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Venezia “acqua alta” ma quanto effettivamente alta?

Venezia “acqua alta” ma quanto effettivamente alta?

di Chiara Pacini

La Serenissima, la Dominante, la “Regina dell’Adriatico”, piange lacrime copiose ormai dal 12 novembre 2019. L’espressione “acqua alta” in riferimento alla città, spiega francamente la quotidianità con cui Venezia viene colpita da flussi copiosi di marea nella parte nordica dell’Adriatico. Quando il valore supera o eguaglia i 140 cm si considera una alta marea “eccezionale”, che tuttavia, abbiamo scoperto nell’anno appena passato non essere proprio così eccezionale. Per i cittadini veneziani è stato un Natale sicuramente diverso; soprattutto per il loro turismo, che ha conosciuto un crollo mai subito prima in tutta la regione, portando numerose persone alla perdita del posto di lavoro. Ad acutizzare questo fenomeno è stata senza dubbio la presa posizione dei giornali: un allarmismo mediatico che ha portato alla disdetta di prenotazioni di molti turisti stranieri, preoccupati per ciò che sentivano dai media. Ma i veneziani sono abituati “all’acqua granda”, e a dirlo è Vittorio Bonacini – presidente dell’Associazione Veneziana albergatori – che, in un’intervista per la Repubblica, spiega che è stata la non corretta trasmissione dei dati e la loro scorretta interpretazione a portare in bassa quota il turismo veneto. “Quando si parla, ad esempio, di 130 o 160 cm di acqua, molti pensano che siano da intendersi a partire dal calpestìo di San Marco: in realtà al dato bisognerebbe aggiungere l’espressione “medio mare”, un punto convenzionale situato in prossimità della Basilica della Salute che corrisponde a circa 1 metro sul mare”. “I famosi 187 centimetri, non erano altro che 80, su San Marco, che è poi la parte più bassa di Venezia: 140 centimetri alla stazione significa avere l’acqua alle caviglie, ma tutto ciò non è stato spiegato da nessuno. Amplificando una situazione già poco piacevole”. Sicuramente per creare audience – probabilmente per poca conoscenza dei fatti e scarsa analisi diretta sul luogo – lo “tsunami mediatico” ha finito per dimezzare le prenotazioni alberghiere del 50%, in una regione che secondo i dati Istat del 2018 è la prima d’Italia per visitatori, stranieri e non. Metodi di misurazione Per misurare le sue acque, Venezia si affida al livello medio del mare del 1897, noto come zero mareografico di Punta della Salute (o Punta della Dogana, dove vi è una stazione di rilevamento delle acque) per capire l’andamento delle rive in rapporto alla marea. Il caso particolare delle maree nel Veneto è, tuttavia, conosciuto ormai da millenni, e a determinarlo sono numerosi fattori. In primis, i venti ostacolano lo scarico dei fiumi, causando spesso un blocco idraulico. Inoltre, ad aggravare la situazione è stata la realizzazione della zona industriale di Porto Marghera, che per la riuscita ha ingrandito le bocche – le quali portano più acqua all’interno della laguna – e diminuito le barene, terreni naturali che aiutano il ricambio idrico e funzionano come vasi di espansione in caso di alta marea. Altre complicazioni naturali hanno contribuito al fenomeno: la subsistenza, ossia lo sprofondamento del terreno, e l’eustatismo, l’innalzamento del livello del mare, che nell’ultimo decennio ha subito una forte crescita a causa del riscaldamento globale (solo nel 2010, di +40,5 cm sullo zero mareografico di Punta della Salute).

Metodi di segnalazione I sistemi di controllo delle maree sono posizionati in varie zone strategiche della laguna, e ad effettuare eventuali manovre di allarme è il Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune veneziano. Anche in mare aperto è stata posizionata una piattaforma di controllo, la ISMAR – CNR. Le segnalazioni sono inviate ai cittadini via internet e via SMS, oltre ad un sistema di tabelloni luminosi. Se il livello supera o eguaglia i 110 cm, viene attivato un sistema di sirene d’allarme per avvertire tutta la città. Metodi di prevenzione: il caso MOSE La costruzione del M.O.S.E – MOdulo Sperimentale Elettromeccanico – è un progetto avviato nel 2003, con fine realizzazione il 30 gennaio 2019: lo scopo è quello di proteggere la città di Venezia e i suoi abitanti da maree alte fino a 3 metri, e da un eustatismo fino a 60 centimetri. L’idea nacque dalla necessità resa evidente dall’alluvione del 4 novembre 1966 (da qui il termine “acqua granda”) di salvaguardare Venezia, dopo che la città toccò il record dei 194 cm. L’esecuzione dei lavori è affidata al Consorzio Venezia Nuova, per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il progetto consiste nella costruzione di 4 barriere, formate a loro volta da 78 paratoie mobili (tra loro indipendenti) in grado di separare la laguna dal mare. Le barriere sono collocate alle bocche di Porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Nella parte nord dell’Arsenale saranno insediate le attività per il controllo e la manutenzione del Mose. Il costo del “Sistema Mose” ammonta a 5.493 milioni di euro, “prezzo chiuso” al 2005.

Dubbi fondati In realtà, sul progetto ci sono ancora molte perplessità. Le più sono dovute proprio ai fatti recenti, che permettono di vedere chiaramente la scarsa efficienza dei controlli e delle misure di sicurezza. In alcuni casi di alta marea, i cittadini si sono lamentati del non funzionamento delle sirene e del ritardo degli avvisi di emergenza. A differenza degli altri stati, che utilizzano sistemi di prevenzione simili al M.O.S.E. – con spese molto minori a quelle italiane – il progetto risulta lento nella riuscita ed evidentemente incapace di agire, come avrebbe dovuto fare con le maree degli ultimi mesi. Senza dubbio, ad ostacolarlo sono stati gli avvenimenti recenti che hanno visto coinvolti parte degli organi dirigenti del Consorzio Venezia Nuova, portando all’arresto nel 2014 di 35 persone e all’indagine di altre 100, tra politici e funzionari pubblici, per corruzione, creazione di tangenti e false fatturazioni.

foto di: https://www.idealista.it/news/vacanze/mete-turistiche/2019/11/13/137251-acqua-alta-a-venezia-allagata-piazza-san-marco-e-la-basilica

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