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Come cielo in terra

Come cielo in terra

di Giulia Cerami

“lo spirito come il vento soffia dove vuole”1

Si erge granitico e immobile di pietra, sui monti di Santo Stefano Quisquina, piccolo borgo d’origine medievale in provincia di Agrigento, il teatro Andromeda. A mille metri di altezza si vedono solo l’orizzonte, il cielo e il vertiginoso strapiombo, Pantelleria sullo sfondo e intorno il mare siciliano.

“chiamami Lorenzo, qui, chiamiamo per nome e diamo del tu anche a Dio”2

Questo è lo spettacolo al quale assistono i visitatori del teatro Andromeda costruito dal pastore visionario Lorenzo Reina, il quale ha omaggiato la costellazione di Andromeda riproducendola attraverso dei blocchi cubici di pietra, sfruttati come sedute per il pubblico, sul terreno proprio di fronte al palco circolare che rappresenta l’armonia di tutte le cose, primo tra tutte il cosmo. È proprio attraverso questa filosofia, tra umano, divino e cosmologico, che il teatro è stato concepito, lo stretto legame tra uomo, natura e cultura si manifesta in questa costruzione che supera i limiti dell’arte tradizionale dei teatri all’aperto, tipici del panorama Siciliano, per adagiarsi nel florido bacino dell’arte concettuale; attualmente risulta essere il teatro di pietra più alto del mondo con centotto doppi cubi di pietra a comporlo. Entrando all’interno dell’area del teatro è come entrare nell’universo emotivo, puramente filosofico, di Lorenzo, immaginifico e spettacolare.

Tale bellezza viene concepita da un uomo di umili origini con la passione per la filosofia e la scultura, nato sotto il segno dei pesci negli anni ‘60, il destino di Lorenzo Reina non era quello dell’artista-sognatore come avrebbe voluto, ma del pastore. Unico figlio maschio avrebbe dovuto portare avanti l’attività del padre come egli desiderava, ma Lorenzo era un ragazzo dall’animo sensibile amante dell’astronomia, della cultura e dell’arte; all’età di quattordici anni dovette interrompere gli studi per aiutare il padre a pascolare il gregge ma non mancava occasione in cui, durante il pascolo, leggesse dei libri prestati dalle

sorelle; proprio alla fine di una giornata di lavoro, al tramonto, intorno agli anni ‘70, scoprì questo spazio nel quale un giorno avrebbe fatto sorgere il teatro Andromeda.

Come scultore è sempre stato molto apprezzato, a 19 anni pensava potesse essere il suo mestiere, tanto che alcune delle sue opere sono contenute nel museo ottagonale del territorio. Il suo legame con la terra e gli animali è apprezzabile in tutte le sue opere, intrinsecamente legato alle sue origini promise al padre, prima della di lui morte, che non avrebbe sprecato i frutti del suo duro lavoro, infatti attualmente vive dove è nato con la moglie Angela e i figli Christian e Libero, allevando asini e coltivando la terra in una piccola fattoria chiamata Fattoria dell’Arte ‘Rocca Reina’ come “contadino di Dio”.

  • possibile raggiungere Rocca Reina arrivando nei pressi di S. Stefano Quisquina e imboccando il bivio per Castronovo. Nonostante le liti col padre , che lo voleva pastore a tutti i costi, è riuscito a raggiungere il suo obiettivo, la serenità espressiva e la pace interiore.
La maschera della parola e genius ioci
 

Prima di architettare il teatro ha fabbricato diverse sculture tra cui “la maschera della parola” e “genius ioci” adagiato appena davanti il grande mascherone che ogni solstizio d’estate alle 19.45 lascia passare i raggi solari attraverso le sue fauci creando così uno spettacolo in cui il classicismo incontra il post-modeno concettuale dell’arte contemporanea che si allaccia sempre in modo sapiente e innovativo con la terra e la natura

Lorenzo si è lasciato ispirare dal vento della cultura filosofica che, a suo dire, lo ha guidato nella costruzione del teatro così come a quella delle sue sculture. L’impegno artistico e architettonico di Lorenzo Reina non si esaurisce in quanto sta attualmente progettando, e quasi ultimando, “il teatro di terra” pensato unicamente per le rappresentazioni estive, ricco di riferimenti al nostro pianeta.

Il Teatro Andromeda è anche lo scenario in cui si svolge, ogni estate, l’assegnazione del premio “Andromeda” ai Talenti Umbratili, creato dal giornalista Giovanni Taglialavoro, tale Premio consiste in una scultura di Reina stesso.

Giuseppe Agnello- Icaro morente

Questa è la storia di come Lorenzo Reina fece rispecchiare un frammento di cielo su una Rocca e di come continua ad arricchirne i dintorni di sculture (sia sue che di altri artisti come Giuseppe Agnello con il suo Icaro morente). Le storie come questa non si esauriscono mai.

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