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Il ghiacciaio più a sud d’Europa.

Il ghiacciaio più a sud d’Europa.

di Clarissa Di Gregorio

Non c’è cosa più bella al mondo di stupirsi davanti alle meraviglie della natura, e per fortuna il panorama italiano ci “bombarda” quotidianamente con una vastità enorme di paesaggi. Siamo circondati da bellezza e elementi naturali che mozzano il fiato. In Abruzzo ad esempio, in particolare nel territorio comunale di Pietracamela (TE), si trova il ghiacciaio del Calderone -facente parte del sistema montuoso dell’Appennino centrale abruzzese.
Collocato sul versante settentrionale del Corno Grande – all’interno del Massiccio del Gran Sasso- questa perla regionale ha acquisito la fama di ghiacciaio più a sud d’Europa verso la metà del XX secolo, con la scomparsa del Corral del Veleta in Sierra Nevada. Grazie inoltre alla sua unicità nella catena appenninica e alla sua localizzazione nell’area mediterranea, rappresenta uno dei ghiacciai più interessanti per gli studiosi italiani e internazionali. Come se non bastasse, il blocco glaciale è anche una rarità climatica poiché sul Gran Sasso il limite delle nevi perenni -ovvero la quota al di sopra della quale è possibile la formazione di ghiacciai- è di circa 3100 metri, mentre il Calderone è posto tra i 2680 e i 2800 metri di altitudine. Tale condizione è dovuta alla sua origine -risalente alle glaciazioni del Quaternario, in cui estese e cospicue lingue di ghiaccio scesero dalle montagne e si depositarono nelle valli a causa delle rigidissime temperature. Da qui spiegata la particolarità della posizione del ghiacciaio.

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Storia.

Le prime osservazioni riguardanti il Calderone iniziano nel 1573 per opera del De Marchi, che testimonia la presenza di un blocco glaciale persistente. Quest’ultimo infatti sale la cima più elevata del Gran Sasso e nella sua relazione, considerata la prima salita certificata di una montagna, segnala la presenza di una vasta massa di “neve perpetua“. Anche Orazio Delfico ripete la scalata oltre due secoli più tardi, nel 1794, elaborando osservazioni simili a quelle del suo predecessore. Nell’Ottocento si hanno pochi documenti riguardanti il Calderone. Il ghiacciaio torna ad essere studiato nel XX secolo. Nel 1916 infatti gli studi svolti da Marinelli e Ricci confermano il carattere glaciale dell’apparato. Il Calderone viene inoltre inserito nel primo catasto nazionale dei ghiacciai, realizzato dal Comitato glaciologico italiano tra il 1959 e il 1962, presentandosi con una superficie di 0,06 chilometri quadrati.
Da questo momento in poi, il blocco glaciale ha visto la riduzione della propria superficie e del proprio spessore. Nel 2000 si è frammentato in due porzioni, ovvero Calderone Superiore e Calderone Inferiore, e nel 2014 è stato categorizzato come glacionevato -un accumulo di ridotta superficie e di limitato spessore- coprendo una superficie di 0,04 chilometri quadrati.
Odiernamente le condizioni del ghiacciaio, a causa del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, continuano a peggiorare arrivando ad essere quasi irreversibili. Non è rimasto quasi nulla del blocco glaciale nativo, solo ghiaccio residuo tra pietre e detriti. Le previsioni per il futuro non sono nemmeno delle più favorevoli, in quanto si stima che il Calderone scomparirà entro i prossimi decenni.

Obiettivo: tutela ambientale.

A cercare di smuovere le coscienze è Legambiente, la quale denuncia l’attuale situazione nel video “Requiem al ghiacciaio del Calderone – Gran Sasso D’Italia” postato su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=5enZ0mg87Lc&feature=emb_logo) il 4 ottobre 2019. Si tratta del primo Requiem sugli Appennini, successivo a quelli che l’associazione ha organizzato sui ghiacciai alpini.
La clip mostra ciò che un tempo era il cuore del ghiacciaio del Calderone, ora quasi del tutto scomparso, seguito dallo striscione contenente lo slogan #ChangeClimateChange – “cambia il cambiamento climatico”.  Questo motto è al centro dell’iniziativa promossa dall’ente, che vuole incentivare una mobilitazione comune a favore di maggior cura e rispetto nei confronti dell’ecosistema.
A tal proposito esiste anche la piattaforma online changeclimatechange.it, ideata come strumento ad uso dei cittadini per incontrarsi, approfondire le cause della crisi climatica e proporre possibili soluzioni.

Stiamo vivendo un periodo di cataclismi ambientali, in cui bellezze naturali come i ghiacciai stanno scomparendo. È fondamentale dunque agire collettivamente per non perdere tesori naturali di enorme bellezza. Per dirla con le parole di Legambiente, “noi abbiamo causato i cambiamenti climatici, noi possiamo fermarli”. Anzi, dobbiamo.

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