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La casa dei mattoni viventi ovvero i cianobatteri fotosintetici

La casa dei mattoni viventi ovvero i cianobatteri fotosintetici

di Clarissa Di Gregorio

Grazie al progresso scientifico, siamo circondati da invenzioni che nel passato non si sarebbero potute neanche immaginare. Una svolta nell’ambito edilizio l’hanno data gli studiosi dell’università del Colorado Boulder, coordinati da Wil Srubar. Hanno infatti creato dei mattoni –realizzati con batteri e sabbia- in grado di replicarsi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Matter, illustra il processo che ha dato vita a questa rivoluzione. Inizialmente si è usato un materiale composto da sabbia e gelatina acquosa, in cui poi sono state inoculate alcune colonie di microrganismi viventi -ovvero i cianobatteri fotosintetici, appartenenti al genere Synechococcus. Questi in determinate condizioni di temperatura e umidità assorbono anidride carbonica e producono carbonato di calcio, che è il principale componente del calcare e del cemento. La gelatina si indurisce e dà origine ai mattoni, con un processo chiamato biomineralizzazione.

Siamo davanti a una scoperta importante da molteplici punti di vista. Innanzitutto, si tratta di un materiale costituito da microrganismi viventi. Dopo circa un mese infatti, in condizioni di umidità prossime al 50%, erano vive dal 9 al 14% delle colonie batteriche. I mattoni inoltre -se dotati di nuovi nutrienti, matrice gelatinosa e sabbia- sono in grado di autoripararsi e autorigenerarsi. Gli stessi ricercatori infatti affermano che da un unico mattone iniziale ne hanno ricavati otto. Il materiale ha inoltre la stessa resistenza della malta, usata oggi in edilizia. Pur essendo un po’ più debole del cemento -utilizzato abitudinariamente per costruire- il prodotto innovativo è sufficientemente forte da resistere al peso di una persona. Il processo ha infine il potenziale per rendere la produzione di calcestruzzo ad alta intensità energetica più rispettosa dell’ambiente, dato che dipenderebbe principalmente dalla fotosintesi. Si creerebbero delle costruzioni green e a ridotto impatto ambientale, in quanto si riuscirebbe a contrastare quasi il 6% delle emissioni annuali di anidride carbonica nel mondo dovute alla produzione di cemento.

La ricerca tuttavia presenta dei punti deboli. Si è riusciti a realizzare per il momento solo un prototipo, che deve essere ancora ottimizzato. Ad esempio, non in tutte le parti del mondo sarebbe possibile utilizzare i mattoni. I cianobatteri hanno bisogno di umidità e dipendono quindi da particolari condizioni atmosferiche. Se immessi in zone aride, i microrganismi morirebbero. Ciò comporterebbe la perdita delle qualità rigeneranti del mattone. A tal fine gli inventori stanno cercando microbi più resistenti all’essiccamento, che restino vivi e attivi anche in contesti atmosferici secchi.

Dunque c’è ancora strada da fare. Tuttavia siamo di fronte a una svolta decisiva per il settore edilizio, che porterebbe a un futuro maggiormente ecosostenibile. In favore di ciò, il team è ora in trattative con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per aumentare la produzione di questo biomateriale e pilotarne l’uso nelle costruzioni.
Magari un giorno tutti noi saremo al calduccio nelle nostre case realizzate con mattoni viventi, perché no. D’altronde, “se puoi sognarlo, puoi farlo” –come diceva Walt Disney.

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