plastica Nel 2015, in Sicilia, Giovanni Milazzo, un 22enne studente di Ingegneria, ha brevettato un materiale plastico simile al polipropilene, ricavato dagli scarti della lavorazione della canapa. Il prodotto è biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine. Un ottimo sostituto della molto più inquinante plastica.

7. La Canapa e l’inquinamento da diossina La canapa racconta anche storie di rinascita, come quella della masseria Carmine della famiglia Fornaro. La masseria sorge nei pressi dell’Ilva di Taranto, tristemente nota alle cronache, e nel 2008 viene imposto alla famiglia di abbattere 600 capi di bestiame intossicato da diossina e di smettere la gestione di 2500 ulivi. Il destino sembra avergli tirato un brutto scherzo e i risarcimenti sembrano un’ulteriore beffa. Ma nel 2013, Vincenzo Fornaro incontra i ragazzi di “CanaPuglia” e si convince che una seconda vita è possibile: decide di piantare canapa nei terreni inquinati dalla diossina e di bonificarli. La canapa, infatti, assorbe dal terreno le sostanze inquinanti e i metalli pesanti, stoccandoli nel fusto e nelle foglie. Ovviamente questa canapa non può essere utilizzata nel settore alimentare, ed è quindi entrata in un progetto di ristrutturazione di una barca e di un approdo portuale per migliorare il turismo locale. Solo le semine successive hanno permesso ai Fornaro di avviare una nuova attività agricola, lontana da quella che li aveva caratterizzati per secoli, ma più competitiva e meno impattante. Oggi la masseria è un luogo di incontro, di idee e di turismo slow, che guarda al futuro con occhi nuovi.

8. La Canapa come medicinale. Un’altra proprietà che andrebbe approfondita con un articolo ad hoc è la sua capacità terapeutica. Come abbiamo già visto all’inizio all’interno della canapa sono presenti soprattutto due cannabinoidi, il THC e il CBD. Nel caso di farmaci galenici, la composizione prevede bassissimi livelli di THC ed elevate dosi di cannabidiolo, anche fino al 10%. Numerose sperimentazioni scientifiche hanno dimostrato che i farmaci a base di canapa sono in grado di ridurre le infiammazioni e gli stati dolorosi; diminuire forme d’ansia come il Disturbo Ossessivo Compulsivo e il Disturbo Post Traumatico da Stress; controllare stati schizofrenici e disturbi bipolari; hanno proprietà anticonvulsivanti, anche in caso di crisi epilettiche; sono potenziali antitumorali sia per ridurre la proliferazione delle cellule cancerogene che per lenire i disturbi causati dalle cure a base di chemioterapie. Dal 2006 la canapa per uso terapeutico è legale anche in Italia. Tuttavia il campo d’azione è molto limitato e pochi sono i medici informati o disposti a prendersi la responsabilità di firmare ricette per medicinali a base di cannabis. Eppure molti sono i malati che fanno richiesta di questi medicinali alternativi. A Roma, per esempio, si stima in 500Kg la canapa richiesta per terapie alternative alla medicina tradizionale. Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, incaricato della coltivazione e delle preparazioni galeniche, ne produce solo 100Kg. E il resto? Ovviamente arriva da altri paesi. E come mai, vi chiederete? Ce lo spiega Federcanapa con un comunicato stampa del 16 giugno 2019: il ministero ha emesso un bando a breve scadenza nel quale le caratteristiche tecniche escludono tutte le aziende italiane, dal momento che “il Ministero della Salute si ostina a non concedere alcuna autorizzazione alla produzione di cannabis terapeutica, se non allo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze.” si legge. La fornitura richiesta non coprirebbe comunque il fabbisogno italiano minimo stimato in 80 tonnellate. “Francamente non capiamo” continua Federcanapa “perché il Governo si ostini in questa politica cieca e autolesionista, che ignora la sofferenza quotidiana di milioni di malati.” Centinaia di articoli, blogger, esperti convergono nel dire che la canapa è una super-pianta, dotata di doti straordinarie ed estremamente versatile. Tuttavia, la cultura di massa è ostinata nel vedere in questa erba solo una sostanza stupefacente priva di qualsiasi tipo di pregio. A giocare su queste credenze ci sono le grandi multinazionali che dalla New Canapa economy avrebbero solo da perdere e circa 80 anni di proibizionismo in quasi tutti gli stati del mondo. Eppure, nonostante gli ostacoli, le leggi che non danno spiegazioni e le continue limitazioni, in Italia i terreni coltivati a canapa legale sono aumentati di 10 volte, passando da 400 ettari nel 2013 a 4000 nel 2018. La coltivazione di questa pianta da sola permetterebbe di sanare quei terreni, sparsi per la nostra penisola, ben noti per il loro alto livello d’inquinamento; in fase di crescita cattura 4 volte la CO2 immagazzinata mediamente dagli alberi; i materiali da essa derivati sono utili per limitare la produzione di rifiuti, essendo biodegradabili; mentre i prodotti alimentari non solo sono dei super alimenti, ma aiutano la cura del corpo senza ricorrere a medicinali invasivi e spesso controproducenti. La New Canapa Economy sarebbe un toccasana per il nostro paese sia dal punto di vista economico che ambientale. Lo ha affermato anche l’ex presidente Coldiretti, Roberto Moncalvo, al Seeds&chips 2018 di Milano: “da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del Paese”. Basta, forse, solo avere il coraggio di fare una legislazione più chiara e meno stringente? Sicuramente, in Italia, il coraggio non manca a chi ha deciso, nonostante il fumo dell’opinione pubblica e politica, di dedicare tutto il proprio lavoro alla canapa.

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