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Il Deficit Idrico in Tunisia. La scarsità dell’acqua nel territorio, ad uso e beneficio esclusivo dei turisti occidentali

Il Deficit Idrico in Tunisia. La scarsità dell’acqua nel territorio, ad uso e beneficio esclusivo dei turisti occidentali

di Chiara Pacini

“Vado in Tunisia”. All’orecchio suona bene come frase, gli amici si immaginano un’oasi di benessere e relax sulla spiaggia, e tu puoi immaginarti su un cammello in mezzo al deserto; con dune sabbiose e un caldo asfissiante. È una bella vacanza, costa poco anche nei mesi di agosto e qualsiasi resort provi a guardare sembra un palazzo lussuoso. Quando si arriva all’aeroporto di Djerba – isola della Tunisia con una superficie di 514 km2, collegata alla terra da un porto artificiale – l’umido si attacca al corpo in pochi istanti. L’asfalto è ricoperto da sabbia, mossa dal forte vento che raramente è assente nei mesi caldi. In un attimo sei nella tua stanza, grazie al concierge che si occupa dei bagagli e del benvenuto nella struttura. In Tunisia si parla francese o italiano, l’inglese è praticamente sconosciuto: se sei italiano, però, tutti ti salutano e vogliono sapere qualcosa del tuo paese, perché il sogno di ogni tunisino è proprio vivere in Italia. Il turista viene prima di tutto La prima cosa che si nota, è che l’acqua non manca mai per il turista. 1L viene venduto al prezzo di 2 dinari, equivalente a 0,64 centesimi. È sconsigliato l’uso di brocche d’acqua o bottiglie aperte, e ciò viene detto fin dalla partenza dai blog e dalle agenzie di viaggio. L’isola di Djerba subisce più di tutto il resto del territorio tunisino il problema idrico: nel maggio 2019 è stato inaugurato un impianto di desalinizzazione dell’acqua di mare – con una capacità di 50mila m3 di acqua al giorno, espandibile a 75mila – che permetterà di soddisfare il grosso bisogno degli abitanti della regione almeno fino al 2035, ma i problemi sono tanti e restano tali. Per i romani fu necessario costruire una diga (per questo chiamata “Diga Romana” o ponte romano di El Kantara) per la vicinanza di questa zona alla vecchia capitale Meninx (e per i fondali marini molto bassi). Oggi, la struttura – ricostruita – viene utilizzata come punto di scambio tra Djerba e la città di terraferma Zarzis, ed è situato nella zona sud – orientale dell’isola, lungo circa 6-8 km. Al fianco della Diga si notano due tubi molto lunghi che dalla “Tunisia ferma” arrivano all’isola: il più grande porta acqua potabile a tutte le strutture alberghiere, il più piccolo agli abitanti.

Il ponte di Al Kantara, costruito sopra i resti la Diga Romana

Terreni aridi, ma non troppo Se chiedi ad una qualsiasi guida turistica del luogo informazioni relative al trasporto dell’acqua a Djerba, quasi tutte scuoteranno il capo. Taoufik, autista locale per l’agenzia Eden Viaggi, afferma che massimo tra quarant’anni in Tunisia ci sarà la guerra per l’acqua. “Sarà come tornare indietro di mille anni, quando questa tecnologia che oggi ci sembra normale neanche era presente. E se la guerra scoppierà nella capitale Tunisi, figuriamoci come saremo messi qui a Djerba, che quasi tutta l’acqua finisce per i turisti. Se non ci aiuteranno paesi come i vostri, la Tunisia rimarrà disabitata e ci sarà solo il deserto”. La straordinarietà di questi fatti, è che tutti gli abitanti sono consapevoli di dove la loro acqua finisce, senza pensare a come viene utilizzata. Passando tra le strade vicino Midoun, il panorama risulta identico per km e km: distese aride di terra, alcune zone di laghi salati (i tipici Chotts, ovvero antichi bacini, oggi prosciugati, sotto il livello del mare e coperti da residui salini); vegetazione infinita di ulivi (se ne contano, solo a Djerba, circa 600 mila: è risaputo che l’ulivo è una pianta che non tollera umidità o temperature basse).

“Backswing” tunisino Eppure, nonostante l’aridità del terreno, colpisce la presenza – a pochi km da Midoun – di un verdeggiante campo da Golf, con 27 buche e 3 campi da gioco. Inaugurato nel 1995, è solo uno di dieci in tutto il territorio tunisino: quasi ogni ora vede azionato un sistema di irrigamento a lungo raggio, per permettere al terreno di rimanere umido e fertile. Lo sviluppo del turismo “all’occidentale” ha causato gravi danni – oltre a quelli già presenti – alle risorse idriche. È chiaro che il consumo d’acqua negli alberghi di lusso (che corrispondono a circa l’85% dell’impiego del suolo della regione) porta al bisogno di una riconsiderazione di cosa è davvero necessario per il sostentamento del popolo tunisino.

Campo da golf, “Zone touristique”, Djerba – Midoun, Tunisia

Progetto CNH per gestione acqua Da circa un anno si è concluso il progetto promosso dal gruppo CNH Industrial per sviluppare nuove idee circa l’utilizzo dell’acqua e dell’irrigazione nella parte più arida (sud – Occidentale) della Tunisia. Si è tenuto a Tunisi un evento in collaborazione con l’ONU (FAO) e il ministero dell’Agricoltura e delle risorse idriche della Tunisia per trarne i fili di un percorso triennale che ha visto la costruzione di dighe per la conservazione dell’acqua e del suolo, di una stazione di ricarica elettrica e di un locale di 50 mq per gestire le attività idriche; nell’acquisto di 1.000 diversi tipi di alberi da frutto per promuovere la coltivazione, 115 pecore da latte, 100 chilogrammi di semi di foraggio, materie prime e attrezzature per la realizzazione di prodotti artigianali; e nell’installazione di un cumulo per il compostaggio (fonte: Info Africa). È chiaro, tuttavia, che c’è ancora molto da fare, gli aiuti sono validi ma sicuramente troppo brevi nel tempo, considerando che il lavoro dell’oggi, sarà l’utile del domani.

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